Debito pubblico su nuove vette: massimi a novembre, poi si scende

16 Settembre 2021, di Mariangela Tessa

Nuovo aumento nel mese di luglio del debito pubblico italiano. Lo rende noto Bankitalia, spiegando che, nel mese in esame, il debito delle Amministrazioni pubbliche ha segnato una crescita di 29,7 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.725,9 miliardi.

L’incremento è dovuto all’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (36,3 miliardi, a 120,8), che ha più che compensato l’avanzo di cassa delle Amministrazioni pubbliche (7,1 miliardi); l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli di Stato indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio complessivamente ha aumentato il debito per 0,4 miliardi.

Bankitalia rileva inoltre che a luglio le entrate tributarie sono state pari a 48,4 miliardi, in aumento del 10,5% (4,6 miliardi) rispetto al corrispondente mese del 2020. Un dato che pota il saldo dei primi sette mesi del 2021 a 243,2 miliardi, in aumento del 13,8% (29,5 miliardi) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Oltre al più favorevole quadro macroeconomico, questo aumento riflette l’effetto di alcuni fattori straordinari tra i quali la revisione delle scadenze per il versamento di alcune imposte disposta nel 2020.

La quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia è stata pari al 23,4% (0,4 punti percentuali in più rispetto al mese precedente); la vita media residua è lievemente diminuita, a 7,4 anni, conclude la nota.

Debito pubblico: le stime di Mazziero Research

Il dato di luglio centrano in pieno le stime di Mazziero Research, che nel 42° Osservatorio sui dati economici italiani, pubblicato a maggio, rilevava:

“Il debito, sebbene oggi nessuno se ne curi, è il vero problema: 163 miliardi in più nel 2020, altri 78 miliardi nel solo primo trimestre di quest’anno e quasi altrettanti se ne potrebbero accumulare da qui a luglio per poi scendere nella fase finale dell’anno in una zona compresa tra 2.652 e 2.715 miliardi. Questo grande accumulo di debito costringe ad aumentare le emissioni di titoli di Stato, che ora sono acquistati dalla banca centrale, ma che in futuro resterà come fardello che dovrà essere continuamente finanziato con un impatto nella spesa per interessi. Apparentemente la situazione è tranquilla, ma si stanno già oggi preparando le condizioni per un equilibrio difficile dei conti pubblici fra un paio di anni” .

Guardando avanti, secondo le previsioni di Mazzieri, il debito pubblico dovrebbe toccare la punta massima a novembre (2.756 miliardi), per poi tornare indietro.

E se il debito pubblico appare per molti osservatori, il vero tallone d’Achille dell’Italia e dell’Europa in generale, per altri il vero nodo da sciogliere è quello della crescita.  Parola di Joseph Stiglitz, tra i massimi economisti Usa e premio Nobel, che in un’intervista di poco giorni fa a La Repubblica, ha spiegato i limiti del patto di stabilità e la necessità di dare slancio alla ripresa.

“I mercati tendono a preoccuparsi più dei prezzi dei bond, che non del benessere della gente. Economisti e politici devono invece trovare l’equilibrio nei due fattori. Per questo ora è così importante avere una forte crescita economica, che consenta più flessibilità su Maastricht: e se cresce il Pil al denominatore, nel tempo finirà per ridurre i livelli di deficit e debito a esso parametrati” ha spiegato l’economista a Repubblica.