Draghi: “rischiato collasso totale credito, ora meno tasse”

25 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – E’ un Mario Draghi che rivendica la presunta efficienza delle operazioni lanciate dalla Bce, quello che parla in occasione di un convegno in corso a Berlino. E che dà anche consigli ai vari governi pro-crescita. Lanciando in modo più o meno velato una frecciatina contro Ben Bernanke, che ora vuole ridurre la portata del quantitative easing (e che comunque, in questi anni ha aiutato i mercati più di quanto abbia fatto il numero uno dell’Eurotower).

Il risanamento dei conti pubblici “può esser fatto in modo molto più favorevole alla crescita, tagliando le spese improduttive, stabilendo piani di medio termine credibili e dettagliati e abbassando il fardello fiscale nelle voci dove sta danneggiando soprattutto l’attività economica e la creazione di posti di lavoro”, ha detto, sottolineando come nel 2012 “abbiamo rischiato il collasso totale del credito”.

Il grave rischio è stato sventato, ha precisato, grazie al piano antispread Omt. Contro i falchi tedeschi – in prima linea Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, contrario da sempre al programma di acquisto illimitato di bond dei paesi periferici (Italia inclusa) – Draghi ha voluto ribadire la legittimità delle sue iniziative.

“I rischi sulla sostenibilità dei bilanci e la crescente sfiducia dei mercati verso alcuni paesi dell’area euro avevano iniziato a travasare nei loro sistemi bancari. Gli stretti legami tra banche e titoli di Stato minacciavano la stabilità dell’intero settore bancario in alcuni paesi”, ha spiegato.

Il piano antispread della Banca centrale europea (Omt) “è necessario ora più che mai”, ha avvertito, mentre “vediamo potenziali cambiamenti della linea di politica monetaria in altre giusrisdizioni, con l’incertezza che a questo si associa nell’economia globale integrata”. Una critica più o meno velata alla decisione di Ben Bernanke di ridurre la portata delle operazioni di quantitative easing fino a questo momento attive.

Ma anche una possibile critica contro la Banca centrale della Cina, che ultimamente ha optato per la linea dura, rifiutandosi di erogare maggiore liquidità ai mercati in un momento in cui dominano i timori sul credit crunch del paese.

Pur ponendo l’accento sulla necessità di misure pro-crescita, Draghi ha sottolineato che le politiche economiche basate sull’indebitamento pubblico “non sono la strada verso la crescita”. Negli ultimi 15 anni il livello di indebitamento degli Stati dell’area euro è cresciuto di 20 punti in termini di Pil, e di 50 punti negli ultimi 30 anni. E nel frattempo la crescita si è abbassata dal 3,8 per cento medio annuo del 1970 al 2,1 per cento negli anni ’90 a zero circa ora. La spesa in indebitamento – ha concluso Draghi – non ha evitato la stagnazione della crescita economica”.

Rassicurati gli investitori sull’intenzione della Bce di continuare sulla strada di una politica monetaria accomodante. L’attuale contesto dell’area euro “continua a giustificare” una linea di politica monetaria “accomodante”, ha detto, affermando che da un lato “la stabilità dei prezzi è assicurata” e che dall’altro “intravediamo alcuni segnali di stabilizzazione del clima di fiducia, anche se l’incertezza permane”.

Draghi ha sottolineato che il mix di politica monetaria espansiva e di miglioramento dei mercati finanziari “sosterranno una ripresa più avanti nell’anno”.

A dispetto dei timori sulle condizioni di salute dell’economia dell’Eurozona, il banchiere centrale ha parlato di miglioramento della situazione economica dell’area euro “La frammentazione si è ridotta, e si sono verificati tentativi di stabilizzazione”. Draghi continua a credere in una ripresa dei fondamentali, il cui inizio dovrebbe presentarsi “più avanti nell’anno”.