DRAGHI PREMIER? OVVIAMENTE BANKITALIA FA FINTA DI NULLA

15 Giugno 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Per gli uomini della Banca d’Italia che ogni giorno sono alle prese con i numeri e le statistiche, le parole grosse suonano male.
Nell’ultimo anno si sono destreggiati con il lessico della crisi finanziaria dove “crash”, “default”, “stress” hanno fatto correre brividi nella schiena, ma quando sentono parlare di “progetto eversivo” e “complotto internazionale” rimangono perplessi e scuotono la testa.

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Il disappunto verso il linguaggio della politica è tipico dei tecnocrati di via Nazionale e raggiunge il massimo quando vedono tirata in ballo la persona del Governatore.

Questa storia del complotto tirata fuori da papi-Silvio al convegno dei bamboccioni di Santa Margherita Ligure, non sta né in cielo né in terra; sembra quasi che qualcuno voglia riportare l’orologio al 1992 quando sul panfilo Britannia a largo di Civitavecchia, Draghi partecipò al famoso incontro con le merchant bank internazionali che diede il via alla stagione delle privatizzazioni.

Secondo gli amanti della dietrologia e delle cospirazioni la “congiura” dei poteri forti per scalzare papi-Silvio, potrebbe trovare un altro aggancio nell’ultima riunione del Bildelberg, la lobby fondata da Rockefeller tanti anni fa, che si è tenuta ad Atene il mese scorso con la partecipazione tra gli altri di Romano Prodi e Franchino Bernabè.

Ai piani alti di Bankitalia le tesi complottiste sono considerate semplicemente ridicole. Ben più importante appare il risultato dell’incontro che si è svolto a Lecce durante il fine settimana tra i ministri dell’economia e delle finanze del G8. In questa sede si è parlato di cose serie e delle famose regole che dovrebbero governare i mercati dopo le turbolenze iniziate nel 2006. I tecnocrati di Draghi sono rimasti molto soddisfatti per il documento finale di 77 pagine che cerca di fissare una cornice di principi etici e giuridici in vista del summit di luglio all’Aquila.

A colpirli è stato l’apprezzamento del Segretario al Tesoro americano Geithner per il lavoro di Draghi e del Financial Stability Board. Venerdì scorso i due personaggi si sono chiusi in una stanza dell’hotel Risorgimento di Lecce, costruito nell’ottocentesco “Palazzo Guarini”, e Draghi è uscito da quell’incontro con il volto radioso. Il Governatore-atermico non tradisce l’emozione e sa benissimo che la strada dei “legal standard” è in salita.

I mercati stanno cercando da soli le proprie regole e si preparano con astuzia ad aggirare quelle che potranno venir fuori dal G8 d’Abruzzo e dal G20 di Pittsburg. Non c’è da farsi illusioni: la discussione durerà mesi, forse anni, perché i singoli stati preferiscono buttarla in retorica piuttosto che accettare standard vincolanti.

Draghi è cosciente del lungo percorso da compiere e ripeterà questa tesi in un convegno che si terrà a Berlino dopodomani per iniziativa della Cdu di Angela Merkel, ma ciò che gli interessa è accentuare il suo profilo internazionale per diventare il naturale candidato a una delle poltrone (Fmi, Bce) che si renderà libera nei prossimi mesi.

In poche parole si può dire che del complotto internazionale rivelato (senza mandanti e autori) dal Cavaliere, non gliene frega assolutamente niente. E sembra che questo suo atteggiamento distaccato e disincantato sia alla base anche dell’armonia ritrovata al summit di Lecce con Giulietto Tremonti. Ai piani alti di Bankitalia sanno che a settembre la crisi dell’economia italiana toccherà il punto più drammatico. Saranno mesi di “stress” che manderanno la politica in “default”, ma a risolvere il “crash” con un governo di salute pubblica dovrà pensarci qualcun altro. Il Governatore si considera ormai “straniero” in Patria.

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