Donald Trump: la Camera vota sì all’impeachment

19 Dicembre 2019, di Mariangela Tessa

L’Impeachment Donald Trump fa il suo ingresso nei libri di storia. Ma non come agognava, ovvero come un presidente migliore di Abramo Lincoln. Bensì indossando gli umilianti panni del terzo presidente Usa messo in stato d’accusa con la procedura di impeachment.

I motivi dei due capi di imputazione: abuso di potere per le pressioni su Kiev per far indagare il suo principale rivale nella corsa alla Casa Bianca Joe Biden e ostruzione del Congresso per aver bloccato testimoni e documenti.

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Il voto alla Camera sull’Impeachment 

Ieri la Camera dei Rappresentanti Usa, riunita in seduta plenaria, ha approvato i due articoli di impeachment contro Donald Trump. Tutti i deputati democratici tranne 3 hanno votato a favore. Compatta l’opposizione dei repubblicani, come lo stesso presidente ha tenuto a rivendicare accusando invece i democratici di essere “consumati dall’odio”.

Il primo articolo è passato con 230 sì e 197 no. “E’ un grande giorno per la Costituzione – ha osservato Pelosi dopo lo storico voto – un giorno triste per l’America”.  Il secondo articolo, ostruzione del Congresso, è passato con 229 voti a favore e 198 contrari.

Il voto della Camera è arrivato dopo settimane di aspre polemiche e dopo un lungo, a tratti velenoso dibattito in un ramo del Congresso saldamente controllato dai democratici.

Ora la parola passa al Senato, a maggioranza repubblicana, che prenderà ora in carico la procedura.

Il Senato “ripristinerà l’ordine e la giustizia”, “non abbiamo fatto nulla di sbagliato”, ha commentato il tycoon, anticipando l’assoluzione da parte della Camera alta.

Oltre Trump gli altri presidenti finiti a giudizio

Prima di lui sono finiti a giudizio solo Andrew Johnson nel lontano 1868 e Bill Clinton nel 1998. Entrambi sono stati assolti in Senato, come succederà con ogni probabilità in gennaio anche al tycoon, che conta sulla granitica maggioranza repubblicana nella camera alta del parlamento. Richard Nixon invece si dimise nel 1974 prima di essere imputato.

Approvando l’impeachment contro Trump, la Camera dei Rappresentanti Usa “ha fatto il suo dovere costituzionale. Sfortunatamente sembra sempre più evidente che il Senato repubblicano non lo farà. Questa questione non sarà risolta fino al prossimo novembre dal popolo americano” ha commentato Michael Bloomberg, candidato alla presidenza con i democratici, commentando la messa in stato di accusa di Trump e anticipando l’assoluzione da parte del Senato controllato dal Grand Old Party.