Delrio: governo valuta tasse sui Bot

23 Febbraio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Assumendosi l’onere del governo Renzi sa che corre “un grosso rischio”. Perché i problemi dell’Italia sono tanti ed endemici e c’è “bisogno di un tempo più lungo” per risolverli. A dirlo, ospite di ‘In Mezzora’ di Lucia Annunziata il braccio destro del premier, Graziano Delrio, nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che traccia anche le linee di azione del nuovo governo, sottolineando che dovrà “dimostrare con i fatti di essere all’altezza”. “Abbiamo messo in campo una squadra seria, persone che daranno un contributo importante nel merito delle questioni”, dice. Ma il suo nome era davvero in pista per l’Economia? “Qualcuno, anche Matteo, diceva di sì. Ma io non mi sono mai sentito in corsa, uno come lui che ha 39 anni ha bisogno di uomo vicino con grande credibilità internazionale”.

Rispetto 3%, giù cuneo, no patrimoniale, no licenziamenti P.a. – Intanto, assicura Delrio, “non vogliamo sforare il 3%, non ha senso” e, tra l’altro, “c’è un 3% del nostro Pil che non stiamo rispettando, quello da reinvestire in ricerca e sviluppo. Vogliamo andare in Europa dicendo che non siamo l’Italia che annuncia ma che fa”. E “intendiamo certamente aumentare seriamente il taglio del cuneo fiscale. Pensiamo di ricavare risorse in parte dalla spending review, in parte da operazioni industriali e dal rientro dei capitali”. E quanto alla Pubblica amministrazione, il tema – assicura – “non è tagliare, ma renderla più efficiente. Non credo che in questo momento il Paese si possa permettere di licenziare”.

No patrimoniale, si valuta tassazione rendite finanziarie – Niente patrimoniale, assicura sempre Delrio. Discorso diverso per le rendite finanziarie, perché “c’è una parte non in linea con la tassazione che c’è in Europa e questo per reperire più soldi va valutato”. “Se una signora anziana ha messo da parte 100 mila euro in Bot – è l’esempio – non credo che se le togli 25 o 30 euro ne avrà problemi di salute. Vediamo”.

Conflitto di interessi – Nel menù del governo anche il conflitto di interessi perché “quando dico che vogliamo far diventare Italia un Paese modello” significa anche che “abbiamo bisogno di una legge sul conflitto di interessi, è una cosa che il Paese merita”.

Riforme o non temiamo urne – Altro capitolo le riforme. L’Italicum, dice Delrio, non è stato congelato come ha detto Algano. E in ogni caso “se il Parlamento ci sta” a fare le riforme “bene. Sennò – chiarisce – non è certamente Renzi che ha paura delle urne”. “Se la gente deciderà che le nostre riforme sono sbagliate o troppo forti, torneremo a dare la parola al popolo”.

Nessuno defenestrato – Quanto alla fine del governo Letta “non abbiamo defenestrato nessuno, è stata semplicemente una lettura diversa di diversi contesti. Nessun complotto di potere e nessun giudizio personale”.

Porte aperte per Gratteri consulente – E su Nicola Gratteri: “E’ una figura di speranza per la gente comune. Sa, e glielo ho confermato anche stamattina , che se vorrà essere consulente del premier per la criminalità le porte di palazzo Chigi per lui sono sempre aperte”. Gratteri era in corsa per il governo dice ancora Delrio ma “c’era problema molto serio che non avevamo valutato, una grossa ingenuità. Il fatto che un magistrato non vada al ministero della Giustizia è una regola che è impossibile da eludere”. (ANSA)

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La mossa di Renzi. Tasse più alte sui Bot per abbassare l’Irpef.

di Carlo Bertini

Due opzioni: aliquota al 20% o al 22-23 per tutte le rendite
Ed è scontro con l’Ncd. “Nessuna patrimoniale” assicura Delrio

C’è da scommettere che Matteo Renzi passerà ore a rimuginarci su prima di decidersi. Da anni nessun premier ha avuto l’ardire di sfiorare il bene rifugio per eccellenza, i Bot, con un’arma contundente come le tasse.
Alfano e i suoi sono imbufaliti, dicono che queste cose vanno concordate e che questo primo incidente è dovuto al fatto che non è stato firmato un programma. «Nesun aumento della pressione fiscale», avverte Schifani.
Nulla è deciso, ma le opzioni sono due, devono essere pesate al millimetro e potrebbero riguardare solo i detentori di quote significative di risparmi, oltre i centomila euro. Sono anni che se ne parla ma è materia politicamente incandescente perché riguarda il cosiddetto risparmio degli italiani, cioé Bot e Btp.

Lo stesso Mario Monti nel 2012, spread alle stelle, aveva armonizzato la tassazione sulle rendite finanziarie, innalzandola ai livelli europei, tralasciando però i titoli di Stato, ancora fermi al 12,5%. Ed è possibile che, malgrado il muro di resistenze, stavolta si proceda allineando l’Italia al resto d’Europa. È una delle ipotesi che sta dietro le parole che il sottosegretario alla presidenza, Graziano Delrio, ha pronunciato ospite di Lucia Annunziata su Rai3.

«C’è una parte delle rendite finanziarie non in linea con la tassazione che c’è in Europa e questo argomento per reperire più soldi va valutato». Negando nettamente che vi sia una patrimoniale in arrivo, cioé un prelievo forzoso magari una tantum o in stile Imu, Delrio ha provato a sdrammatizzare: «I Bot sono rendite e se una signora anziana ne ha messi da parte per cento mila euro, che magari gli rendono un tot di soldi, non credo che abbia un problema di salute se le facciamo pagare 25-30 euro in più. Vediamo da caso a caso». E secondo il principio che «chi ha di più deve pagare di più» e che tali risorse «vanno destinate alle fasce più deboli», si studiano varie opzioni. Oltre alla prima, alzare il prelievo al 20%, la subordinata è portare al 22-23% tutto il sistema di tassazione delle rendite, quindi titoli di stato, azioni, fondi di investimento e quant’altro. Riducendo comunque, in entrambi i casi (20 o 22-23%) il prelievo sui fondi pensioni, le cui cedole oggi vengono tassate alla fonte all’11,5%, ancor meno dei Bot. Sarebbe questa una delle fonti di gettito con cui finanziare il calo delle tasse (Irap e Irpef), insieme ai proventi della spending review.

Un calo confermato dal premier, che di buon mattino twitta che «la burocrazia è la madre di tutte le battaglie, significa cambiare mentalità, tutti», avverte. È un preciso avvertimento a tutti quei soggetti dell’apparato statale rei di frenare i processi invece di fluidificarli. Uno dei sottosegretari in pectore con voce in capitolo cita ad esempio un decreto del 2012 per favorire la nascita di imprese, ancora al palo dopo due anni, «è stato fatto solo il bando per far partire il portale, ecco cose come queste non devono più accadere…». Renzi conferma che questa è una priorità insieme alla scossa sulle tasse: «Le ho sempre abbassate, niente promesse, ma ci proveremo». Arriva a Roma nel pomeriggio con il buon viatico degli annunci di Civati e dei popolari per l’Italia decisi a votare la fiducia. Parla al telefono con la Merkel e si mette al lavoro sui dossier con Delrio, preparando il discorso che terrà oggi al Senato. Le riforme annunciate sono quelle del fisco, lavoro, pubblica amministrazione e legge elettorale. «L’Italicum non è congelato, a tutti è stato detto che la prima cosa da fare è l’approvazione della legge elettorale alla Camera», garantisce Delrio. Fissando pure una scadenza che alla luce delle polemiche risulta ancor più significativa: «In sei mesi la legge elettorale sarà rifatta e altre riforme saranno a buon punto. Finito il semestre europeo speriamo di essere in conclusione anche delle riforme costituzionali», come l’abolizione del Senato.

Ma è bastato il suo annuncio sui Bot per scatenare un vespaio, la prima vera prova del fuoco sarà quella dei mercati perché questa settimana non mancano gli appuntamenti, tra martedì e giovedì ci sono cinque aste, sia per privati che per investitori istituzionali. «Non è un segnale giusto», si indigna la Camusso. «Meglio la patrimoniale perché il rischio di concentrarsi solo sui Bot in quella dimensione significa intervenire solo su un’area di ceto medio che ha già pagato pesantemente in questa crisi». Si sollevano muri da Forza Italia, dalla Gelmini alla Carfagna, fino a Giovanni Toti, i berluscones sono lesti a cavalcare la protesta.

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Renzi: ‘Ridurre l’Irpef, non prometto ma provo’

“Non annunci spot – assicura – ma visione alta e concretezza da sindaci – scrive – Oggi con Graziano Delrio sui dossier – scrive Renzi – metodo, metodo, metodo”. Il tweet si conclude con un “#buonadomenica”. Quella della burocrazia – sostiene Renzi – è la madre di tutte le battaglie. Significa cambiare mentalità, tutti. Il lavoro preparato da Nicola Gratteri e dal suo team sulla giustizia – assicura rispondendo a una domanda – è uno dei dossier più interessanti. È sul tavolo. Nella mia esperienza di amministratore – dice a un altro – le tasse le ho sempre ridotte (provincia: Ipt; comune: Irpef). Niente promesse, ma ci proveremo”.

E a chi chiede “perché non iniziare a recuperare dal dossier del commissario alla spending review Cottarelli e recuperare risorse per giovani e impresa?”, Renzi risponde che anche questo dossier è sul tavolo. Aspettiamo il giuramento del ministro Padoan e ci lavoriamo”. E a chi chiede più attenzione per l’economia digitale e invoca un “governo 2.0 Renzi diche che “su su questo tema resterà sorpreso”. “l’indispensabile attenzione ai temi dell’economia digitale” e invoca un “governo 2.0. L’Italia è terra di opportunità e non di rendita” dice poi il presidente del Consiglio a un utente che gli chiede di non deludere “i ragazzi della sua età” cui ha “dato una speranza”.

Passata la mattinata in famiglia, Renzi è già di rientro a Roma dove domani affronterà la prima prova in Parlamento con il discorso programmatico con il quale chiederà il voto di fiducia in Senato. (ANSA)

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