E se i robot “finanziassero” il reddito di cittadinanza?

1 Agosto 2017, di Alberto Battaglia

Se ne parla ormai da tempo: l’avanzata della robotica e il suo impiego in una serie di lavori che fino ad oggi fornivano un reddito alla classe che un tempo si definiva “operaia”, minaccia più di ogni altra forza la distribuzione futura del reddito. Impiegando le macchine le imprese potranno godere di margini di profitto a lungo termine più ampi e, come logica conseguenza di una minore partecipazione alla produzione, i lavoratori percepiranno una fetta di Pil proporzionalmente inferiore rispetto a prima.

Per questo – e molti esperti di intelligenza artificiale sono d’accordo – ci vorrebbe un reddito di cittadinanza, che potrebbe essere finanziato da una tassa specifica. A rilanciare la soluzione in qualche modo già avanzata da Bill Gates è anche il Ceo di Asymmetrical Solutions, Aaron Berger, in un articolo di Quartz, il sito di scienza e tecnologia dell’Atlantic, poi ripreso dal World Economic Forum.

L’idea piacerà ai sostenitori del reddito universale (nel dibattito internazionale non si parla di reddito di cittadinanza), in quanto l’aumento della produttività conseguito grazie alle macchine e ai robot consentirebbe un prelievo fiscale mirato sulle aziende “robotizzate”, utile a redistribuire una quota di tale progresso alla collettività, lasciando allo stesso tempo maggiori margini di profitto per le imprese rispetto al passato. Insomma, sarebbe una win-win situation per tutti.

“I profitti generati dall’automazione potrebbero essere utilizzati per pagare un salario di base ai lavoratori rimpiazzati dai robot”, scrive Berger, precisando poi che “i legislatori potrebbero considerare una tassa di automazione a scala ridotta, in cui un’impresa che si qualifica come utilizzatrice di una forza lavoro automatizzata sarebbe tassata a seconda di quanti lavoratori umani hanno compiti di esercizio in rapporto a quanti compiti sono eseguiti da operatori automatizzati, fra quelli che un essere umano potrebbe assolvere”.

In conclusione, Berger ritiene che “i governi debbano agire adesso per ostacolare gli effetti socioeconomici potenzialmente disastrosi nei prossimi decenni”. “La risposta ad essi risiede in due dei temi contemporanei più popolari nel panorama dei media moderni: l’automazione e il reddito di cittadinanza o “universale”.