Disoccupazione Ocse: ancora ai massimi dal Dopoguerra

12 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Il tasso di disoccupazione nell’area OCSE a maggio e’ sceso leggermente all’8,6%, dall’8,7% di aprile. Lo rende noto la stessa organizzazione precisando che ”lo schema generale di stabilita’ generale prosegue nella maggior parte dei paesi dell’OCSE”.

Il tasso di disoccupazione OCSE rimane, comunque, ad un livello vicino ai massimi del dopoguerra. I paesi con i piu’ alti tassi di tutta l’area a maggio sono stati la Spagna (dove la disoccupazione sale al 19,9%), la Repubblica slovacca (stabile al 14,8%), l’Irlanda (che sale al 13,3%), il Portogallo (in aumento al 10,9%), l’Ungheria (che scende al 10,4%). Il dato complessivo per l’area dell’euro resta invece stabile al 10,0%. I tassi piu’ bassi sono stati registrati in Corea (calo al 3,2%), Austria (scende a 4,0%) e Paesi Bassi (stabile al 4,3%). Il numero di disoccupati nei paesi dell’OCSE, sostanzialmente stabile a partire da agosto 2009, e’ pari a 45,9 milioni a maggio, 1,4 milioni in piu’ rispetto a maggio 2009 e 14,7 milioni in piu’ rispetto a maggio 2008.

Inoltre, sempre a proposito di mercato del lavoro, l’Ocse sottolinea che i flussi migratori internazionali sono diminuiti durante la crisi economica, ma nel momento in cui l’economia recupererà in pieno l’immigrazione sarà ancora una volta necessaria per colmare le carenze di manodopera e di competenze.

Lo sostiene l’Ocse nel nuovo rapporto “International migration outlook 2010”. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico afferma che nel 2008 si è assistito ad un calo degli immigrati di circa il 6% (circa 4,4 milioni di persone) che è continuato nel 2009 interrompendo così un trend di forte crescita che durava da 5 anni.

Per l’Ocse i paesi sviluppati usciranno dalla recessione entro il 2010, mentre l’occupazione dovrebbe riprendere a partire non prima del nuovo anno. Contestualmente si assisterà alla ripresa dei flussi migratori verso tali paesi. Senza l’afflusso di manodopera immigrata l’Organizzazione stima che la popolazione in età lavorativa dei paesi Ocse è vista crescere nel prossimo decennio solo dell’1,9%.