Def, Fassino: da Renzi sì a via per calo gettito da Imu a Tasi

9 Aprile 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Schiarita dopo l’alta tensione tra il premier Matteo Renzi e gli enti locali sul tema dei tagli ai Comuni e alle Regioni. Concluso l’incontro, a Palazzo Chigi, tra il presidente del consiglio e tra gli altri il sindaco di Roma, Ignazio Marino, di Napoli Luigi De Magistris, il sindaco di Torino e presidente dell’Anci, Piero Fassino. Nel corso di una conferenza stampa, Fassino ha reso noto che il premier ha confermato che non ci saranno nuovi tagli ai Comuni, in base a quanto stabilito dal Def.

Il premier, ha detto Fassino, “ha chiarito che allo stato attuale un testo del documento non esiste, esistono bozze di lavoro che non vanno assunte come decisioni adottate, e in particolare che il Def che si appresta a varare non prevede nuovi tagli a carico dei Comuni e che in ogni caso del Def il governo intende discutere a partire da settembre, quando bisognerà redigere la legge di stabilità”.

Renzi, ha continuato il presidente dell’Anci, ha mostrato disponibilità a risolvere la questione del calo del gettito che interesserà alcuni Comuni, causa il pasaggio dall’Imu alla Tasi: “il governo si è detto disponibile ad una soluzione di questo problema”, ha detto, precisando che mercoledì ci sarà un altro incontro “per definire una soluzione e un percorso che dia esito positivo”. Si pensa alla ricostituzione del fondo perequativo da 625 milioni che era stato creato nel 2014.

Ancora: “Si è affrontato un altro tema che era già oggetto di accordo ma che stentava a trovare implementazione, cioè accelerare la rinegoziazione dei mutui contratti dai Comuni con Cassa Depositi e prestiti e la ridefinizione della definizione di tasso dei mutui erogati ai Comuni. Il premier ha detto di essere assolutamente d’accordo con la nostra sollecitazione e ha dato precise rassicurazioni che il governo intende muoversi per una rimodulazione dei mutui che hanno un’incidenza finanziaria significativa su molti Comuni”.

I Comuni hanno inoltre “sollevato l’esigenza di dare corso a un’intesa già conseguita ma non implementata, cioè il superamento di una selva di norme ordinamentali, vincoli e obblighi” che pesano sui Comuni. In particolare “c’era un accordo per inserire un emendamento in questo senso nella legge di Stabilità 2015, ma nella riscrittura dell’ultima notte quella norma si è persa, e oggi chiediamo si attui quell’accordo per liberare i Comuni da una giungla di vincoli che rendono la nostra vita faticosa senza conseguire risparmi di spesa”.

Fassino ha sottolineato che l’Anci presenterà una proposta all’esecutivo per limitare l’impatto dei tagli su Roma, Firenze e Napoli rispetto alle altre città metropolitane.

“Abbiamo confermato la volontà dell’Anci di atteneresi all’intesa sul riparto dei tagli sulle città metropolitane, ma al tempo stesso abbiamo posto un’oggettiva osservazione, e cioè che quell’accordo è particolarmente oneroso per Roma, Firenze e Napoli”, ha detto, aggiungendo che i sindaci chiedono “non la ridefinizione dell’accordo” e dell’entità del taglio che resta invariato, “ma come, attraverso un diverso riparto tra le diverse città o con altri meccanismi, si possa ridurre l’impatto su Roma, Firenze e Napoli. Ne discuteremo in riunione con le città metropolitane oggi per definire una proposta che porteremo all’incontro di mercoledì prossimo”.

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ROMA (WSI) – “Dal 2010 ad oggi, tra taglio dei trasferimenti e patto di stabilità, i Comuni hanno fatto sacrifici per 17 miliardi di euro. E questo nonostante incidano poco sia sul totale del debito pubblico, il 2,5%, sia sull’intera spesa pubblica, il 7,6%. Mi pare che altri abbiano contribuito molto meno al risanamento dei conti pubblici”. Forte è la denuncia del sindaco di Torino e presidente dell’Anci Piero Fassino, che intervistato dal Corriere della Sera, ha precisato: “mi riferisco alle amministrazioni centrali dello Stato”.

“In molti casi”, i tagli previsti per questi ultimi “sono rimasti sulla carta. Sui Comuni è molto più facile intervenire: i soldi non arrivano punto e basta. Sulle amministrazioni centrali dello Stato, come i ministeri ma non solo, il percorso è più complesso”.

A farsi sentire anche il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore del Piemonte Sergio Chiamparino che, in un’intervista a Repubblica, si è così espresso sulla prospettiva di tagli alle Regioni: “Credo che l’unico settore in cui si possa ancora intervenire sia quello della riduzione del numero delle società partecipate. Ma qui dobbiamo dirci le cose con chiarezza, senza prese in giro: la riduzione delle partecipazioni regionali è certamente un’operazione virtuosa ma i suoi effetti non sono immediati. Si vedono nel medio periodo ed è dunque illusorio pensare che questa possa essere la chiave per consistenti riduzioni di spesa nel 2016. E’ paradossale che si parli di nuovi tagli appena conclusa la trattativa sulla legge di Stabilità. Nel 2014 le Regioni hanno tagliato 5,5 miliardi di euro. Un miliardo e settecento di tasse nazionali che serve a garantire il monte stipendi dei dipendenti. Al contrario, noi avremmo bisogno di garanzie di segno opposto: il taglio di 2,2 miliardi del fondo sanitario che abbiamo accettato per quest’anno non potrà essere replicato per il prossimo, a meno di non ridurre le prestazioni. Credo che ci siano amministrazioni centrali dello Stato che potrebbero forse contribuire maggiormente alla riduzione delle spese”.

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ROMA (WSI) – E’ terminata la riunione del Consiglio dei Ministri, dedicato ad un primo esame del Documento di Economia e Finanza. La riunione è durata un’ora e 45 minuti. “Non ci sono tagli e non ci sono aumenti delle tasse. Capisco che non ci siate abituati ma è così: da quando al governo riduzione costante delle tasse”. E’ quanto ha detto il premier Matteo Renzi, in conferenza stampa a seguito dell’esame preliminare del Def.

“Abbiamo disattivato 3 miliardi di clausole che avevano previsto i governi precedenti”. “Nel 2015 riduciamo le tasse per 18 miliardi più i 3 di clausole che eliminiamo”. “Le tasse non aumenteranno, un’eventuale riduzione ci sarà nella legge di stabilità per il 2016, se saremo in condizione”. Dunque nel 2015, secondo Renzi, ci sarà una riduzione di tasse per 21 miliardi.

Renzi ha parlato di “previsioni di sventura puntualmente smentite” sul taglio dell’Irpef da 80 euro, “con il bonus che è strutturale: chi sta a casa sa perfettamente che gli 80 euro sono una riduzione di tasse e più soldi in tasca”. Confermate le stime di un prodotto interno lordo che nel 2015 segnerà una crescita +0,7%, contro le previsioni +0,6% precedenti.

“E’ finito il tempo in cui i politici chiedevano i sacrifici ai cittadini. I cittadini sanno che da questo governo non vengono richieste nuove tasse” – ha continuato Renzi – Abbiamo fatto gli 80 euro, il taglio dell’Irap, la detassazione sul lavoro e continueremo. Certo c’è bisogno di far dimagrire un po’ la macchina pubblica, ma se i sacrifici li fanno i politici male non fa: se saltano poltrone nei Cda delle partecipate non è un sacrificio…”, ha concluso sul punto Renzi. E non poteva mancare una frecciatina: “A quelli che si lamentano del debito, chiedete cosa hanno votato sul fiscal compact…”

“Esiste una terza via tra il modello dell’Italia come un ‘Paese normale’, una Prussia in sedicesimo, e il modello di un ottimismo senza frontiere, che diventava un ottimismo di plastica perchè non cambiava mai niente? Io penso di sì, e penso che la globalizzazione ci chiami ad un’Italia più affascinante di quella che ci raccontiamo”.

Renzi parla della sua ‘Terza via’, mettendola tra il ‘Paese normale’ di dalemiana memoria e l’ottimismo “di plastica” di Silvio Berlusconi. “Terminata la fase di attuazione delle riforme, che richiede ancora tempo, la vera domanda sarà: qual è l’Italia che sognamo e vogliamo costruire?”.

Dal canto suo, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha reso note le stime sul debito, che si attesterà al 132,5% del Pil nel 2015 per scendere al 130,9% nel 2016 e al 123,4% nel 2018. “Nel 2018 la regola del debito è completamente soddisfatta, con il contributo marginale delle privatizzazioni che però è importante – ha detto il ministro, aggiungendo che “nel 2018 questo incubo di questa montagna di debito che può attivare terribili regole di taglio della ghigliottina saranno finalmente via e credo che per la prospettiva dell’Italia questo sarà un risultato importante”.

Padoan ha annunciato anche che dal processo di privatizzazioni avviate dal Governo è atteso un contributo al Pil stimato tra l’1,7 e l’1,8%, “spalmato” tra il 2015 e il 2018.

Riguardo al Pil nel 2015 +0,7% e disavanzo al 2,6% del prodotto interno lordo, Padoan ha parlato di “stime prudenziali”, aggiungendo che nel 2016 il Pil si attesterà all’1,4% e all’1,5% nel 2017 e che nel 2016 il deficit/Pil 2016 scenderà all’1,8%.

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I rumor che si sono accavallati nelle ultime ore hanno confermato le anticipazioni del vice segretario dell’Economia Enrico Morando, che ha rilasciato una intervista ad affaritaliani.it. Le indiscrezioni sono sono riferite a un Pil in crescita +0,7%, a un deficit al 2,6% del Pil quest’anno e leggermente sopra l’1,8% nel 2016 per avere più margini di manovra, e ad almeno 10 miliardi di nuovi tagli alla spesa pubblica per sterilizzare clausole di salvaguardia che valgono 16,8 miliardi di euro solo il prossimo anno e che rischierebbero di ammazzare i primi spiragli della ripresa.

Riporta l’ANSA che il ‘piatto forte’ sarà “il piano per evitare l’aumento di Iva e accise che rappresenterebbe, secondo Confcommercio, 54 miliardi di tasse in più in 3 anni, 13 nel solo 2016, e costerebbe, secondo i consumatori, fino a 842 euro a regime a famiglia. Un ‘salasso’, che stroncherebbe gli sforzi di rilancio dell’economia, con un impatto depressivo calcolato dal Mef in una perdita di Pil a fine periodo (2016-2018) pari a 0,7 punti percentuali. Nuove tasse, ha assicurato Matteo Renzi, non ce ne saranno, l’Iva non aumenterà e, anzi, “se ci saranno ulteriori risorse la priorità sarà per le famiglie e per rendere stabili gli incentivi alle imprese per assumere”.

Il premier, secondo i bene informati, starebbe accarezzando l’idea di destinare fondi freschi in particolare in favore delle fasce più povere, quegli ‘incapienti’ che sono rimasti esclusi dal bonus degli 80 euro. Di sicuro, avverte intanto anche Francesco Boccia, minoranza Pd e presidente della commissione Bilancio, bisogna evitare operazioni di ‘maquillage’ che spostano in là il problema, come ad esempio limitarsi a rinviare gli aumenti al 2017, senza fare tagli veri, a partire da municipalizzate e spese di grandi ministeri “che non hanno fatto cura dimagrante”. E il contributo principale dovrebbe arrivare appunto dalla spending review che si concentrerà, ha annunciato il nuovo responsabile Yoram Gutgeld, sulla riduzione dei costi della macchina pubblica. Il Codacons suggerisce di partire dai 500 enti inutili che da soli costano come una manovra, 10 miliardi l’anno”.