Ecco che succede se l’economia americana rallenta

15 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – L’attenzione degli operatori è stata catturata dalle dichiarazioni delle Federal Reserve, la quale si è pronunciata circa la possibile evoluzione futura dell’economia a stelle e strisce, concentrandosi in maniera particolare su due temi: crescita e disoccupazione. Le stime sulla crescita economica americana sono state riviste a ribasso e, oltre a sostenere che il PIL sia cresciuto del 2.7% nel primo e secondo trimestre, alcuni tra i più importanti economisti stimano che per il terzo la crescita potrebbe risultare ulteriormente debole, con una percentuale pari al 2.5%.

Le prospettive di sviluppo riportate su base annuale mostrano come, l’istituto centrale, abbia rivisto le stime da un range di 3.2%-3.7% ad una forchetta che va dal 3% al 3.5%. Dopo l’ultima serie di dati macroeconomici (scrivevamo nel morning adviser di lunedì, parlando di dati macro: “ormai sono quasi tutti dati stabilizzatisi, ad eccezione degli Stati Uniti che mostrano ancora un po’ di volatilità nelle rilevazioni”) inferiori alle attese del mercato, ci troviamo di fronte ad una situazione difficile: il timore di una seconda fase di recessione.

I membri del Fomc però, non sembrano essere preoccupati a tal punto e, secondo le minute dell’ultima riunione, tenutasi a fine giugno, i funzionari della banca centrale pensano sia una buona idea andare a studiare le possibili mosse che dovranno essere messe in atto nel caso in cui si dovesse assistere ad un ulteriore rallentamento dell’economia, anche se questa evenienza, al momento, non sembra essere così probabile. Nessuno dei componenti del Fomc stima infatti che avvenga una seconda fase recessiva e soltanto alcuni di loro hanno portato degli accenni a possibili rischi deflattivi.

Per quanto concerne la disoccupazione, non serve avere una laurea per immaginare cosa sia stato detto, e le stime per gli anni a venire si assestano ora a oltre il 7% per il 2012 e il 5.3% del 2013. Ci troviamo dunque in una fase delicata, dove i due temi principali interessano il cambio principale, l’eurodollaro. La debolezza implicita dell’euro, dovuta alle diverse situazioni che si stanno vivendo in relazione ai debiti sovrani, debolezza che nelle ultime sedute sta lasciando spazio a buoni guadagni della moneta unica sulla scia delle buone auction su titoli di stato europei che hanno, almeno momentaneamente, allontanato i timori più forti circa il futuro dei paesi PIIGS, e la situazione delicata americana che potrebbe pesare sul dollaro in generale, stanno facendo si che il momento di grazia dell’eurodollaro possa continuare.

Già, perche abbiamo visto come alla fine il cambio ha rotto a rialzo il supporto in area 1.27. E’ stata quindi definitivamente oltrepassata la trendline discendente, seguita da alcuni mesi, ed ora la direzione sembra poter essere di ripresa della moneta unica. Come dicevamo ieri i possibili obiettivi sono nell’immediato 1.31, mentre oltre a 1.27 il prossimo supporto allo spunto rialzista si trova, nel medio periodo, a 1.25.

Proseguiamo la nostra analisi tecnica passando al cambio UsdJpy, ancora in una tendenza ribassista di medio/lungo sino al superamento del livello dinamico di 90 figura, notando come la quotazione rimanga molto vicina al supporto chiave di 88.20. Questo livello rappresenta ancora l’area di demarcazione fra una ripresa della tendenza ribassista, con obiettivo 87 figura, ed una risalita sino al test della trendline discendente che da maggio guida il cambio a ribasso (esattamente 90 figura).

Molto interessante dal punto di vista grafico la situazione in cui si trova il cambio EurJpy. Dal primo giorno del mese infatti è ripreso un movimento favorevole alla moneta unica, supportato da una linea inclinata positivamente testata in due momenti differenti. Perché questo movimento non venga compromesso, riportando il cambio al di sopra di 113.30 dopo quasi due mesi, deve tenere il supporto compreso fra 111.50 e 111 figura.
Sembra aver rotto la resistenza di 1.5240 il cable. Stando a quanto visto negli ultimi giorni, il superamento anche di 1.5390 avrebbe come obiettivo primario la forte area di resistenza a 1.55.

Il cambio GbpJpy, giunto ieri come massimo a 135.80, ha interrotto quello che potevamo ipotizzare come rinnovato movimento rialzista. Per le prossime ore la mancata tenuta del supporto a 134.60 deve essere interpretato come segnale ribassista di breve con obiettivo a 132.40.

Terminiamo con il dollaro nei confronti del franco, molto vicino ad un punto molto importante. Come abbiamo sostenuto da alcune settimane il livello più importante per assistere ad una nuova accelerazione ribassista è il supporto di 1.05: in questo caso val la pena attendere il compimento di un triplo minimo, a distanza di una settimana, ma se dovesse avvenire la rottura a ribasso la strategia sembra essere una sola, andare corti con la tendenza.

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