Disoccupazione Usa: l’illusione delle statistiche

2 Aprile 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – La lettera di questa settimana sarà un anticipo molto breve di un libro che sto scrivendo con Bill Dunkelberg (il capo economista della National Federation of Independent Businesses) sul futuro del mercato del lavoro. Per una serie di motivi ci è voluto molto più tempo di quanto avessi inizialmente previsto, tra cui il fatto che il futuro non è così ovvio come inizialmente pensavo.

Il tuffarsi nei dati ha fatto emergere alcune sorprese. Non aiuta il fatto che sia (probabilmente per la frustrazione di Dunk, anche se è troppo educato per dirlo) cambiato il focus del libro ossia da quello che dobbiamo fare per creare dei nuovi posti di lavoro (che è ancora una parte importante del libro) a che tipo di posti di lavoro ci porterà il futuro e chi sarà in grado di accedere a questi posti.

Ma per capire il futuro del mondo del lavoro dobbiamo essere in grado di misurare ciò che intendiamo quando parliamo di occupazione. E i dati che troppo spesso pensiamo che siano veri, non lo sono affatto. La disoccupazione è negli occhi di chi guarda? Noi sappiamo ciò che significa quando parliamo di nostro fratello che è disoccupato. Ma i dati del governo non hanno lo stesso significato? La risposta è “forse, a volte, e dipende.”

Ho scelto questa parte del libro non solo perché è la parte iniziale, ma anche a seguito di una conversazione che ho avuto questa settimana e che mi ha fatto pensare ai dati e alla loro utilità. E’ in questo contesto che analizzeremo i dati sulla disoccupazione.

Il vecchio detto circa i bugiardi, quei maledetti bugiardi e le statistiche contiene più di un pizzico di verità. Le statistiche sono particolarmente difficili da digerire quando non ci piace quello che dicono. Quante volte mettiamo in discussione la validità di qualche statistica quando questa non è allineata con le nostre idee? (Le statistiche lo hanno dimostrato un sacco di volte!). I numeri sulla disoccupazione degli ultimi anni non ci hanno dato qualche motivo per festeggiare.

Cominciamo con quello che già sappiamo: milioni di persone sono disoccupate. Come facciamo a saperlo? Nello stesso modo in cui sappiamo quanti americani credono che gli UFO siano reali, o nello stesso modo in cui sappiamo quanti guardano il Super Bowl o possiedono una macchina straniera. Quasi tutti i dati provengono da indagini.

I sondaggi possono essere meravigliosi strumenti, ci regalano intuizioni che la nostra mente non potrebbe altrimenti elaborare. Quello che dobbiamo ricordare è che ogni indagine si basa su un campione.

La maggior parte dei sondaggi nazionali utilizzano un campione di, al massimo, qualche migliaio di persone. Da questo si estrapolano le conclusioni su un paese di 300 milioni di persone. L’esperienza ci dice che questo è di solito sufficiente, almeno per la maggior parte degli scopi.

Gli intervistati non possono far altro che rispondere alle domande che gli vengono poste e quindi è importante chiedere la cosa giusta, nel modo giusto. In caso contrario i risultati non rivelano le informazioni che vogliamo sapere.

BLS: La mia agenzia preferita

Le informazioni “ufficiali” sui posti di lavoro o su quelli che mancano, vengono dal Bureau of Labor Statistics che fa parte del US Department of Labor. Il BLS raccoglie, analizza e pubblica una quantità impressionante di dati relativi al mercato del lavoro. Il sito web bls.gov è un tesoro per le persone che sono interessate alle tendenze occupazionali.

Per cercare di capire che cosa il BLS fa, diamo un’occhiata al loro rapporto sulla “Situazione dell’occupazione”. Quello che prendiamo in considerazione è stato pubblicato dal BLS il venerdì 4 gennaio 2013 e precisamente alle 8:30 del mattino, ora di Washington. Le 41 pagine di comunicato stampa riassumono i dati raccolti dal BLS nel sondaggio del mese precedente. Un nuovo rapporto viene pubblicato ogni mese, in genere il primo venerdì non festivo. È la fonte sul “tasso di disoccupazione” che i media riportano e che esaminano attentamente gli economisti.

Il report inizia con due numeri chiave:

1 – La variazione mensile dell’occupazione dipendente non agricola

2 – Il tasso di disoccupazione

In questo mese quei numeri erano pari rispettivamente a 155.000 e al 7,8 per cento. Il primo numero dovrebbe rivelare il numero di nuovi posti di lavoro che l’economia ha generato in quel mese. Il secondo è la percentuale della forza lavoro che durante lo stesso mese è disoccupata durante.

Come fa a saperlo il BLS? I numeri sono estrapolati non da una, ma da due diverse indagini che l’agenzia conduce ogni mese

L’indagine viene condotta su un campione di datori di lavoro e su quante persone lavorano per loro. Il BLS aggiunge le loro risposte ed estrapola i risultati per l’intera economia. In altre parole, i datori di lavoro degli Stati Uniti collettivamente hanno avuto più 155.000 persone che hanno lavorato per loro nel mese di dicembre. O almeno così crede il BLS.

Un’ indagine separata viene condotta sulle persone per determinare il loro status occupazionale. Il risultato questa volta è che il 7,8 per cento degli intervistati “volevano” essere “occupati” ma non lo sono, come lo definisce lo stesso BLS. Ora, perché ci vogliono 41 pagine per trasmettere ciò che abbiamo appena detto in un unico paragrafo? Dettagli, dettagli. Prendiamone in considerazione alcuni di questi prima di andare avanti.

Aggiustamenti stagionali: tutti i mesi non sono uguali. Alcuni degli eventi che influenzano l’occupazione sono imprevedibili, come i terremoti. Altri sono semi-prevedibili, come uragani e bufere di neve ma questi non succedono tutti gli anni. E alcuni sono molto affidabili.

Sappiamo, per esempio, che in estate gli studenti non vanno a scuola e le famiglie tendono ad andare in vacanza. Sappiamo che le persone fanno più acquisti nel mese di dicembre. Sappiamo che i costruttori di automobili introducono nuovi modelli nel mese di settembre. Tutti questi eventi più o meno accadono ogni anno.

Gli statistici del BLS considerano questi fattori e fanno degli “aggiustamenti stagionali”. Questo aiuta a rendere la relazione comparabile con altri mesi. Tuttavia dal momento che non tutti vogliono questi aggiustamenti o non sono d’accordo con la metodologia, il BLS pubblica anche i numeri non aggiustati.

Ci sono anche altre rettifiche meno frequenti, come ad esempio i dati del censimento che vengono raccolti ogni dieci anni o i cambiamenti demografici. Questi aggiustamenti non sono una scienza esatta, ma senza questi aggiustamenti i dati alla fine smetterebbero di dirci qualcosa di utile.

Forza lavoro: un tasso di disoccupazione del 7,8 per cento pone la seguente domanda: 7,8 per cento di che cosa? Si potrebbe pensare che la risposta sia su “tutti”. Non proprio. Non tutti sono in grado di lavorare. Non tutti vogliono lavorare. Il tasso di disoccupazione è una percentuale di un sottoinsieme della popolazione che il BLS chiama la “forza lavoro”.

Infatti, la forza lavoro è un sottoinsieme di un sottoinsieme. A differenza del censimento degli Stati Uniti, che conta ogni essere umano che riesce a trovare, il BLS è interessato solo alla “popolazione civile non istituzionale.” La gente in carcere può spaccare le rocce e fare le targhe, ma per il BLS queste persone non contano. Non competono nella ricerca di un lavoro. La gente negli ospedali, nelle case di cura e altre categorie sono escluse.

Come si vede nel grafico, nel mese di dicembre 2012 la popolazione civile non istituzionale era pari a 244.350.000. La forza lavoro civile era pari a 155.211.000.

Ora, come fa il BLS a determinare il numero di americani che fanno parte della forza lavoro? Li chiamano, o per lo meno interpellano un campione statisticamente valido.

L’indagine sulle abitazioni

Formalmente conosciuta come “Current Population Survey”, l’Household Survey BLS è un campionamento mensile di circa 60.000 famiglie. In realtà è condotta dal US Census Bureau, che poi fornisce i dati grezzi al BLS per poi fare delle ulteriori analisi.

Le 60.000 famiglie sono contattate nel corso di una “settimana ben definita,” normalmente intorno al 12 del mese. A chi risponde al telefono vengono fatto una serie di domande sul loro stato occupazionale. Dalle loro risposte il BLS classifica ogni persona, di almeno 16 anni, in una delle tre seguenti categorie:

1- Occupato

2- Disoccupato

3 – Non facente parte della forza lavoro.

Ogni persona che vive in una famiglia finisce in uno di questi tre gruppi. L’unica via di fuga è quella di essere nella categoria “istituzionale”, come abbiamo visto in precedenza, o di avere un età inferiore ai 16 anni.

Il BLS considera una persona come “occupata”, anche se si tratta di un lavoratore subordinato che è stato assunto in un qualsiasi momento durante la settimana che è stata presa come riferimento. Se avete iniziato un nuovo lavoro il giorno prima e avete lavorato per quindici minuti e poi siete stati licenziati, il BLS vi considera come occupati.

Le persone si contano come occupati se hanno lavorato nella propria attività o in una azienda agricola, o se hanno lavorato anche senza essere retribuiti per almeno 15 ore in un business di famiglia o in un azienda. Questo è importante. Supponiamo che si è stati licenziati il mese scorso, e che invece di cercare un nuovo lavoro si è deciso di avviare una propria attività. Questo è uno scenario abbastanza comune nel corso di una recessione. Anche se nessuno vi ha assunto, la vostra start-up significa che si è “impiegati”.

Anche se si viene contati come occupati ossia come persone che hanno un lavoro, si poteva temporaneamente essere assenti nella settimana di riferimento a causa di una malattia, del cattivo tempo, perchè si era in vacanza, per una gestione di un contenzioso legato al lavoro, o per altri motivi personali.

Il campione del BLS se lo si proietta sull’intera nazione ci dice che gli Stati Uniti avevano 143.305.000 “lavoratori” a metà dicembre del 2012. D’altra parte per essere classificati come “disoccupati” le persone che fanno parte delle famiglie incluse nel campione devono soddisfare tutti i seguenti criteri :

– Non avevano un lavoro durante la settimana di riferimento,

– Erano disponibili per lavorare durante tutta la settimana, e

– Hanno fatto dei particolari sforzi per trovare un lavoro nelle ultime quattro settimane.

(Si deve tenere presente che i dati sulla disoccupazione del BLS non hanno nulla a che vedere con i sussidi di disoccupazione. Anche questa è un informazione particolarmente importante, ma che non fa parte della relazione BLS.)

Partendo da questi presupposti il BLS ritiene nel mese di dicembre 2012 c’erano 12.206.000 disoccupati negli Stati Uniti. A questo dato va aggiunto il dato di 143.305.000 che sono stati “occupati”, e a questo punto otteniamo un dato di 155.511.000 persone che lavorano o che vogliono lavorare. Questo è il dato che rappresenta il totale della “forza lavoro.”

Da qui con un semplice calcolo matematico arriviamo direttamente al tasso di disoccupazione: 12.206.000 diviso per 155.511.000 è uguale a 7,8 per cento. Un anno fa questo dato era pari al 8,5 per cento, quindi forse stiamo facendo dei progressi – ma non ne sarei troppo sicuro.

Il totale della “popolazione civile non istituzionale” è pari a 244.350.000 persone. Se a questo dato sottraiamo la forza lavoro otteniamo a questo punto una terza categoria che il BLS definisce presone che “Non fatto parte della forza lavoro”. 88.839.000 e questo è un dato molto significativo, queste persone non sono né dei “lavoratori” e ne dei “disoccupati”, ma semplicemente non “partecipano” al mercato del lavoro

Il BLS segue questo dato con un valore statistico che definisce “tasso di partecipazione”. Essi hanno scoperto che solo il 63,6% della popolazione aveva un lavoro o era alla ricerca di un lavoro nel mese di dicembre 2012

Il tasso di partecipazione è stato per un lungo periodo di tempo poco considerato, e le ragioni sono che è stato un elemento fortemente dibattuto. La maggior parte degli analisti concordano sul fatto che almeno alcuni che “non partecipano” potrebbero essere parte del mercato del lavoro, se solo decidessero di … partecipare

Vi ricordo che non si viene considerato “disoccupato” a meno che non si abbia cercato un posto di lavoro nelle ultime quattro settimane. È possibile essere considerati come fisicamente in grado di lavorare ed anche come disposti a lavorare se qualcuno vi ha offerto un posto di lavoro, ma è comunque necessario aver fatto degli “sforzi specifici” nel cercare nelle ultime quattro settimane un posto di lavoro. Se così non fosse, allora il BLS non vi considererebbe come disoccupati.

Coloro che non partecipano non necessariamente guardano tutto il giorno la TV. Le persone si trovano spesso si trovano in situazioni diverse. Per esempio qualcuno potrebbe essere nella situazione in cui sta lasciando un posto di lavoro (o che viene licenziato) o che ha deciso di fare un paio di settimane o mesi di viaggio, oppure di prendersi cura di un parente malato o ha deciso di impegnarsi in qualche progetto di volontariato. Ovviamente dovrà vivere con i suoi risparmi o dovrà trovare altri mezzi di sostentamento, e tutto questo lo fanno molte persone.

Un esempio però più inquietante di un non partecipante al mercato del lavoro è un “lavoratore che è scoraggiato”. Queste sono persone che avevano un lavoro, che lo hanno perso e che non riescono a trovarne un altro, ed inoltre non stanno facendo dei “particolari sforzi” nel trovare un nuovo impiego che invece il BLS vuole rilevare. Queste persone tendono ad iniziare a cercare un nuovo posto di lavoro quando pensano che siano disponibili dei nuovi posti di lavoro. Questo porta ad un apparente paradosso in cui un economia che migliora, seduce i lavoratori che sono maggiormente scoraggiati nel cercare un posto di lavoro e questo espande la forza lavoro, viceversa quando le cose vanno male questo fa si che il tasso di disoccupazione peggiori ulteriormente invece di migliorare.

Quindi cosa possiamo dire? Certo il tasso di disoccupazione potrebbe variare bruscamente, anche se non viene assunti o si è licenziati, e questo solo per delle semplici variazioni del tasso di partecipazione. Tornando all’esempio del dicembre 2012 che abbiamo indicato sopra, abbiamo visto che 88.839.000 persone non erano parte della “forza lavoro.” Supponiamo ora che solo che un 1% di quel numero fosse stato fatto di persone che invece sono state alla ricerca di un lavoro in quel mese. Ovviamente non lo hanno trovato un lavoro, ma lo hanno solo cercato. Queste sarebbero 888.390 persone, che invece potrebbero essere conteggiate come ufficialmente disoccupate

Guardate che cosa potrebbe succedere. Il numero dei disoccupati salirebbe da 12.206.000 a 13.094.390. La forza lavoro diventerebbe quindi pari a 156.399.390 e non a 155.511.000. Il tasso di disoccupazione non sarebbe più del 7,8 per cento, ma pari al 8,4 per cento. E se questo dato non fosse solo l’1%, ma il 5% di coloro che “non sono forza lavoro” ma che iniziano invece a fare degli “sforzi specifici” per trovare un lavoro? A quel punto la disoccupazione salirebbe quasi all’11%! Altre ricerche hanno indicato che il 5% non è affatto un presupposto irragionevole su quanti sono effettivamente i “non partecipanti” e che invece attualmente stanno cercando un lavoro, e che forse questo dato potrebbe anche essere troppo basso.

Questo significativo cambiamento ovviamente è del tutto possibile con la metodologia utilizzata dal BLS. Questo significa che stanno facendo i calcoli in modo sbagliato? No, significa semplicemente che stanno cercando di rilevare una situazione particolarmente complessa con un insieme di numeri sufficientemente comprensibili. Ovviamente delle distorsioni sono inevitabili.

Quello che tutto questo ci dice veramente è invece quello di prendere tutti i numeri con un pizzico di grano salis. I condizionamenti politici e le relazioni con i media ovviamente non sono molto di aiuto. Quando il tasso di disoccupazione passa dal 7,8 al 7,6, tutti applaudono in quanto questo rappresenta un forte miglioramento, ci conferma che siamo sulla strada giusta e che stiamo facendo dei progressi! Viceversa un movimento della stessa dimensione nella direzione opposta è un chiaro segnale di recessione, che fa perdere la speranza. (Quindi anche un numero che viene solo dopo il punto decimale del tasso di disoccupazione dimostra che gli economisti hanno un po’ di senso di umorismo, anche se questo è un po’ distorto.)

Il BLS è comunque sempre disponibile a fornirci anche degli altri modi per misurare l’occupazione, ma questi sono in gran parte ignorati dai media della strada, perché ovviamente questi dipingono un quadro molto più tetro. (La breve nota che segue è del mio amico Grant Williams, tratta da : Things That Make You Go Hmmm …)

Il fatto che ci siano diversi tassi di disoccupazione, tra cui uno che è definito come il tasso ‘ufficiale’ (U3), dovrebbe essere più che sufficiente per alzare una bandiera rossa sul fatto di come questi dati siano di facile manipolazione – ed in particolare per quanto riguarda il dato più completo sul tasso di disoccupazione (U6) che è quasi il doppio del tasso ufficiale di disoccupazione. Questo dato comprende

• i lavoratori part-time che desiderano lavorare a tempo pieno, ma non lo possono fare a causa di motivi economici

• i ‘lavoratori che sono scoraggiati’, ovvero coloro che hanno smesso di cercare un lavoro perché le attuali condizioni economiche gli fanno credere che non ci siano dei posti di lavoro disponibili,

• e gli altri ‘lavoratori che sono marginalmente collegati’ o i “lavoratori vagamente collegati”, e coloro che ‘vogliono’ e che sono in grado di lavorare, ma che ultimamente non hanno cercato un posto di lavoro.

E come si può vedere chiaramente dalle tabelle che abbiamo qui riportato, questa è la situazione che abbiamo da un lungo, lungo periodo di tempo.

Invece di concentrarci su un singolo mese, tutti noi dovremmo invece guardare le tendenze di lungo termine. Le anomalie presenti nelle diverse statistiche tendono a riequilibrarsi in certo periodo di tempo. I dati sulla disoccupazione vengono rivisti più volte nel corso dei mesi successivi e vengono anche poi rivisti su base annuale, e degli ulteriori aggiustamenti vengono fatti anche nel corso degli anni successivi, sulla base di nuovi e più accurati dati. Per esempio solo due mesi dopo, abbiamo che il numero di nuovi posti di lavoro nel mese di dicembre 2012 è salito a 219.000. Questo dato rappresenta quasi il 40% in più rispetto alla stima iniziale. Ma invece il mese di gennaio 2013 è stato rivisto al ribasso di 38.000 unità. Delle revisioni così significative sono comunque normali.

Vi ricordate la ripresa che c’era stata senza occupazione durante gli anni di Bush? Poi però nel corso degli anni sono state fatte delle revisioni e queste ci hanno detto che, c’era stata una ripresa ma senza nuovi posti di lavoro. I fattori legati alla destagionalizzazione si basano in gran parte su delle tendenze che sono particolarmente recenti. Se abbiamo una tendenza che punta verso il basso, gli aggiustamenti a livello stagionale è probabile che sottovalutino il numero di posti di lavoro che sono stati creati. Allo stesso modo, i numeri sulla disoccupazione nella recente crisi del credito sono stati rivisti verso il basso, invece prima della crisi la tendenza dell’occupazione era rivolta verso l’alto.

Il BLS deve avere un meccanismo in base al quale effettuare le proprie stime. Dovrebbero però davvero cercare di farlo bene, anche se purtroppo stanno lavorando con dei dati che non sono così precisi. Le formule che usano sono abbastanza pubbliche, anche se un po’ vecchiotte.

Inoltre, il BLS deve cercare di indovinare ogni mese quante sono il numero di nuove imprese che sono state create e il numero di imprese che hanno cessato la loro attività. Il rapporto tra questi due dati è conosciuto come il “rapporto nascita/morte” e questo dato può fare una grande differenza. Il vero dato che definisce la “vera” nascita/morte di nuove imprese non può essere immediatamente conosciuto, se non dopo anni rispetto alla iniziale pubblicazione e questo fino a quando altre fonti di dati di informazione (dati fiscali, ecc.) vengono raccolti e poi analizzati.

Questi aspetti sottolineano in particolare due punti che devono essere sempre tenuti a mente. Primo, generalmente la tendenza che arriva dalle revisioni del BLS sono molto più importanti dei numeri rivelati in fase iniziale. Inoltre, in generale la tendenza può effettivamente darci delle informazioni molto più utili rispetto ai dati che vengono rilasciati mensilmente. Se ai dati di tendenza si aggiungono i dati relativi ad altre informazioni provenienti da altre indagini e fonti, si può riuscire a fornire delle migliori indicazioni per quanto riguarda la direzione che sta prendendo l’economia e i mercati.

In secondo luogo, nessuno prende delle decisioni in funzione dei dati che vengono rilasciati mensilmente sul mercato del lavoro questo qualunque sia la reazione da parte del mercato.

Con tutte queste precisazioni, cerchiamo ora di rispondere alla domanda che abbiamo posto quando abbiamo iniziato questo capitolo. Quanto è grave la crisi occupazionale? I dati del BLS ci forniscono almeno una vaga idea di quella che è la situazione. Nel provare a fare un confronto proviamo ad andare indietro di almeno cinque anni a dicembre 2007. Ora sappiamo che in quel momento la recessione si stava già sviluppando, ma in quel periodo la fiducia nei confronti dell’economia era ancora particolarmente alta.

Si potrebbe scrivere un intero libro analizzando solo i numeri presenti in questa tabella. Alcuni elementi particolarmente salienti e delle anomalie erano:

– Il tasso di disoccupazione nel 2007 era migliore – ed era inoltre migliore rispetto al 5,5% che ora alcuni economisti considerano come dato di “piena occupazione”.

– La popolazione civile non istituzionale è cresciuta approssimativamente di circa 11 milioni di persone in cinque anni, ma la forza di lavoro civile è aumentata di soli 1,6 milioni di persone.

– Il numero di occupati è attualmente (nel 2012) inferiore di 1,9 milioni di persone rispetto al 2007.

– La categoria di coloro che non sono considerati “forza lavoro” è cresciuta in cinque anni di 8,5 milioni di persone.

Chiunque brontolava quando sono stati rilasciati nel dicembre 2007 i dati dal BLS, oggi probabilmente potrebbe essere felice se solo rivedesse quei dati. La situazione ora è molto, molto peggiore rispetto ad allora. E per altri è ancora peggio. Ma da qui in poi la storia continua nel libro, in quanto è arrivato il momento di terminare questa lettera.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da IT Forum News – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

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