Debito Usa: le possibili conseguenze sui mercati

7 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Mentre tutto il mondo ha il fiato sospeso guardando all’impasse in corso negli Stati Uniti – con il governo che vive la sua prima fase di shutdown in 17 anni e il timore di un default imminente – Moody’s è ottimista: di fatto, l’amministratore delegato dell’istituto, Raymond McDaniel, esclude il default americano.

“E’ estremamente improbabile che il Tesoro smetta di onorare i propri debiti – ha detto, nel corso di una intervista rilasciata alla Cnbc – E’ improbabile, questa è la speranza, che si vada oltre il 17 ottobre (data di scadenza entro cui è necessario agire), senza aumentare il tetto sul debito. Ma anche se uno scenario del genere dovesse concretizzarsi, riteniamo che il Tesoro americano continuerà a rimoborsare i bond emessi”.

McDaniel spiega anche la reazione dei mercati americani che, nonostante l’apparente gravità della situazione, non sono crollati (fino a questo momento); la motivazione risiede nello stallo politico che si verificò nel 2011, sempre sul tetto sul debito, e che alla fine venne risolto.

“La senzazione è che questo film lo abbiamo già visto – ha sottolineato – E ironicamente, visto che abbiamo già vissuto la stessa esperienza in un periodo di tempo recente, c’è un senso di calma maggiore rispetto a quello dovuto”.

Non la vede in questo modo il più diretto interessato, Jack Lew, segretario al Tesoro Usa che, in un’intervista rilasciata a Savannah Guthrie della Nbc, ha reiterato quanto detto nei giorni scorsi, ovvero che, se non si innalzerà il tetto sul debito, il Tesoro disporrà di una somma di soli $30 miliardi, un “livello pericolosamente basso di contanti. E noi qui siamo sul punto di trovarci in una situazione mai vista, non avendo cash per pagare le nostre spese”.

Lew ha anche spiegato che in realtà il limite sul tetto sul debito è stato toccato lo scorso maggio, tanto che il Tesoro ha dovuto utilizzare misure straordinarie, al fine di avere maggiori margini di manovra. Ma ora la capacità di attingere a queste misure è scaduta.

COSA E’ PRECISAMENTE IL TETTO SUL DEBITO

Un articolo della BBC spiega esattamente il fenomeno contro cui gli Stati Uniti si stanno imbattendo da tempo, appunto la necessità di alzare il tetto sul debito. Il titolo è “Cosa è il limite sul debito Usa”? Se ne parla infatti molto, ma di cosa si tratta esattamente?

Il tetto sul debito è un limite sull’ammontare totale che il governo federale degli Stati Uniti può richiedere in prestito, stabilito dal Congresso”, spiega l’articolo. “Il limite attuale è di $16.699 miliardi ed è stato fissato a maggio”.

La domanda è: perchè gli Stati Uniti hanno bisogno di prendere a prestito così tanti soldi?

“Se si fa il paragone tra i prestiti e l’economia degli Stati Uniti, il rapporto è aumentato a partire dagli anni ’80. Ma la crisi finanziaria ha creato un enorme buco tra le entrate e le spese del governo federale. L’economia è caduta in una profonda recessione e i conti pubblici hanno subito un drammatico deterioramento”, dal momento che il governo è ricorso a misure di stimoli economici e ha anche agito per stabilizzare il settore finanziario (salvando di fatto le banche con i soldi dei contribuenti).

“Il risultato è che il tetto sul debito è stato alzato due volte nella seconda metà del 2008 e due volte nel 2009. Stando all’ufficio del budget del Congresso (Congressional Budget Office), il rapporto tra debito/pil degli Stati Uniti è ora al 73%, due volte tanto il rapporto della fine del 2007.

Ora, stando alla legge americana, il presidente degli Stati Uniti non ha alcun potere di fissare l’ammontare massimo che può essere preso in prestito. Il tetto è fissato dal Congresso, che con una legge stabilisce quanto il dipartimento del Tesoro può prendere in prestito.

LO SCONTRO A CAUSA DELLA RIFORMA SANITARIA VOLUTA DA OBAMA

L’innalzamento del limite, continua l’articolo della BBC, non ha mai rappresentato un grave problema, dal momento che dal marzo del 1962 ci sono state ben 77 misure per alzare il tetto. Il problema è sorto con la perdita di controllo della Camera da parte dei Democratici, nel 2010, a favore dei Repubblicani. Questi ultimi hanno interpretato la loro vittoria come un segnale secondo cui il popolo americano non sarebbe affatto soddisfatto della riforma sanitaria voluta da Barack Obama (le cui principali norme sono tra l’altro entrate in vigore il primo ottobre).

In poche parole, i Repubblicani stanno facendo tutto per ritardare la totale applicazione dell’Obamacare.

Di qui, la grave impasse che gli Stati Uniti stanno attaversando; “parte del problema risiede nel fatto che il Congresso approva la legge finanziaria e le spese, separatamente dall’innalzamento del tetto sul debito; dunque, i politici possono trovare un accordo su ogni tipo di spesa, senza aver stabilito le coperture”.

Ciò è stato facile negli anni in cui tale contraddizione non aveva grande importanza, visto che le entrate governative erano superiori all’ammontare delle spese. Ma ora la situazione è diversa e il Tesoro deve coprire la differenza tra entrate e spese ricorrendo ai prestiti sui mercati monetari internazionali

LE CONSEGUENZE

Se non si riuscirà a trovare un accordo che permetterà all’America di pagare i bond emessi, il Tesoro rimarrà senza soldi tra il 22 ottobre e la fine del mese. A quel punto cosa potrebbe accadere? “Il governo potrebbe dover effettuare tagli drastici alla spesa federale o tentare di aumentare le tasse, o, forse, fare entrambe le cose. Si tratterebbe di una mossa difficile e, forse, non sufficiente. La più grande preoccupazione è dunque che il Tesoro non riesca a ripagare i propri debiti, e dunque cada in default. Tradizionalmente, gli Stati Uniti sono stati capaci di prendere a prestito finanziamenti a bassi tassi di interesse sui mercati internazionali, fattore che ha permesso ai tassi di interesse di rimanere bassi anche per i consumatori. Ma un default potrebbe minare la fiducia e aumentare il costo dei finanziamenti per gli americani. Un default potrebbe creare una situazione caotica sul mercato internazionale dei debiti. Gli investitori non accetterebbero più bond visto che i loro pagamenti non sarebbero più onorati”.

Ci potrebbe essere una corsa all’oro o agli asset considerati rifugio, come i Bund e i bond svizzeri.