Do ut des antivoto: federalismo, le regioni potranno aumentare l’Irpef fino al 3%

7 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Federalismo: le regioni potranno aumentare l’Irpef dell’1,4% nel 2013, dell’1,8% nel 2014 e del 3% nel 2015. Le regioni non potranno pero’ aumentare l’Irpef per i primi due scaglioni di reddito. Le regioni non potranno diminuire l’Irap in caso di aumento dell’addizionale Irpef.

Le regioni potranno anche scegliere di modulare gli aumenti, a seconda degli scaglioni di reddito, salvaguardando pero’ i primi due scaglioni.

Lo rende noto il ministro per la Semplificazione nmormativa, Roberto Calderoli, al termine del Consiglio dei Ministri, che ha approvato lo schema di decreto legislativo sul federalismo regionale e provinciale e sui costi standard per la sanita’.

Con una riunione lampo del Cdm, durata meno di mezz’ora, è stato dato ufficialmente il via libera all’ultimo decreto legislativo della delega sul federalismo fiscale.

Il decreto – annunciato ieri dal premier Silvio Berlusconi – accorpa i tre provvedimenti che avrebbero dovuto riguardare il fisco regionali, quello provinciale e i costi e fabbisogni del settore sanitario.

Il provvedimento dovra’ ora essere esaminato dalla Conferenza unificata e dalla commissioni parlamentari, per poi tornare in Consiglio dei Ministri.

“L’ok al federalismo è un buon segno per il prosieguo della legislatura”, spiega il leader della Lega dopo il Cdm che ha approvato l’ultimo dlgs del federalismo fiscale.

Bossi ha ribadito poi che per lui “era meglio votare”, ma “Berlusconi non vuole le elezioni, perchè teme giustamente un governo tecnico che farebbe disastri”. Se si fosse aperta la crisi “come chiedevo io, mi sa che il Presidente della Repubblica faceva un governo tecnico, per fare quelle leggi che altrimenti non possono passare”. Insomma, “io faccio quello che mi dice di fare Berlusconi, e Berlusconi fa ragionamenti seri”.

Certo, “prima o poi al voto si deve andare, e il tempo naturale per il voto è la primavera. Ma ora le elezioni le vedo abbastanza lontane”.

Bossi ha poi continuato, lasciando palazzo Chigi dopo l’ok all’ultimo decreto attuativo della legge delega, “l’ultima tappa”: con il federalismo fiscale “l’Italia costerà meno” e verrà “raddrizzato l’albero storto della finanza pubblica”.

“Avevamo due possibilità: spezzare l’albero storto della finanza pubblica – spiega il leader della Lega – oppure raddrizzarlo. Si è scelto di raddrizzarlo perchè è chiaro che in Parlamento non era possibile spezzarlo”.

Alla domanda se fosse soddisfatto dei decreti o se avesse voluto qualcosa in più, Bossi risponde: “Sono un realista, piano piano…”. Ora il decreto dovrà passare in Parlamento, “e il Governo dovrà accettare un po’ di cose. Però intanto passa”. Alla domanda se teme problemi in Parlamento, infine, Bossi risponde: “Non ci saranno”.

Pier Ferdinando Casini: il federalismo “scassa” l’Italia e “mette le mani nelle tasche degli italiani”. L’Udc lancia una “campagna di verita'” sul federalismo, “vuoto e confuso”, voluto dalla Lega e dalla maggioranza e chiede al Pd e Idv di rinunciare alla “non ostilita'” e di passare all'”opposizione drastica” verso provvedimenti che determineranno “una nuova distanza tra Nord e Sud”.