DEUTSCHE UBER ALLES

9 Marzo 2000, di Redazione Wall Street Italia

Visto che i media – non solo tedeschi – se ne escono con titoloni
romantici quali ”rivoluzione nel settore finanziario” o persino ”morte del
sistema bancario universale”, è bene stare coi piedi per terra. E
analizzare, punto per punto, l’annunciato matrimonio fra la Deutsche Bank di
Rolf Breuer e la Dresdner Bank di Bernhard Walter.

Partiamo prima di
tutto dai fatti assodati: dal sodalizio nascerà il primo istituto di credito al mondo. La fusione di Deutsche più Dresdner significa infatti
attività di bilancio per 1250 miliardi di Euro. Una somma che risospinge
gli istituti giapponesi sinora capofila (il gruppo
Daiichi/Fuji/Industrial così come il consorzio Sumitomo/Sakura) rispettivamente al secondo e
terzo posto.

Nascendo dunque un megaconsorzio – che con ogni probabilità
si chiamerà solo Deutsche Bank – di ben 140mila dipendenti e 3.800
filiali, appare del tutto giustificata l’euforia con cui sinora ha
reagito la Borsa: il verde titolo della Dresdner è giá balzato del 20 per
cento a quota 57 Euro; quello blu di Deutsche Bank del 9 per cento a quota
95 Euro.

Dai numeri veniamo ora alla strategia di fondo del matrimonio.
Per inquadrare la quale basta ricordare che il 62enne Rolf Breuer, dal
maggio del ’97 alla guida di Deutsche Bank, ci aveva fatto capire sin
dal novembre 1998 su cosa puntava: fu allora infatti, con uno
spettacolare colpo da 10 miliardi di dollari, che Breuer rilevò Bankers Trust, al
settimo posto fra le banche di investimento americane.

Il matrimonio annunciato è
dunque tutto all’insegna dell’investment banking, il settore in cui già
da tempo Rolf Breuer – dal 1974 direttore del reparto Borsa della
Deutsche Bank; dall’87 responsabile dell’Investment – sta concentrando il
futuro dell’istituto di Francoforte.

Arriviamo così al terzo e decisivo
punto del sodalizio: al fatto cioé che con esso ”è morta la tradizionale
banca universale tedesca”, come ha rilevato giustamente il quotidiano
”Die Welt”. Così com’é finalmente morto e sepolto tutto quel groviglio
caotico di controlli incrociati che, sino all’altroieri, appesantiva
il sistema bancario e finanziario tedesco.

Anche qui, prima di tutto, i
dati: nel portafoglio di Rolf Breuer ritroviamo infatti il 7 per cento
del gruppo Allianz; di cui la Dresdner Bank controlla il 10 per cento
del pacchetto. Di converso, il potentissimo Henning Schulte-Noelle di
Allianz controlla sia il 21,7 per cento della Dresdner che il 5 per cento
di Deutsche Bank.

E’ chiaro dunque che dalla fusione dei due istituti
di credito, sará soprattutto il gruppo assicurativo di Monaco a
guadagnarci: tanto il rapporto con i singoli clienti infatti che l‘intero
settore dell’Asset Management rientreranno ben presto nelle competenze di
Allianz (che già nel ’99 amministrava capitali nell’ordine dei
400miliardi di Euro; senza ancora contare quelli amministrati dall’americana
Pimco rilevata l’anno scorso da Allianz).

Se per Breuer allora il matrimonio
significherà via libera sia all’Investment che al commercio elettronico
(l’altro settore in cui la Deutsche Bank sta puntando capitali), per
Schulte-Noelle esso comporterà soprattutto la possibilità di trasformare
Allianz in un vero ”Allfinanzkonzern”, in un gruppo finanziario cioé
universale.

”I concetti distinti di banca e assicurazione”, ha detto
di recente lo stesso Schulte-Noelle, ”hanno sempre meno senso oggi”. Ed
è per queste enorme potenzialità di crescita del gruppo di Monaco che
la Borsa ne ha già premiato il titolo: dai 248 Euro del settembre scorso
salito ai 382 Euro di mercoledì 7 marzo. Un matrimonio a tre dunque
questo della Deutsche-Dresdner ed Allianz che avrá profonde ripercussioni
sia per la Hypo-Vereinsbank di Monaco che per la Commerzbank di
Francoforte. Sarà Albrecht Schmidt della Hypo ad inserirsi ora, praticamente
senza più rivali, ”nel lucrativo settore dei clienti privati”, come
prevede lui, ”e delle piccole e medie aziende”.

Mentre a Martin Kohlhausen
della Commerz non è rimasta che l’alternativa di una nuova fusione
internazionale (a Francoforte si rifanno sentire le voci di un matrimonio
di Commerz con la Mediobanca). A farne davvero le spese di tanti
”rivoluzionari” cambiamenti saranno, come al solito, i dipendenti: almeno un
terzo, si prevede, dei 2800 sportelli di Deutsche-Dresdner chiuderà ben
presto i battenti; e circa il trenta per cento del personale dovrà
cercarsi un nuovo posto di lavoro.