Draghenomics per combattere l’orco della deflazione

7 Agosto 2014, di Redazione Wall Street Italia

FRANCOFORTE (WSI) – Le misure di stimolo monetario varate dalla Bce in giugno si sono rivelate troppo timide. La situazione economica non ha fatto che peggiorare da allora, anche per via delle tensioni geopolitiche che stanno già avendo un impatto – e non solo sul morale.

Nel frattempo l’inflazione nell’area euro sta continuando a scendere. Nell’ultimo anno dal luglio del 2013, i prezzi hanno fatto +0,4%, meno delle previsioni degli analisti e il dato più basso in più di quattro anni.

Va ricordato che l’obiettivo della Bce è “sotto ma vicino al 2%”. Le previsioni dell’istituto sono per un valore che sarà ben distante da quella cifra anche alla fine del 2016.

Questa settimana il tasso break-even in Germania (una misura utilizzata per prevedere l’andamento dell’inflazione) è sceso all’1,27%, il minimo dal 2012.

È insomma ovvio che le politiche della Bce sono troppo rigide. Basti pensare che la Fed, sebbene abbia avviato una strategia di uscita dalle manovre ultra accomodanti, ha ancora i tassi a zero nonostante l’economia sia in ripresa e il tasso di disoccupazione sia vicino al 6%.

Draghi potrebbe dire che l’inflazione core (esclusi prezzi di cibo ed energia) ha smesso di scendere, ma andrebbe comunque contro il suo mandato se non allentasse la presa.

Anche perché allo 0,8% anche l’indice core è decisamente molto basso rispetto alla media e al target dell’Eurozona.

Con ogni probabilità Draghi ricorderà che le misure annunciate in giugno devono ancora avere l’effetto sperato. L’unico problema è che queste “manovrine” sono insufficienti secondo l’opinione di Bloomberg.

Il taglio dei tassi allo 0,15% dallo 0,25%, i tassi negativi sui depositi fatti presso la banca centrale e l’estensione del programma di rifinanziamento in corso – tutte misure volte a incoraggiare le banche a prestare denaro a famiglie e imprese – hanno dato agli investitori di che parlare ma a livello di stimolo monetario sono valse ben poco.

L’area euro ha bisogno di misure di quantitative easing sullo stesso genere di quelle varate dalla Federal Reserve negli Stati Uniti o da Abe in Giappone. È da mesi che diversi analisti lo vanno ripetendo e la Bce non lo esclude del tutto.