“Deflazione, male assoluto? Sbagliate, e sarà un bene se la battaglia di Draghi fallirà”

3 Dicembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Nessuno vuole scardinare i pilastri dell’economia. Ma una domanda Matthew Lynn, giornalista finanziario che scrive per Marketwatch nella sua rubrica “London’s Eye” ed ex editorialista di Bloomberg News, non può fare a meno di farsela. “Se la deflazione è così terribile, perchè la Spagna e la Grecia stanno crescendo?”.

Grecia e Spagna sono di fatto i due paesi dell’Eurozona che presentano la deflazione peggiore; ma anche due dei paesi con il maggior tasso di crescita nell’area.

Per Lynn, il motivo è il seguente: “la deflazione non è così negativa come a volte viene descritta dagli economisti tradizionali. Il vero problema è il debito. Ma se ciò è vero, forse l’Eurozona farebbe meglio a cercare di sistemare i conti pubblici, invece di fare una campagna promozionale per l’aumento dei prezzi – soprattutto perchè probabilmente, in ogni caso non avrebbe comunque successo”.

“Non c’è alcun dubbio sul fatto che l’Eurozona stia scivolando inesorabilmente verso la deflazione. Soltanto la scorsa settimana, si è appreso che il tasso di inflazione è sceso allo 0,3% lo scorso mese, contro lo 0,4% del mese precedente, e a un valore significativamente più basso di quello atteso dal mercato”. Ed è una situazione che va avanti da un po’ di tempo, dal momento che l’inflazione – misurata dall’indice dei prezzi al consumo – non è riuscita a centrare il target della Bce del 2% dall’inizio del 2013, scendendo in modo sostenuto dal massimo del 3% toccato a fine 2011″.

A ciò si aggiunge il collasso dei prezzi del petrolio, la debolezza delle vendite al dettaglio, l’aumento della disoccupazione. “La gente che ha perso il posto di lavoro non spende, e “le aziende non alzano i prezzi se i negozi sono vuoti”. Considerato questo quadro, “la maggior parte degli economisti dirà che tale situazione è molto preoccupazione, e che la Bce deve agire immediatamente per impedire che ci sia un ulteriore peggioramento. La gente posticiperà gli acquisti perchè riterrà che i prezzi saranno più bassi il mese successivo. Le aziende saranno riluttanti a investire perchè vedranno scendere sia i prezzi che gli utili. Ne risentirà la fiducia, e l’economia soffrirà. Ancora peggio, i debiti dei paesi della periferia dell’Eurozona saranno fuori controllo, perchè l’ammontare che dovrà essere onorato sarà lo stesso, ma ci saranno meno entrate”.

Fin qui tutto fila.

Ma tornano poi alla mente i casi di Grecia – prezzi in calo a tasso annuo 1,7%, a fronte di Pil +1,9% – e Spagna – prezzi in calo -0,4%, a fronte di un Pil +1,6% su base annua. Diverso il quadro nei paesi in cui i prezzi stanno salendo. Il tasso di inflazione in Germania, motore dell’economia dell’Eurozona, è ancora positivo e pari allo 0,5%; eppure il paese ha evitato la recessione per un soffio. Peggio in Francia, dove a fronte di un’inflazione positiva, la crescita è in fase totale di stallo.

L’esperto spiega la situazione così: “nella realtà, non c’è nulla di terribile con il calo dei prezzi. E’ quanto accade in una economia competitiva. La maggior parte degli acquirenti è contenta di poter comprare beni a un prezzo più basso”. E “non ci sono forti prove che suggeriscono che la gente sia meno invogliata ad acquistare beni”, anche perchè “se così fosse, nessuno acquisterebbe mai una televisione o uno smartphone, visto che tutti sanno alla perfezione che questi articoli possono essere acquistati con meno soldi l’anno successivo”.

Il punto è che “il consumatore acquista cose quando ne ha bisogno (d’altronde, non si possono portare nella tomba né i soldi né lo smarthphone), anche perchè non si può posticipare l’acquisto per sempre. E non ci sono neanche tante prove secondo cui le aziende perderebbero fiducia. Anche perchè, se così fosse, la produzione di beni elettronici al consumo si fermerebbe”. Le aziende, “investono nei mercati dove pensano che potranno fare soldi, e dunque fino a quando i costi scenderanno, il calo dei prezzi sarà accettato”.

Insomma, per Matt Lynn, “la minaccia alla crescita che arriva dalla deflazione è decisamente esagerata”. E infatti, “per la maggior parte del 19esimo secolo, la deflazione era considerata un fenomeno completamente normale, che non frenò la Rivoluzione Industriale”. Dunque, “una deflazione moderata potrebbe davvero aiutare la Spagna e la Grecia. Con i beni che diventano più economici, i consumatori saranno più fiduciosi e inizieranno a spendere di nuovo”.

Detto questo, “il problema è laddove ci sono debiti elevati”. In questo caso, “se i prezzi scenderanno, i ratio dei debiti peggioreranno sempre di più fino a diventare insostenibili”.

Ma, “in quel caso, sicuramente la risposta sarà gestire il debito, non la deflazione”. Il punto è che “molti paesi dell’Eurozona hanno debiti che probabilmente non riusciranno mai a rimborsare. E se pensano che l’inflazione potrà aiutarli, saranno delusi in quanto ciò non accadrà”.

Per Lynn, “la cosa migliore da fare sarebbe ristrutturare i debiti. La Bce (con il presidente Mario Draghi) farà il possibile per combattere la deflazione. Ma probabilmente le sue misure non funzioneranno, e forse sarà meglio così, visto che la deflazione non è così orribile come si pensa”. (Lna)

Fonti da cui l’articolo è stato estrapolato

MarketWatch