Economia area euro perde slancio, ecco perché

27 Aprile 2018, di Alberto Battaglia

“L’economia dell’Eurozona ha preso un raffreddore”: con questa immagine l’Economist riassume lo stato di salute di una ripresa che, dopo un bilancio del 2017 particolarmente favorevole (Pil su del 2,3%), ha visto rallentare il ritmo. L’ultima notizia su questo fronte arriva dal Pil francese, che nel primo trimestre è stimato in crescita congiunturale dello 0,3%, al di sotto delle stime e in rallentamento rispetto al +0,7% messo a segno nell’ultima porzione dello scorso anno. Anche nella locomotiva d’Europa, la Germania, i dati sul sentiment raccolti dal Macroeconomic Policy Institute innalzano le probabilità di una recessione dal 7% di marzo al 32% di aprile. Nel complesso dell’Eurozona l’inizio del 2018 è stato contrassegnato dalla caduta dell’indice Pmi, fra gli indicatori in grado di anticipare l’andamento dell’economia, per quanto esso resti in territorio positivo e prefigurando dunque una crescita più moderata.

 

Quali fattori stanno influenzando questa frenata? Fra le spiegazioni avanzate dagli analisti vale la pena ricordare gli effetti dell’euro forte che, secondo quanto afferma Hsbc ricordando come l’apprezzamento della moneta non sia avvenuto negli ultimi mesi, penalizza le importazioni con effetto ritardato. Le esportazioni dell’Area Euro, infatti, lo scorso febbraio sono scese.

 

A influenzare l’umore delle imprese, poi, non può che aver giocato un ruolo la minaccia di una guerra commerciale o perlomeno quella di un innalzamento delle barriere protezionistiche, la quale potrebbe colpire alcuni settori dell’industria, a partire da quella tedesca. Lo stesso ministro Padoan, in un’intervista pubblicata venerdì, ha confermato come questo timore sia al momento fra i più sentiti in Europa.

Al netto di questi fattori temporanei, restano alcune debolezze strutturali che possono lasciar intendere che “il picco del ciclo di crescita potrebbe essere alle spalle”. A tal proposito occorre notare che il potenziale di crescita a lungo termine è lontano dal risultato realizzato nel 2017. Secondo il World Economic Outlook del Fmi l’Eurozona ha una prospettiva di crescita a medio termine attestata all’1,4% annuo “frenata dalla bassa produttività e dai deboli sforzi di riforma” cui si aggiungono “fattori demografici sfavorevoli”.