Ecco la regola per guadagnare: investite come fa Bernanke

17 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Il mandato duale della Fed e’ pensare all’inflazione ma anche all’occupazione. Il mercato crede in buona fede di pensare anche lui all’occupazione. Dopotutto è adrenalina allo stato puro quella che scorre nel sangue dei trader ogni giovedì per i jobless claims, per non parlare delle palpitazioni nei secondi che precedono l’employment report il primo venerdì del mese.

Ai mercati, tuttavia, non importa nulla dell’occupazione come bene in sé (questo è un giudizio di fatto, non di valore, sia chiaro). Zero, centomila o trecentomila nuovi posti di lavoro significano per bond e borse più o meno crescita e tassi e utili in discesa o in salita. In una fase come questa, in cui i tassi sono a zero e gli utili sono alti e crescenti, i mercati sono a posto e non chiedono altro.

La Fed no. Non bastano l’inflazione bassa, la produttività elevata, la crescita decente e gli utili eccellenti. Non basterebbe nemmeno (e questo il mercato fa fatica a capirlo) una crescita buona o molto buona se a questa non si accompagnasse un assorbimento della disoccupazione. Questo e niente di meno chiede invece la legge che regola la Fed. Questo chiede anche il buon senso politico di un governatore che non voglia vedere il suo mandato revocato dal Congresso o, peggio ancora, la Fed trasformata d’autorità in un ufficio del Tesoro.

Con un’inflazione troppo bassa e una disoccupazione troppo alta la Fed si trova nella situazione di chi ha un lavoro fin troppo pagato e soddisfazioni professionali vicine a zero (o il contrario). Una situazione insostenibile. Meglio, molto meglio, un’inflazione al 4 per cento e una disoccupazione al 6 piuttosto che tenersi l’inflazione all’1 e la disoccupazione quasi al 10. Di solito queste sono cose che un banchiere centrale può pensare ma non dire, ma un centrista del Fomc come Evans non ce l’ha fatta a trattenersi e l’ha detto.

Naturalmente c’è chi, come la Bce, afferma severo come la vecchia Bundesbank di guardare solo alla bellezza interiore della virtù (la stabilità dei prezzi). La bellezza esteriore (la crescita) se c’è bene, se non c’è non fa niente. Martin Lutero prese in sposa la suora Katharina von Bora. Nessun dubbio sulla sua virtù, sulla sua bellezza ognuno si farà un’idea osservandola nel ritratto di Cranach il Vecchio.

Axel Weber della Bundesbank critica i facili costumi della Fed, dedita alla stampa e allo spaccio di dollari. Weber però non ha in casa sua il problema della disoccupazione. Grazie alle esportazioni (e grazie anche alla Kurzarbeit, il lavorare meno per lavorare tutti) i posti di lavoro sono oggi gli stessi di prima della crisi e continuano ad aumentare.

Si dirà che questo è il risultato della virtù, anche se Lutero si battè strenuamente contro l’idea della grazia attraverso le opere. Può essere, ma ogni volta che la Germania ha avuto problemi di occupazione o di export (li ebbe entrambi nel 2005) né Weber né i suoi hanno avuto niente da ridire contro la svalutazione dell’euro, un’altra delle pratiche suggerite dal demonio.

Tornando all’America, è bene soffermarsi su alcune sfumature di differenza tra le posizioni all’interno del Fomc. C’è la minoranza dei duri, che non sono poi nemmeno così tosti, dal momento che chiedono rispettosamente, come Honig, di non fare QE e di cominciare invece ad alzare i tassi non subito, si noti, ma nel caso in cui l’economia prenda seriamente ad accelerare.

Poi c’è la maggioranza, che vuole il quantitative easing, ma con importanti differenze. Bullard vuole che sia in funzione dell’andamento macro. Gli altri, la maggioranza della maggioranza, quelli che alla fine risulteranno decisivi, vogliono il quantitative easing senza condizioni.

In pratica la Fed che conterà nei fatti è molto più espansiva di quanto il mercato continui a credere. Abbiamo in mente, ad esempio, la recente analisi strategica trimestrale di BCA, una miniera di spunti brillanti molto bene argomentati, in cui tuttavia si ipotizza, partendo dal fatto obiettivo che i rendimenti reali lungo gran parte della curva sono negativi e che la crescita potrebbe riaccelerare, un ritorno dei decennali verso il 4 per cento nel 2011.

Una posizione bullardiana, intellettualmente molto degna, ma non la posizione di Bernanke, di Dudley, di Evans e della Yellen che sta per arrivare.
Certo, nemmeno la maggioranza della maggioranza potrà fare tutto quello che vuole. Dovrà mediare con la minoranza e soprattutto dovrà evitare che i bond vigilantes vengano sfiorati dal sospetto. Un piccolo aumento dei tassi nominali a un certo punto sarà effettivamente possibile, ma ai tassi reali negativi Bernanke e la Yellen non rinunceranno. I rendimenti dei bond verranno lasciati crescere non se ci sarà crescita economica, ma solo se ci sarà un corrispondente aumento dell’inflazione.

Le borse hanno fatto molto negli ultimi due mesi ma non sono certo care e, in mancanza di ostacoli, saliranno ancora. Gli ostacoli possibili più citati, come un’eventuale impasse in Congresso che porti per difetto a un aumento generalizzato delle tasse con l’anno nuovo, appaiono molto improbabili. Un eventuale nulla di fatto al G20 di Seoul indebolirà ulteriormente il dollaro e sosterrà per questa via borse e materie prime.

Negli asset finanziari, come dice Pimco, bisognerà continuare a comprare quello che compra la Fed (i bond, e indirettamente tutto il resto) e vendere quello che la Fed vende (il dollaro). Nelle materie prime bisognerà continuare a comprare quello che compra la Cina (il rame) e lasciare stare quello di cui la Cina in questo momento non ha particolare bisogno (alluminio e acciao). La Cina ha bisogno di rame non solo per l’imponente piano di edilizia popolare che la terrà occupata nei prossimi anni, ma anche per i piani di miglioramento della rete elettrica. Di smart grid parlano in molti nel mondo, a partire dagli Stati Uniti. Qualcuno ne fa un po’, qualcun altro ne fa di più. La Cina ne parla poco e lo fa più di tutti.

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*Questo documento e’ stato preparato da Alessandro Fugnoli, strategist Kairos Partners SGR. ed e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.