Ecco da dove arriveranno i posti di lavoro

22 Novembre 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Da dove arriveranno i posti di lavoro?

Lo scorso anno mentre viaggiavo per me il principale argomento di conversazione era: “Dove troveranno un lavoro i miei figli?” E’ un argomento che conosco fin troppo bene. Ma davvero? La disoccupazione giovanile negli Stati Uniti è arrivata ad un valore pari al 17,1%. In Europa il problema è ancora più accentuato. Il caso più eclatante è la Grecia dove la disoccupazione giovanile è al 58% mentre in Spagna questa è vicina al 55%. Il Portogallo è al 36% e in Italia è al 35%.

In Francia è superiore al 25%. Questo è solo un chiaro sintomo della crisi del credito? In gran parte chiaramente lo è, ma penso che ci sia un qualcosa di più profondo che si sta generando, un significativo cambiamento nella fondamenta del mercato del lavoro.

La prossima bolla

Diamo un’occhiata ad alcuni dei 43 dati forniti dal Young Entrepreneur Council 43 (che sono disponibili qui):

1 su 2 laureati, circa 1,5 milioni, pari a circa il 53,6% e con un età pari a 25 anni o inferiore nel 2011 erano disoccupati o sottoccupati.

• Per i diplomati delle scuole superiori (età 17-20), il tasso di disoccupazione è stato pari al 31,1% a partire da aprile 2011 fino a marzo 2012; la sottoccupazione è stata del 54%.

• Per i giovani laureati (età 21-24), lo scorso anno la disoccupazione è stata del 9,4% mentre la sottoccupazione era pari al 19,1%

• Secondo alcuni ricercatori, circa il 95% dei posti di lavoro persi si sono avuti nelle società con un basso livello di tecnologia e tra i lavoratori che hanno un reddito medio come i cassieri delle banche. I nuovi posti di lavoro sono disponibili solo per i lavoratori con una elevata fascia di reddito oppure bassa ma non per quelli che stanno in mezzo.

• La maggior parte dei laureati stanno ricoprendo dei posti di lavoro di basso profilo. I laureati hanno maggiori probabilità di lavorare come camerieri, nei bar o diventare degli aiutanti nei fast food piuttosto che essere assunti come ingegneri, fisici, chimici o matematici.

• Secondo le nuove proiezioni del governo degli Stati Uniti, per i prossimi otto anni solo per tre delle 30 professioni con una maggiore richiesta di lavoratori sarà necessario un diploma di laurea o di scuola superiore. Fino al 2020 la maggior parte dei lavori saranno caratterizzati da manodopera di basso profilo come il personale per le vendite al dettaglio, i fast food e i camionisti.

Anche se non ci può essere una bolla in materia di istruzione, c’è sicuramente una bolla del debito fatta dai prestiti agli studenti. Più di 1/3 dei giovani americani è tornato a scuola a causa della situazione economica e così facendo hanno contribuito ad arrivare alla richiesta di $1 miliardo di dollari di prestiti. Le persone sono chiaramente tornate a scuola contraendo dei prestiti per poi poter trovare un modo per sbarcare il lunario. Il laureato medio ha $25.000 di debito. Negli ultimi due anni i tassi di default sono cresciuti del 31%.

I prestiti agli studenti sono relativamente facili da ottenere. Sono come i vecchi prestiti NINJA subprime che erano disponibili verso la fine della bolla immobiliare: “Senza reddito, senza lavoro, senza asset.” E ci sono le stesse probabilità che anche questi finiscano in default. Ma il Congresso ha recentemente approvato delle nuove leggi sulla bancarotta e a differenza prestiti per la casa, i prestiti agli studenti non possono essere soggetti a fallimento. Per la legge degli interessi composti significa che i mutuatari per lo più giovani, dovranno ripagare questo debito per molti, molti anni.

Abbiamo detto ai nostri figli che l’educazione è il loro biglietto per una vita migliore. E i dati mostrano ancora che esiste un chiaro vantaggio ad avere una laurea. Ma la nostra recente esperienza ci dice che non tutti i laureati hanno le medesime opportunità.

Tom Friedman sul New York Times di questa settimana, ha messo in evidenza il problema della formazione e dell’occupazione. Egli cita Traci Tapani, che con la sorella gestisce una società di lamiera nel Wyoming con 55 dipendenti.

Ha raccontato che “nel 2009 quando l’economia stava collassando e c’era un sacco di disoccupazione, lavoravamo per una società che aveva ottenuto un contratto con l’esercito”, così “abbiamo dovuto assumere un sacco di persone. Ero alla ricerca di 10 saldatori. Ho ricevuto un sacco di curriculum, ma non avevano sufficienti capacità tali da soddisfare lo standard necessario per l’esercito. Molti anni fa la gente imparava a saldare in un negozio o a scuola o in una azienda di famiglia o in una fattoria, raggiungendo a quel punto determinati livelli di abilità. Le persone non conoscevano la scienza della saldatura, “e così non sono in grado di poter soddisfare i nuovi standard delle forze armate degli Stati Uniti e dell’industria aerospaziale.

Inoltre ha detto che “Possono fare delle belle saldature”, “ma non hanno capito la metallurgia, le moderne tecniche di pulizia e di spazzolatura”, e come devono essere trattati i diversi metalli e i gas e come dovevano essere combinate pressione e temperature. Inoltre nelle imprese manifatturiere di piccole dimensioni come la sua, ha spiegato Tapani, “a differenza di una ditta cinese che lavora sulla quantità e con basso contenuto tecnologico, noi facciamo poco volume ma ad alto contenuto tecnologico e ognuno dispone dei suoi disegni. Quindi un saldatore deve essere in grado di leggere e comprendere cinque diversi disegni di progettazione in un solo giorno.”

[Alla fine è stata costretta a formare i suoi nuovi potenziali dipendenti ed essere in grado di avere persone per formare i saldatori.] Ma non è stato facile. Saldare “è un lavoro che costa $20 all’ora con l’assistenza sanitaria, le ferie pagate e i benefit” ha detto Tapani, “ma bisogna padroneggiare la scienza e la matematica. Non riesco a pensare ad un lavoro nella mia azienda, dove la matematica non è importante. Se si lavora in un impianto di produzione è necessario utilizzare la matematica ogni giorno, è necessario calcolare gli angoli e capire ciò che accade ad un pezzo di metallo quando viene piegato con una certo angolazione”.

Chi lo sapeva? Che il saldare è un lavoro che richiede la conoscenze di scienza, tecnologia, ingegneria e matematica.

I datori di lavoro in tutta l’America raccontano storie simili. E’ uno dei motivi per cui abbiamo tre milioni di posti disponibili in tutto il paese, ma anche l’8% di disoccupazione. Siamo nel bel mezzo di una tempesta perfetta: una grande recessione che ha causato un forte aumento della disoccupazione e una grossa flessione, una combinazione data dalla rivoluzione dell’information technology e dalla globalizzazione che allo stesso tempo sta spazzando via molti dei salari medi per lavoratori con medie competenze che erano la base della nostra classe media, con stipendi maggiormente retribuiti ma fatti da lavori altamente qualificati. Ogni posto ben pagato oggi richiede maggiori competenze e un livello più elevato di istruzione, ma troppi americani non sono pronti a questa cosa. Questo è problema ci attende dopo il “fiscal cliff.'”

Un calo nella centrale elettrica

C’è un continuo lamentarsi che il settore manifatturiero degli Stati Uniti è stato “portato fuori dal paese”. I lavori nel settore della produzione una volta erano il biglietto d’ingresso per la classe media, ora ci sono sempre meno posti di lavoro disponibili. In effetti il grafico seguente mostra che i processi di produzione sono in calo quasi del 40% dal picco nel 1978 portandosi ora di nuovo ai livelli della seconda guerra mondiale.

Tuttavia il numero di dipendenti nel manifatturiero non racconta tutta la storia. Gli Stati Uniti sono ancora il primo paese al mondo nel settore manifatturiero. Siamo una potenza nelle esportazioni. In effetti negli ultimi 20 anni la crescita delle esportazioni è stata a dir poco fenomenale. Le esportazioni sono raddoppiate e poi sono raddoppiate ancora un altra volta. La produzione totale negli Stati Uniti è quasi tornata al punto in cui era prima della Grande Recessione. La produttività negli ultimi 20 anni è cresciuta di oltre il 50%. Stiamo producendo quanto o più di quanto abbiamo fatto in passato, ma con molte meno persone. Preso da solo il settore manifatturiero USA sarebbe il non più grande al mondo.

La tabella sottostante mostra la crescita media della produttività nei vari periodi nel corso degli ultimi 65 anni. Si noti che dopo la guerra la crescita della produttività è caduta e poi ha iniziato ad aumentare di nuovo, fino alla Grande Recessione. Greenspan ha fatto bene a chiamarlo il Miracolo della produttività.
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Abbiamo già visto questo film (nel manifaturriero).

All’alba del 19° secolo i lavoratori agricoli erano compresi tra il 75% e l’80% dell’intera forza lavoro. Questo numero era ancora oltre il 50% nel 1860. Non solo la rivoluzione industriale ha aumentato il numero di lavoratori nel manifatturiero degli Stati Uniti, ma questa è stata anche una rivoluzione della produttività agricola che ha permesso di avere più cibo e poter essere prodotta con un minor numero di persone. Anche in questo modo la crescita della produttività non è stata poi così eccezionale nei primi 60 anni del 19° secolo.

Oggi la percentuale della forza lavoro impiegata nel settore dell’agricoltura è inferiore al 2%. La produttività agricola è aumentata circa 16 volte dal 1880, ma abbiamo poco più di due milioni di persone che lavorano in questo settore circa lo stesso numero di lavoratori del 1820.

La rivoluzione industriale e il passaggio ad un’economia di produzione è stato chiaramente dannoso per l’occupazione. Ma chi di voi vorrebbe tornare indietro a 40 anni fa quando la manodopera agricola era in termini di dimensione tre volte quella di oggi? Specialmente se oggi voi foste un lavoratore agricolo? Io lo sono stato, l’ho fatto. Non sono più interessato a zappare le patate.