Dopo Salone del Risparmio 2018: resoconto e scenari

19 Aprile 2018, di Alessandra Caparello

Il bilancio è positivo: 16.200 iscritti e circa 15mila partecipanti di cui il 90% operatori del settore, oltre 150 i marchi presenti, più di 100 conferenze e 260 relatori, nazionali e internazionali. Sono questi i numeri provvisori del Salone del Risparmio 2018, tenutosi al MiCo, il più grande evento di settore riguardante l’industria del risparmio gestito che permette ai differenti attori del mercato di condividere esperienze e nuove idee, stabilire nuove collaborazioni, valorizzare il proprio know-how e aggiornare la propria conoscenza su tematiche normative, fiscali ed operative.

Dai PIR ai fondi sostenibili, passando per Fintech, MiFid 2 fino all’incertezza dei mercati, tanti i temi trattati durante le conferenze tenutesi nei giorni del Salone.

I PIR

Partendo dai PIR, i Piani individuali di risparmio, introdotti dalla manovra finanziaria 2017, oggi registrano un notevole successo di mercato.

“In uno studio che avevamo condotto poco prima della scorsa edizione del Salone del Risparmio era emerso che i PIR avevano riscosso un interesse marginale, ma lo stesso studio un anno dopo dice che il numero delle aziende quotate su questa fascia di mercato è stato decisamente più elevato”.

Queste le parole di Massimo Saitta, Direttore Investimenti di Intermonte Advisory Gestione ai microfoni di Wall Street Italia, a cui ha sottolineato il grande impatto dei piani individuali di risparmio sulle PMI italiane e sul mercato del risparmio gestito, ampliando il mercato sulla scia di un interesse dei risparmiatori e degli investitori.

Nella conferenza ‘Il Successo dei PIR: numeri e investimenti ai raggi x’, Assogestioni ha ripercorso i numeri, gli investimenti e gli effetti sul mercato e sul tessuto produttivo degli strumenti che nel 2017 hanno registrato una raccolta di 11 miliardi attraverso i fondi aperti. Compresi e apprezzati dai risparmiatori sia per i vantaggi fiscali che offrono sia per le caratteristiche di investimento in grado di gettare un ponte tra il risparmio e l’economia reale del Paese, i PIR si stanno imponendo come un’innovativa fonte di raccolta dei mezzi finanziari per la crescita e lo sviluppo delle imprese.

“Gli effetti positivi dal loro lancio (ndr: dei PIR) sono già evidenti come l’incremento della liquidità, il numero degli investitori attivi e le performance positive delle MidCap. Durante il loro primo anno di vita i Pir hanno raccolto circa 11 miliardi di euro di risparmio delle famiglie italiane da parte di oltre 60 fondi compliant alla normativa, contribuendo per circa l’11% alla raccolta netta dell‘intera industria“.

Così il presidente di Assogestioni Tommaso Corcos che ha sottolineato come l’impatto di questi prodotti sia stato positivo ma graduale.

“Dopo il successo dei Pir l’industria del gestito deve guardare alle forze capaci di dare nuovo impulso alla nostra crescita, tra queste la creazione di un mercato unico europeo per il terzo pilastro previdenziale, che nel 2017 ha compiuto un passo decisivo”.

Mifid2

Il ruolo del risparmio gestito diventa fondamentale anche alla luce delle novità introdotte da MIfid2.

“La normativa a inizio anno ha trasferito in capo alle Sgr una maggiore responsabilità nel disegno dell’offerta di prodotti e servizi di investimento. L’appuntamento è stato pienamente rispettato: dobbiamo vedere come la sua applicazione farà evolvere nel concreto il modello di servizio: complessivamente credo che siano state create le premesse per migliorarlo lungo tutta la catena del valore”.

Così Tommaso Corcos secondo cui l’industria sta procedendo lungo un sentiero positivo e i punti cardinali che indicano la rotta che l’Associazione seguirà per affrontare i prossimi cambiamenti sono: “responsabilità, consapevolezza e coraggio”.

“Responsabilità per gli oltre 2000 miliardi di Euro che l’industria gestisce, una cifra pari alla metà delle attività finanziarie delle famiglie italiane. Consapevolezza, nell’aiutare risparmiatori e famiglie a migliorare la cultura finanziaria e vivere il risparmio con fiducia ma anche con maggiore consapevolezza. Coraggio nell’intercettare e influenzare i nuovi trend”.

Investimenti sostenibili

Oltre il 26% delle masse complessive dell’industria a livello mondiale seguono criteri ESG e SRI (Sustainable and Responsible Investment), ma dietro l’etichetta della sostenibilità si nasconde un mondo di strumenti molto variegato. Al Salone del Risparmio 2018 i protagonisti si sono così confrontati sulla questione.

Rodolfo Fracassi, direttore e confondatore di Mainstreet Partners, ha spiegato a Wall Street Italia come il gruppo si occupa da dieci anni di investimenti sostenibili per portare gli investimenti dalla finanza all’economia reale, ovvero in “aziende vere che si comportano in modo virtuoso, in tutti i settori dell’economia e della finanza”.

“Affrontiamo a 360 gradi gli investimenti sostenibili per i nostri clienti (fondi pensioni, private banker) che a loro volta si rivolgono alla loro clientela. L’investitore italiana è desideroso e interessato agli investimenti sostenibili e la performance inizia a dare ragione al rischio che l’investitore va a correre. La comunità italiana è consapevole di poter ottenere un rendimento commisurato al rischio. Guardando alla performance degli indici sostenibili è stata su tutti gli indici migliore rispetto a quelli tradizionali”.

“La sostenibilità è il nuovo paradigma degli investimenti” anche secondo Manuel Noia, Country Manager Italia di Pictet Asset Management, che ha parlato di come il tema degli investimenti sostenibili sia uno degli elementi chiave del gruppo e il tema centrale del 2018.

“Per Pictet AM questo sarà l’anno spartiacque perché finalmente le tessere del puzzle si incastreranno perfettamente: legislazione a supporto, domanda da parte dei consumatori, offerta dei prodotti e finalmente performance non solo dell’anno scorso ma anche degli ultimi 10 anni supportive di questo nuovo modo di investire i soldi”.

Andrea Succo, responsabile distribuzione esterna di BNP Paribas AM, ha parlato degli investimenti socialmente responsabile (SRI) una filiera che sta salendo alla ribalta e in cui la banca è stata tra i pionieri e ora può contare su trenta miliardi in gestione e prodotti disponibili in tutta Europa.

“Se ne parla sempre di più in Italia ma non è un argomento così nuovo o nell’Europa continentale e del Nord (…) La performance ne risente positivamente: gli investimenti SRI consentono una decorrelazione rispetto agli indici tradizionali e in particolare prevedono l’adesione global compact delle Nazioni Unite. Tutti i profili di investimento rispettano tali standard, ad esempio in materia come diritti, dividendi degli azionisti e governance societaria. Un filtro del genere mette al riparo da eventuali cigni neri”.

Anche Simona Merzagoramanaging director per l’Italia di NN Investment Partners, ha spiegato come sta cambiando il mondo degli investimenti ESG, facendo la differenza tra analisi di Environmental, Social and Governance (relativa agli investimenti sostenibili e responsabili) e i fondi socialmente responsabili (SRI).

“Credo ci sia un trend molto evoluto e vediamo una focalizzazione maggiore sulle attività di engagement, con un continuo lavoro con le società con le quali si va a investire. Fare engagement vuol dire guardare al futuro, quando invece utilizzo analisi di società di rating guardo al passato. Un altro trend chiave è  il passaggio dai fondi socialmente responsabili, ossia dall’andare a investire nei cosiddetti ‘campioni dell’ESG’, a un’attività di impact investing nel mercato azionario e allo sviluppo di green bond lato obbligazionario“.

Consulenza finanziaria

Focus anche sull’educazione finanziaria. In questa fase di mercati difficili da interpretare visti i tanti fattori in gioco – basti pensare ai tassi negativi o alle banche centrali che comprano titoli di Stato – l’educazione finanziaria assume quindi un’importanza sempre maggiore nel campo della consulenza. Tra i vari aspetti è emersa anche la difficoltà all’impiego femminile nella consulenza finanziaria sottolineata da Marina Magni, area manager di Widiba che ai microfoni di Wall Street Italia ha illustrato il progetto Women of Widiba (Wow), nato un anno fa dall’osservazione che nel settore finanziario, e soprattutto nella consulenza, le donne sono poco rappresentate.

“All’esterno non ce ne sono, anzi stiamo vivendo un momento favorevole perché molte donne si stanno avvicinando alla finanza come clienti, per il nuovo modello sociale, pensiamo per esempio a donne single o separate, alle famiglie allargate, mentre prima gli affari finanziari erano gestiti solo dagli uomini”.