Draghi e la politica dell’aiutino: non potrà più permetterselo

10 Gennaio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il conto alla rovescia è finito. Oggi si terrà la prima riunione del Governing Council della Bce e, a seguire, consueta conferenza stampa del presidente dell’Eurotower, Mario Draghi. Gli economisti non si attendono novità sul fronte del costo del denaro che dovrebbe restare inchiodato allo 0,75%, il minimo storico. Un cambiamento di scenario rispetto a quanto lasciava prospettare il dopo riunione della Bce del mese di dicembre, quando i tagli alla previsioni medie di crescita economica del Pil dell’Eurozona (-0,5% nel 2012 e 2013) e la discussione, nel Consiglio dei Governatori su un eventuale sforbiciata ai tassi di interesse, avevano portato il mercato a prevedere una nuova riduzione del costo del denaro già dal mese di gennaio.

Peccato che nel bene e nel male, la Grecia, almeno della rappresentazione storica, resta l’ombellico dell’Eurozona e che la Spagna, l’Irlanda, il Portogallo e l’Italia siano sempre in bilico fra l’inferno e il paradiso. Tutto questo osserva Andrew Bosomworth, alla guida del team di investimento di PIMCO in Germania alimenta l’asimmetria di liquidità in Europa. Fuori dal coro c’è poi chi come Mark J. Grant, autore del libro “Out of the Box Into Wall Street”, denuncia che le decisioni di politica economica assunte dalla Bce l’anno scorso sono state inadeguate. Le riassume in tre parole: “rinvio, Draghi e contabilità“. “Lungo queste tre direttive si è mosso il 2012, e rappresentano l’essenza di quello che potrebbe accadere anche quest’anno”, denuncia l’esperto, sottolineando come il 2013 sia stato iniziato allo stesso modo di come abbiamo lasciato quello passato.

“Non solo la Bce, ma anche la Fed ha dovuto negli ultimi dodici mesi assumere decisioni fondamentali: se l’hanno fatto è perché non c’è politicamente una vera leadership che sappia affrontare le difficoltà attuali”, prosegue l’esperto spiegando il concetto di rinvio. Ma le osservazioni più forti arrivano quando nomina lui Mario Draghi, che riconosce che abbia fatto notizia per il suo discorso di luglio quando disse che la Bce era pronta a tutto per salvare l’euro, ma in fondo quello che conta anche qui è il disegno politico.

Come dire quelle parole avranno anche fatto effetto, ma quest’anno potrebbero non essere più così fondamentali. Ultimo punto i conti che ancora non tornano. Grant non apprezza la politica del denaro facile dell’Eurotower. Pur riconoscendo che tutto questo nel 2012 ha contribuito a calmierare gli spread, adesso è tempo di agire sulla strada del rientro del debito pubblico, altrimenti – dice- si entra in un circolo vizioso: quello di chiedere denaro e di accordarlo a piene mani. “La promessa di Draghi non è ancora stata davvero testata – nessuno ha fatto richiesta del programma OMT – ma di sicuro sarà messa alla prova quest’anno”. Si salvi chi può.

Per contattare l’autore Twitter @Micaela Osella; micaela@wallstreetitalia.com