Dopo emissione record, cresce fiducia nei Btp: Spread visto in calo

17 Gennaio 2019, di Alberto Battaglia

L’emissione del Btp a 15 anni, che martedì ha ricevuto richieste di 35 miliardi a fronte di un’offerta di 10, ha dato segnali positivi dell’interesse del mercato sul debito italiano. Il tasso annuo si è assestato a 3,35%.

Secondo gli analisti di Societé Générale ciò “rappresenta un inizio positivo dell’anno per i piani di finanziamento dell’Italia”. SocGen e Goldman Sachs ritengono che questo segnale preannuncerebbe un calo dello spread a quota 220 punti entro il primo semestre dell’anno; attualmente il livello è a 253 punti. Lo spread non torna in area 220 dallo scorso settembre.

Decisamente meno entusiasta la view espressa da Pimco, che considerate le prospettive difficili per l’economia italiana, non ritiene saggio investire in Btp alle attuali valutazioni. “Le nostre previsioni  danno una crescita economica più bassa rispetto al consensus di mercato: per quest’anno abbiamo messo in conto un Pil invariato se non addirittura negativo. A fronte di questi numeri crediamo che deficit e debito siano destinati a salire ancora. La manovra non ci convince. Soprattutto per l’abbondante ricorso alle clausole di salvaguardia e crediamo che un nuovo confronto con la Commissione sia inevitabile”, ha detto al Sole 24 Ore Nicola Mai, responsabile della ricerca sul credito sovrano in Europa.
Un aspetto dell’ultima emissione che fa ben sperare, hanno messo in evidenza gli analisti di Unicredit, è la domanda di titoli italiani proveniente dall’estero, pari circa a due terzi del totale. Un segno di fiducia nel Paese, che nel primo trimestre dell’anno dovrà raccogliere complessivamente 30 miliardi di euro.
Oltre agli effetti sui titoli decennali, colpiscono positivamente i rendimenti sui titoli a breve scadenza. Il Btp a 2 anni oggi rivede quota 0,35%, ai minimi dal 21 maggio (era arrivato al 2,45% lo scorso 25 maggio, durante la crisi nella formazione del governo). Il premio al rischio aggiuntivo rispetto al periodo precedente alle elezioni è ridotto a 65 punti base, come ha notato Vito Lops.
Ma, soprattutto, è tornata a crescere la distanza fra i rendimenti a 2 e a 10 anni. Essa è importante perché la richiesta di interessi maggiori per i titoli a breve termine indicano una sfiducia nella solvibilità dello stato a breve termine. Quest’ultimo spread, che al contrario di quello Btp – Bund preoccupa quando è troppo basso, è passato dal minimo a 60 punti, raggiunto il 25 maggio, a oltre 250 punti base.