DI QUESTI QUI NON NE POSSO PIU’

27 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

Dopo l’aggressione subita al corteo pacifista, Piero Fassino ha raccontato di aver ricevuto centinaia di telefonate, di e-mail, di fax, tutti di solidarietà. E che dicevano: adesso basta! Voglio dirlo anch’io basta! Parlo soltanto per me, come semplice elettore dell’Ulivo, anzi del Triciclo. In quanto tale, dichiaro che non ne posso più di certi personaggi, davanti ai quali dovrei inchinarmi ogni mattina. Perché, così mi si ripete, sarebbero indispensabili alla vittoria contro l’odiatissimo Silvio Berlusconi.

Non ne posso più di Gino Strada che, da eroe umanitario, s’è tramutato in un iroso capo fazione, capace di dare del “delinquente politico” a chi non la vede come lui sulla guerra in Iraq. Non ne posso più di Armando Cossutta e delle sue ipocrisie. Cita ogni minuto Enrico Berlinguer. E ha messo pure il suo volto sulla tessera del partito cossuttista. Ma io me lo ricordo, l’Armandone, ai tempi di re Enrico. Quando intervistai Berlinguer sulla Nato, un Cossutta invelenito mi sibilò: “Gliela farò pagare, a Enrico, quell’intervista”. Oggi Cossutta strilla di aver sempre combattuto Berlinguer a viso aperto. Vien da rispondergli: ma mi faccia il piacere! Io non l’ho dimenticato il lavorìo sotterraneo dei cossuttiani, d’accordo con i compagni sovietici, allora potenti.

Ha fatto bene Nerio Nesi, in questi giorni, a dimettersi dai Comunisti italiani. Secondo me, dovrebbe lasciare anche il gruppo di Montecitorio. Così non sarà più costretto a stare spalla a spalla con altri due che mi fanno dire: non ne posso più! Sono Oliviero Diliberto e Marco Rizzo, entrambi eletti in collegi blindatissimi (Scandiano, in Emilia, e Firenze-Pontassieve) dai voti di quel centro-sinistra che sbeffeggiano ogni giorno. Per il Bestiario è una storia vecchia, questa dei paracadutati corazzati. L’ho denunciata una decina di volte. Adesso ho deciso di non farlo più. Mi limiterò a stracciare la scheda elettorale, se ci vedrò il nome di qualche finto ulivista.

Un altro che ho deciso di rifiutare è Paolo Cento, dei Verdi. Ecco un ennesimo blindato, a San Giovanni in Persiceto (Bologna), dove il partito di Fassino gli ha regalato un plebiscito bulgaro, il 61 per cento dei voti. Proprio a lui, al Piotta, allo zione dei Centri sociali. Chissà come avrà goduto, sabato 20 marzo. Basta anche con il Piotta e il suo leader maximo, il Pecoraro Scanio. Se li cerchino da soli, uno per uno, i voti che gli servono.

Non ne posso più dei sepolcri imbiancati di Rifondazione. Il Parolaio Rosso telefona compunto a Fassino per solidarizzare con lui. Poi leggi ‘Liberazione’ e ci trovi tutto il contrario. Adesso c’informano che Fausto Bertinotti vuole mandare al Parlamento europeo nientemeno che Vittorio Agnoletto, la santissima icona dei no-global. Ma mezzo partito dice no. E ti credo! Penso, comunque, che il Parolaio ce la farà. Ad ogni modo, fatti loro. Con i rifondisti ho chiuso da un pezzo.

Invece devo dire basta a due personaggi che, un tempo, ho sostenuto: Achille Occhetto, nella svolta del 1989, e Tonino Di Pietro, nell’era di Mani pulite. Da quando si sono messi insieme, hanno esaltato i loro difetti. Achille è in piena furia vendicativa contro l’ex-Bottegone, oggi Botteghino. Tonino s’è montato la testa e pensa di essere l’Uomo della Provvidenza, l’unico in grado di sconfiggere il Berlusca. Fate pure il vostro gioco, signori. Ma il vostro non sarà più il mio.

Non ne posso più anche di tante altre figure minori. Per esempio, del compagno Giuseppe Giulietti, che appena uno osa criticare il reticente Tg3 di sabato 20 marzo sull’aggressione a Fassino, strilla il suo proclama contro “il servizio d’ordine mediatico del premier che sferra il consueto attacco, ecc. ecc.”. Altro esempio? Il prete pacifista che si è detto contento della cacciata di Fassino, alla faccia della carità cristiana.

Per non parlare degli inossidabili minimizzatori, parlo di una quota della sinistra girotondina. Quelli del “ma non è successo niente!”, Fassino è stato soltanto criticato con foga, gli avranno pure tirato le aste delle bandiere, ma erano sottili come rametti d’ulivo, e anche le bottiglie che gli volavano addosso erano di plastica sottilissima…

Per non farla lunga, penso che il Triciclo debba rompere con questo campionario di finti amici e di veri nemici. Servono soltanto ad allontanare dall’Ulivo i voti di tanti italiani tranquilli. Del resto, vincere con loro è uguale a perdere. Fassino deve sciogliere il dilemma che ci ha presentato lunedì 22 marzo, nell’intervista a Massimo Franco, del ‘Corriere della sera’: “Siamo un centrosinistra in preda alle velleità estremistiche e ai calcoli di bottega, o sappiamo guidare in modo credibile l’Italia e restituire speranza a un Paese incerto e smarrito?”.

Il problema è tutto qua. Anche per questo, la giornata balorda del 20 marzo deve segnare una svolta, l’inizio di un chiarimento decisivo. Prima di tutto, tra la maggioranza di Fassino e il Correntone, sempre più tentato dalla scissione. Ci sarà questa svolta? Spero di sì, ma temo di no. E vedo già il Berlusca che, tra le rovine della sua Casa delle libertà, se la ride, oh come ride!

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