Economia

Debito senza freni, deficit fuori dai parametri Ue: la strada in salita del Governo Meloni

Debito pubblico sempre più alto, deficit sopra i parametri Ue. Si fa sempre più in salita la strada che ha di fronte il Governo Meloni. L’ultima conferma è arrivata con la diffusione delle stime sul debito pubblico italiano, che romperà la soglia psicologica dei 3.000 miliardi di euro a partire dall’anno prossimo: dai 2.981 miliardi previsti quest’anno, il debito in cifre assolute della PA salirebbe a 3.110 miliardi nel 2025, a 3.224 miliardi nel 2026 e a 3.306 miliardi nel 2027. Da questo anno inizierebbe la traiettoria discendente del debito in rapporto al Pil.

Il debito pubblico in risalita previsto dal Def“, aveva spiegato il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti nel corso di una conferenza stampa, “è pesantemente condizionato dai riflessi per cassa del superbonus nei prossimi anni” ma dopo il 2026 “comincerebbe a scendere“. Il ministro ha anche sottolineato, tra l’altro, che l’obiettivo politico del governo in vista della prossima legge di bilancio è “replicare il taglio del cuneo anche nel 2025“. “Nel Def” ha aggiunto “continua ad andare bene anche l’occupazione, prevediamo un tasso di disoccupazione in costante diminuzione“.

Italia ha bisogno di 20 miliardi per finanziare bilancio 2025

Se il debito aumento, la crescita va a rilento. Il DEF stima per l’anno in corso un aumento del Pil dell’1% (invece del +1,2% inizialmente previsto), che nel 2025 aumenterà all’1,2%, all’1,1% nel 2026 e allo 0,9% nel 2027.

Tutto questo implica, come fa notare l’agenzia Reuters, che per finanziare gli impegni di bilancio per il prossimo anno, l’Italia debba recuperare 20 miliardi di euro.

Presentando il Documento di Economia e Finanza semestrale del Tesoro, l’Italia ha riaffermato il suo impegno a ridurre gradualmente il deficit di bilancio annuale in linea con i parametri dell’Unione Europea, nonostante le prospettive economiche siano in calo.

Per il 2025, il Tesoro ha previsto un rapporto deficit/PIL del 3,7%, che potrebbe salire al 4,6% se la Meloni estenderà una serie di misure di riduzione della spesa e delle tasse che il governo ha già faticato a finanziare nel suo bilancio 2024.

La differenza tra le due proiezioni, 0,9 punti di PIL, equivale a poco più di 20 miliardi di euro ipotizzando la stima del prodotto interno lordo del Tesoro per il prossimo anno (+1,2%% ndr). Altri 23 miliardi di euro all’anno sarebbero necessari se le misure fossero mantenute nel 2026 e nel 2027. Il pacchetto comprende tagli ai contributi sociali e alle imposte sul reddito per i lavoratori a basso e medio reddito per un ammontare di circa 15 miliardi di euro. In alternativa, il governo potrebbe finanziare le misure attraverso una combinazione di tagli alla spesa e aumenti delle tasse, lasciando il deficit sostanzialmente invariato.

Italia tra i dieci Paesi che non rispetteranno parametri Ue

Dato l’elevato deficit di bilancio dell’Italia e la crescita relativamente debole prevista per i prossimi anni, non stupisce che alcuni economisti si dimostrino scettici sulla capacità del nostro Paese di allineare le proprie finanze pubbliche ai target dell’UE che entreranno in vigore quest’anno. Si prevede che l’Italia sarà uno degli oltre 10 Paesi dell’UE a violare i parametri fiscali: deficit/Pil al 3% e il debito/Pil al 60%. Tutto questo potrebbe comportare sanzioni da parte della Commissione europea.

Una situazione già messa in conto da Governo. Lo scorso 3 aprile Giorgetti, aveva già spiegato che “essendo terminata a fine 2023 la sospensione del Patto di stabilità e crescita introdotta a seguito della pandemia e prorogata per via della crisi energetica, in base all’indebitamento netto registrato dall’Italia lo scorso anno (7,2% del Pil secondo le prime stime Istat) è scontato che la Commissione europea raccomanderà al Consiglio di aprire una procedura per disavanzo eccessivo nei confronti del nostro come di diversi altri Paesi”. A questo proposito, Giorgetti ha anticipato l’intenzione dell’Italia di negoziare con la Commissione UE l’estensione del suo percorso di aggiustamento fiscale a sette anni.

Le previsioni degli economisti

Intanto, sull’economia italiana le previsioni in circolazione sono tutt’altro che rassicuranti. Sul fronte europeo, “i rischi maggiori risiedono nei Paesi in cui i tassi di interesse sono stati spinti al rialzo da fattori globali o regionali senza un corrispondente aumento della crescita”, ha dichiarato Neil Shearing, capo economista di Capital Economics al Financial Times. “L’Italia continua a destare preoccupazione in questo senso”. Shearing ha aggiunto che finora l’Italia è “passata sotto silenzio” grazie anche all’approccio “più conciliante” del governo Meloni nei confronti dell’UE. Ma data la dinamica del debito a lungo termine dell’Italia, “è difficile rimanere per sempre fuori dalla linea di tiro di Bruxelles”.

L’economista ha sollevato preoccupazioni simili per la Francia, che il mese scorso ha dichiarato che il suo deficit di bilancio sarà pari al 5,5% del PIL l’anno scorso, un livello significativamente più alto rispetto alle previsioni del 4,9%, mentre il debito pubblico salirà al 111% del PIL. Tuttavia, l’Italia ha prospettive di crescita più deboli e costi di finanziamento più elevati rispetto alla Francia, il che rende più difficile ridurre il suo debito. Shearing ha previsto che l’Italia crescerà dello 0,5% quest’anno, al di sotto della crescita francese dell’1,2%, e contro il +1% previsto dal Governo, il che significa che l’esecutivo Meloni la strada si fa sempre più stretta e in salita.