Deutsche Bank, Bce sbaglia: danni a banche, pensioni ed economia

24 Agosto 2016, di Alberto Battaglia

Mentre la Bce in queste ultime ore non esclude di proseguire e aumentare il suo piano di stimoli all’economia, caratterizzati dall’introduzione di tassi negativi e massicci acquisti di titoli, il ceo di una delle più grandi e traballanti banche europee, Deutsche Bank, invoca un cambio di rotta.

La Bce “ha fatto molto durante la crisi finanziaria e del debito per stabilizzare l’Europa” ma ora la sua politica monetaria “va in senso contrario all’obiettivo di rafforzamento dell’economia e di messa in sicurezza del sistema bancario europeo”, dice John Cryan al giornale tedesco Handelsblatt.

Come molti osservatori notano da tempo, lo stimolo dei tassi rasoterra o addirittura negativi erode la redditività delle banche e “punisce” quelle che preferiscono mantenere liquidità piuttosto che prestare all’economia; uno schema che secondo Cryan, non funziona.

Il margine d’interesse su cui molti dei redditi delle banche vengono generati si è ridotto in media del 7% dal 2009 in tutta l’Eurozona tanto che “non è l’attività di prestito che costa interessi ma avere della liquidità”, per questo “si punisce la sicurezza“.

Se in un primo momento la svolta espansiva della Bce su un credito che faticava a fluire sembrava una randellata utile a scuotere le banche affinché prestassero all’economia reale, a distanza di un paio d’anni i risultati sembrano ancora insoddisfacenti e numerosi istituti, fra cui proprio Deutsche Bank faticano a produrre utili (nel 2015, infatti, l’istituto ha chiuso in perdita).

I circa 223 miliardi di liquidità detenuti da Deutsche Bank, al 30 giugno di quest’anno, “in questi tempi di tassi negativi” costano “diverse centinaia di milioni all’anno”, spiega Cryan.

Non solo, questo ecosistema avaro di ritorni ha “conseguenze drammatiche anche sui risparmiatori e sui loro piani per la vecchiaia“; sì, perché molti degli asset a reddito fisso che rientrano nei piani d’investimento degli operatori della previdenza rendono molto meno di prima. Come aveva sottolineato qualche mese fa Larry Fink, se maggiori risorse dovranno essere sottratte dai consumi di oggi per conseguire una pensione soddisfacente domani, anche la stessa crescita potrebbe subire dei contraccolpi.

Ma, forse più importante di tutto il resto, “non si vedono”, secondo Cryan, “gli effetti positivi che ci si proponeva: le imprese preferiscono non investire a causa della continua incertezza e non chiedono quasi più prestiti”. E anche se rispetto allo stress test precedente le banche europee sono nel complesso più solide di prima, ora hanno “soprattutto un problema di redditività e poiché non riescono a guadagnare abbastanza, devono cercare altre vie per riuscire a soddisfare requisiti patrimoniali sempre più elevati”.

Il risultato? Un volume di bilancio che continua a diminuire; andando avanti così le banche “finiscono per diventare un freno alla ripresa economica“.