È il giorno della FED, tassi Usa verso nuovo taglio da 25 punti base

18 Settembre 2019, di Mariangela Tessa

Dopo la BCE, oggi è il giorno della FED. Per la seconda volta di fila, la Federal Reserve si prepara ad annunciare un taglio dei tassi di interesse. Come il 31 luglio scorso, anche oggi la riduzione dovrebbe essere di 25 punti base, cosa che porterebbe il costo del denaro all’1,75-2%. Una sforbiciata che deluderà sicuramente il presidente Donald Trump, che in più occasioni ha criticato pesantemente la banca centrale e il suo governatore Jerome Powell, accusandoli di “non avere idea di quello che fanno” e chiedendo un taglio del costo del denaro dell’1%.

Stando al CME FedWatch Tool, c’è il 58,8% di probabilità che i tassi siano portati a quel livello dopo la riduzione precedente (la prima dal dicembre del 2008) contro il 62,3% di ieri e il 92,3% di una settimana fa. Le chance che invece i tassi siano lasciati invariati al 2-2,25% sono al 41,2%, più del 37,7% di ieri e il 7,7% di sette giorni fa. Questo perché la fiammata dei prezzi del petrolio, dopo l’accelerazione recente dell’inflazione core, fa temere una corsa dei prezzi oltre il target del 2% della FED.

Visto che una riduzione è data per certa, l’attenzione degli operatori sarà tutta concentrata sulle indicazioni riguardanti le mosse future. Quasi sicuramente, il comunicato che verrà diffuso alle 20 italiane ribadirà il concetto che la Fed è pronta a fare quanto necessario per continuare a sostenere l’espansione dell’economia americana, giunta al decimo anno. Mezz’ora dopo spetterà Powell spiegare la rotta della politica monetaria americana.

Ieri, intanto, con una mossa a sorpresa, la banca centrale americana ha iniettato nel sistema finanziario  75 miliardi di dollari per alleviare tensioni improvvisamente sviluppatesi sui mercati monetari, nel costo dei finanziamenti a breve termine. La tensione sembra però essere stata causata, a detta di numerosi esperti, anzitutto da fattori tecnici e non dall’emergere di gravi rischi sistemici.

L’iniezione è avvenuta attraverso la cosiddetta “Repurchase Operation”, pensata per alleviare il pressing sulle banche dato da una carenza di liquidità. Era dal 2008, nel pieno dell’ultima crisi finanziaria, che la Fed di New York – che agisce per conto di quella centrale in questo tipo di operazioni – non realizzava tali transazioni.