ECCO UN TEST PER CHI PENSA DI CONOSCERE LA FINANZA

25 Aprile 2008, di Redazione Wall Street Italia

*Questo documento e’ stato preparato da Alessandro Fugnoli, strategist di Abaxbank ed e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori e clientela professionale ai sensi dell’allegato n.3 al reg. n.16190 della Consob. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

(WSI) – Test in multiple choice per gestori e analisti finanziari Cfa e Aiaf. Il primo gennaio di un anno qualsiasi il mondo si trova in forte crescita ed è di ottimo umore. Il consenso prevede una prosecuzione del trend per almeno due anni con corrispondente crescita degli utili. Il prezzo del petrolio è sui massimi storici ed è considerato un serio fattore di rischio, ma il consenso non prevede altri rialzi rilevanti.

Le valutazioni di borsa sono considerate equilibrate dal mercato e un po’ troppo generose dai policy maker, che invitano continuamente alla cautela. Date queste premesse si ipotizzi il livello dell’azionario un anno e quattro mesi più tardi, considerando che nel frattempo il prezzo del petrolio è raddoppiato, che il mondo si trova nel mezzo della più grave crisi finanziaria degli ultimi 50 anni, che gli Stati Uniti sono in recessione e che gli utili, invece di essere saliti come da previsioni, sono sostanzialmente invariati e appaiono in prospettiva molto più incerti.

a) Il livello dell’azionario è ovviamente molto più basso rispetto a 16 mesi prima.
b) L’azionario è invariato perchè non guarda al giorno per giorno.
c) L’azionario è più in alto perché, nella teoria aristotelica, è di sostanza ignea e si sa che il fuoco tende verso il suo luogo naturale che è il cielo.

Le risposte corrette sono b e c. Le motivazioni proposte sono migliorabili, ma la sostanza è che, rispetto al primo gennaio 2007, ovvero al mondo incantato dell’innocenza perduta in cui le banche stavano ancora comprando a man bassa subprime, l’S&P 500 è praticamente invariato, mentre il Dow Jones e il Dax (e Shanghai, nonostante il dimezzamento degli ultimi sette mesi) sono in rialzo.

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Ripetiamo. Siamo sopra il livello precedente la crisi, il cui preludio possiamo datare a fine febbraio 2007. Ex post possiamo dare qualche spiegazione (la magnifica risposta della Fed, la tenuta dell’economia in Asia e in Europa, il fatto che la borsa americana è fatta di società mondiali per le quali il mercato interno è solo uno tra i tanti) ma ex ante sarebbe bastato il solo raddoppio del prezzo del petrolio (da 60 a 120 dollari) per farci scommettere la casa su un andamento più negativo.

A proposito di case, ecco un test per agenti immobiliari. Costa di più un appartamento di 60 metri quadrati in stabile d’epoca in medio centro a Milano (piazza XXIV Maggio, Porta Ticinese) o un appartamento di caratteristiche equivalenti nell’Upper East Side di New York (tra la 70 e l’80 e la prima e la seconda avenue)?

a) Costa ovviamente molto di più in una delle zone più pregiate di Manhattan, dove metà del mondo, se potesse, vorrebbe vivere.
b) Costa di più Milano, perché noi avremo l’Expo e perché piazza XXIV Maggio è ben servita, ci passano molti tram e canali navigabili.
c) Costano praticamente uguale, ma Brera, la nostra Tribeca, costa di più.

La risposta corretta è c. Andate sul sito del New York Times, guardate le proposte immobiliari con le foto e fate i conti. Quanto vale il dollaro lo sapete e, per le misure, in un metro quadrato ci stanno 10.8 piedi quadrati. Per mesi abbiamo scritto che era presto per comprare casa a New York, perché sia il dollaro sia gli immobili sarebbero scesi ancora. Ora però i tempi cominciano a essere maturi. E’ possibile che si scenda ancora, ma non di molto e non per molto, almeno a New York. Forse ci sarà da pazientare un anno o due prima di vedere dei rialzi, ma fra dieci anni, se il mondo non si sarà capovolto, l’ordine naturale delle cose si sarà ristabilito e New York varrà, con tutto il rispetto, molto più di Milano. Quanto ai tram, niente è così cool, ma sulla First Avenue c’è la subway e sulla Second la costruiranno.

Allargando il discorso agli Stati Uniti, se avete lo spirito del trader dovete comprare a San Francisco, San Diego, Las Vegas o Miami (ma in tutte e quattro senza fretta, meglio aspettare fine anno o l’anno prossimo) perché lì i valori immobiliari sono i più volatili d’America e i prezzi si dimezzano o raddoppiano anche in meno di cinque anni. Se invece preferite la blue chip poco volatile è difficile trovare di meglio di New York.

Ora un test per microeconomisti, trader di materie prime e arbitraggisti. Del rialzo del petrolio si sa. E’ anche noto che, come è naturale, il petrolio ha trascinato verso l’alto il gas naturale, il carbone e perfino il mais (e attraverso il mais il grano e il riso) con il quale si fabbrica l’etanolo. Quanto all’uranio, sul quale esiste un future (tecnicamente uno swap), la sua scoperta da parte del grande pubblico degli hedge funds risale a due anni fa. Dal primo luglio 2007 a oggi il greggio è passato da 71 a 119 dollari. Dal canto suo, la libbra di uranio:

a) E’ triplicata da 1200 a 3500 per l’ampia domanda della Cina, che sta approvvigionadosi per le numerose centrali nucleari in costruzione.
b) E’ rimasta stabile intorno ai 500 dollari, perché la speculazione ha trovato un mercato più profondo nel greggio, dove si può lavorare con volumi infinitamente superiori.
c) Ha fatto un percorso esattamente inverso a quello del greggio, passando da 146 a 68 dollari.

La risposta corretta è c. L’elasticità dell’offerta, sempre più ridotta e perfino negativa per i produttori di greggio (per i quali, in certi casi, più sale il prezzo del barile meno conviene estrarre, nella convinzione che fra 10-20 anni si ricaverà molto di più) è invece altissima per i produttori di uranio, per i quali il rialzo della prima parte dell’anno scorso è stato sufficiente a progettare forti aumenti di produzione (il Kazakhstan, tra i principali detentori di riserve, triplicherà l’estrazione nei prossimi due anni). La riflessione da fare è che il comparto dell’energia sulle grandi tendenze si muove nella stessa direzione, ma con deviazioni anche rilevantissime tra una materia prima e l’altra della durata, a volte, di più trimestri. Nel caso specifico riteniamo che l’uranio abbia comunque imboccato la strada di un rialzo secolare, che però riprenderà probabilmente l’anno prossimo.

Per concludere, qualche riflessione veloce sui mercati in questa fase. Il sentiment è decisamente migliorato e questo porta alcuni a dichiarare terminato il rialzo, con la possibilità di un nuovo test dei minimi nel prossimo periodo. A noi sembra che l’andamento sarà molto più smussato. Nei prossimi giorni si chiuderà la fase delle sorprese positive sugli utili americani e i mercati dovranno riprendere a cibarsi di dati macro niente affatto invitanti. La correzione sarà però breve, perché in giugno e luglio vedremo dati macro in progressivo miglioramento.

Sarà anche poco profonda, perché se è vero che oggi c’è un sentiment rialzista diffuso, è altrettanto vero che ci sono legioni di investitori sottopesati di rischio (e qui includiamo ovviamente anche i crediti) che tenderanno gradualmente a riportarsi quanto meno in neutrale.

Detto questo, aggiungiamo che sarà smussato anche il recupero successivo alla correzione in arrivo. Avendo retto così bene (qui parliamo solo dell’azionario, naturalmente) a eventi così calamitosi, le valutazioni non sono tali da permettere recuperi ulteriori se non esangui, almeno per quest’anno e buona parte del prossimo.

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