Dollaro crolla ai minimi di tre anni

27 Aprile 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – In attesa del verdetto della Fed, in calendario alle 20.15 ora italiana, il dollaro continua a perdere terreno e tocca i minimi degli ultimi tre anni contro le principali valute. L’indice che misura la performance del biglietto verde è scivolato infatti a 73,493 punti nella giornata di oggi, attestandosi così a un valore inferiore di quasi il 10% rispetto al picco toccato a gennaio. E il trend al ribasso, affermano i trader intervistati da Reuters, proseguirà, portando la valuta americana a crollare fino al minimo di tutti i tempi, a quota 70,698.

La forte debolezza del dollaro ha già portato l’euro a salire oltre quota $1,47, al valore più alto degli ultimi sedici mesi. Al momento, il rapporto di cambio eur/usd scambia a $1,4662, dopo aver testato il massimo a $1,4715.

Il motivo del crollo del dollaro è da ravvisarsi nelle aspettative dei mercati su quanto faranno oggi Bernanke & colleghi: il consensus è infatti unanime nel ritenere che i tassi sui fed funds saranno lasciati invariati, dunque vicini allo zero; dubbi si hanno semmai sul contenuto del comunicato della Fed che sarà rilasciato dopo l’annuncio sui tassi, dunque verso le 20.30 ora italiana.

Tuttavia, prevalgono le opinioni di chi ritiene che la Fed confermerà sia l’intenzione di completare il programma di acquisto dei bond per un valore di $600 miliardi, sia -sebbene in questo senso ci siano delle divergenze tra gli economisti – l’obiettivo di lasciare il costo del denaro ai livelli attuali per un “periodo di tempo esteso”.

Non desta così sorpresa il fatto che il biglietto verde continui a seguire il suo trend discendente, soprattutto nei confronti dell’euro. D’altronde,a fronte di una Fed che fino a questo momento non ha dato grandi segnali di preoccupazione per il rialzo dell’inflazione e ha continuato a stampare moneta, la Bce ha alzato i tassi di rifinanziamento per la prima volta in due anni proprio questo mese, lasciando presagire anche una nuova manovra di politica monetaria restrittiva.

Il risultato è che, guardando a questo quadro, gli investitori fanno incetta di euro, in quanto in termini di rendimenti la moneta unica è inequivocabilmente più appetibile. Ma è anche vero che il dollaro, a livelli così bassi, potrebbe anche essere oggetto di ricoperture e tornare a recuperare nelle prossime valute proprio in quanto lo scivolone, soprattutto oggi, è stato forte. La parola, a questo punto, spetta a Bernanke e al mercato.