Banche, con l’arrivo del 2016 il bail in è ufficiale in Italia. Ecco chi rischia

3 Gennaio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Per i correntisti italiani, il 2016 è iniziato con un dato di fatto: in caso di fallimento della propria banca, chi ha un conto corrente con una somma superiore ai 100.000 euro, rischierà di accollarsi le perdite. Dopo lo scandalo del decreto banche, con cui il governo Renzi ha salvato per il rotto della cuffia le quattro banche a rischio crac Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara, gettando però anche sul lastrico diversi risparmiatori, l’entrata in vigore in Italia del bail in arriva in un momento di fiducia degli italiani verso le banchele banche ai minimi storici.

Tanto che il Codacons ha già reso noto che sta ultimando il ricorso collettivo al Tar del Lazio, al fine di annullare l’attuazione di una normativa stabilita ai piani alti di Bruxelles, leggi Unione Europea, che chiama al salvataggio degli istituti di credito a rischio crac non più i contribuenti, ma gli stessi correntisti. Così rende noto il Codacons, tramite il presidente Carlo Rienzi:

“Tutti i risparmiatori danneggiati dal salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife possono aderire entro il prossimo 11 gennaio al ricorso collettivo per contrastare la legge sul bail-in, attraverso la pagina pubblicata sul sito Codaconswww.codacons.it. Lo scopo è quella di portare l’assurda legge dinanzi la Consulta e ottenerne l’annullamento per manifesta incostituzionalità”.

Ma come funzionerà il bail in?

Di fatto, in caso di crac di un istituto di credito,  a gettare il salvagente al posto dello Stato saranno, nell’ordine:

1) Gli azionisti

2) I possessori di titoli subordinati

3) I detentori di obbligazioni e altre passività ammissibili

4) Appunto, i correntisti (sia persone fisiche che Pmi) che abbiano depositi per un valore superiore ai 100.000 euro.

Saranno tutelati i correntisti con depositi per un importo inferiore ai 100.000 euro e i detentori di bond garantiti, dunque assicurati, come nel caso dei covered bond.

I correntisti saranno chiamati a partecipare alle perdite, solo se gli interventi che colpiranno le prime due categorie – azionisti e obbligazionisti non garantiti – non saranno sufficienti. In quel caso si interverrà sulla parte che eccede i 100.000 euro, dal momento che il Fondo di tutela dei depositi interbancari garantisce somme fino a tale soglia.

Scritto così, sembra tutto molto chiaro.

Ma la vicenda del decreto salva banche ha messo in evidenza una pericolosa lacuna in termini di trasparenza. Diversi risparmiatori hanno infatti sottoscritto obbligazioni subordinate ritenendo che fossero sicure come titoli di stato; il che significa ch il sospetto che diversi istituti di credito non spieghino la reale natura del rischio al potenziale cliente è in diversi casi diventato realtà.

Come ricorda il Codacons nella sua iniziativa:

Le Procure locali stanno indagando in merito ai possibili reati societari e ai comportamenti illeciti nella gestione delle banche; qualora i magistrati dovessero ritenere che sussistono elementi sufficienti per il rinvio a giudizio, si aprirà la possibilità per tutti gli azionisti e titolari di obbligazioni subordinate di costituirsi parte civile nei procedimenti penali, al fine di chiedere il risarcimento dei danni subiti a causa della mala-gestione delle banche che ha condotto alle misure di azzeramento attuali”.

Intanto, se indiscrezioni stampa avevano dato qualche speranza ai truffati dalle banche salvate, ci ha pensato lo stesso Tesoro a spazzarla via in un secondo. Fonti del Tesoro hanno definito infatti “infodata l’ipotesi di rimborsi selettivi ad alcuni investitori e solo di alcune banche”.

Ovvero:

Il Mef è già al lavoro sui decreti attuativi delle norma salva-risparmiatori varate dal governo per andare incontro alle esigenze dei risparmiatori truffati. Il Mef è già in contatto con gli altri soggetti istituzionali interessati per varare i decreti nel più breve tempo possibile, entro il termine di 90 giorni al primo di gennaio 2016″.

Soprattutto:

Prima del varo di questi decreti non può essere ipotizzato alcun intervento“.

In un contesto di grave sfiducia in cui diversi italiani già pensano di andare direttamente agli sportelli per salvaguardarsi in qualche modo riducendo almeno l’entità dei propri conti – se superiori ai 100.000 euro -le dichiarazioni del Centro Studi di Unimpresa lasciano capire le gravi ripercussioni di una crisi di fiducia nel sistema bancario:

Il bail in, sottolineano gli esperti, minaccia soprattutto l’emissione di obbligazioni emesse dalle banche per un valore di ben 217 miliardi di euro, in una fase in cui detta emissione ha già subito una considerevole contrazione.

Basandosi sui dati di Bankitalia, le emissioni di bond bancari sono scese infatti nel periodo compreso da settembre 2014 a settembre 2015, di 72,7 miliardi (-25,11%), da 289,6 miliardi a a 216,9 miliardi.  E in quasi tre anni la contrazione delle emissioni è stata di 165,04 miliardi (-43,21%).Così Unimpresa:

“Il nuovo impianto sui salvataggi delle banche in vigore da ieri (l’altro ieri per chi legge) in tutta Europa prevede in ultima istanza l’attivazione del bail in, vale a dire il contributo ‘interno’ al ripianamento delle perdite di titolari di azioni, obbligazioni e conti correnti con saldo superiore a 100.000 euro. La novità più insidiosa è proprio quella relativa alle eventuali perdite per i possessori di bond; gli azionisti comprano capitale a rischio per definizione, mentre per quanto riguarda i depositanti, il loro contributo è previsto solo in ipotesi più estreme. Diverso il ragionamento per i bond, che verrebbero chiamati a dare un contributo, in particolare con la conversione in azioni”.

Ancora:

“Le obbligazioni bancarie  sono uno strumento fondamentale per la raccolta di denaro da parte degli istituti e quindi per l’attività di prestiti sia alle famiglie sia alle imprese. Tuttavia, il nuovo assetto regolatorio sulle risoluzioni delle crisi creditizie potrebbe disincentivare l’acquisto di questi strumenti da parte della clientela bancaria, facendo venir meno un importante strumento di raccolta. Tutto ciò con conseguenze pericolose sul versante dei finanziamenti”.