Doppia recessione? No, una e 1/2

22 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Tutti si chiedono se gli Stati Uniti stanno per piombare in una doppia recessione. Quello che e’ certo che sono impantanati sicuramente in una recessione e mezzo. Motivo abbastanza valido perche’ Washington e Fed incomincino a giocarsi le carte piu’ alte in mano.

Ne e’ convinto Robert Reich, ex Segretario del Lavoro e professore dell’Universita’ di Berkeley, in California. Nelle pagine del blog di informazione Huffington Post, Reich sottolinea che la fiducia dei consumatori – chiave interpretativa per capire a che punto si trova la ripresa dell’economia Usa – e’ bassa.

Le vendite al dettaglio sono in calo, le vendite di case pure, i nuovi cantieri edili e licenze di costruzione anche e le ore lavorative per settimana sono basse. L’unica cosa che non sta calando sono le scorte, ovvero roba invenduta che si sta accumulando negli scaffali dei grandi magazzini. Anche gli appartamenti sfitti e le case rimaste senza un acquirente non fanno ben sperare, per non parlare dei molteplici casi di default sui prestiti.

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La nuova mezza recessione in cui gli Stati Uniti sono impantanati dovrebbe aver gia’ fatto suonare piu’ di un campanello d’allarme a Washington. Dovrebbe spingere i falchi del deficit a smetterla di pensare alle problematiche legate al debito futuro e i Democratici piu’ conservatori (soprannominati “cani blu”) a smetterla di comportarsi da Repubblicani.

Il presidente in persona dovrebbe richiedere una serie di programmi volti ad aumentare i posti di lavoro su ampia scala, tra cui un nuovo WPA che faccia tornare milioni di americani a lavorare nonostante il governo debba in qusto caso pagare con le proprie tasche i loro stipendi.

Compresi prestiti a zero interessi da concedere agli stati e i comuni in crisi, in modo che non siano costretti ad alzare le tasse e tagliare servizi locali vitali. Potrebbero restituire poi i soldi una volta che l’economia tornera’ a riprendersi – questa volta sul serio – e le entrate fluire nelle casse statali.

Il presidente e il partito al governo dovrebbero tramutare le elezioni midterm in un enorme referendum nazionale, solo per far tornare l’America al lavoro. E studiare un disegno legge pensato solo per l’occupazione. Siete a favore o contro? La risposta e’ retorica. Tuttavia nulla di cio’ sta per accadere.

I falchi del deficit e i “cani blu” Democratici continuano a comandare e dettare le revole. Il fantasma di Herbert Hoover sembra aver catturato la capitale della nazione. Siamo tornati al 1932 (o 1937) e la sensazione prevalente e’ che il governo non deve e non puo’ fare nulla se non ridurre il deficit, anche se l’economia sta rallentando, come e’ sotto gli occhi di tutti.
Lo stesso Bernanke ha appena ammesso che i dati macro sono deludenti e che il futuro dell’economia e’ “insolitamente incerto”. Ha anche ribadito pero’ che il deficit e’ “insostenibile”.

Ma cosa sta facendo la Fed per combattere la crisi? Ben Bernanke dovrebbe optare ad un ritorno dell’acquisto di MBS e Treasury, dovrebbe comprare qualunque cosa possibile per mettere in circolo moneta.

Ma il numero uno della banca centrale preferisce invece continuare a parlare di drenare soldi dal sistema e raccogliere titoli con tassi a breve termine, in un contesto di economia in miglioramento.

Bernanke ha ammesso che la disoccupazione rimarra’ alta ancora per lungo tempo e che la possibilita’ di crescita e’ piu’ lontana che vicina, il che vuol dire, in termini Fed, che siamo in crisi. La Fed ha ancora i mezzi e strumenti per aiutare l’economia, dice Bernanke. Allora perche’ non usarli ora?

“Dobbiamo analizzarli con attenzione per essere certi di essere a nostro agio con qualsiasi passo che decideremo di fare”. E’ come vedere il capitano del Titanic controllare se le scialuppe di salvataggio sono a posto e se e’ “a suo agio con esse”, mentre la nave sta affondando.