Bomba a orologeria: debiti famiglie Usa toccano record a 12,9 mila miliardi

20 Novembre 2017, di Pieremilio Gadda

I debiti delle famiglie americane sono aumentati di 116 miliardi di dollari nel terzo trimestre (più 0,9%) a quota 12,96 mila miliardi di dollari: è il livello più alto di sempre, dice la Fed di New York in un report, 280 miliardi sopra il picco registrato nel terzo trimestre del 2008, prima dello scoppio della grande crisi finanziaria. Rispetto al record precedente, la componente di debiti legati alla casa è inferiore (9,19 mila miliardi, rispetto ai 10 trilioni del 2008). L’incremento delle passività è riconducibile soprattutto alla componente “non housing”, che vale da sola 3,76 trilioni, il 30% in più rispetto a 9 anni fa.

Debiti famiglie, timori sui prestiti auto

“Le nuove insolvenze sono cresciute nell’ultimo trimestre in modo trasversale, su un ampio spettro di tipologie di debiti, inclusi i prestiti auto”, ha commentato Wilbert van der Klaauw, senior vice president della New York Fed.

Quest’area rappresenta una costante fonte di preoccupazione: in particolare per il rapido aumento dei crediti deteriorati nei prestiti sottoscritti da richiedenti di fascia subprime (i più rischiosi) direttamente presso concessionari e rivenditori di automobili. Secondo la Fed di New York, infatti, il livello complessivo di fallimenti, relativamente contenuto, nasconderebbe un significativo deterioramento della qualità del credito in questo segmento di mercato.

“La dimensione dei subprime nel segmento auto non è certo poco significativa, ma è decisamente inferiore rispetto a quella dei mutui subprime nel 2007”, rassicura Adam Slater, economista capo di Oxford Economics, secondo cui è improbabile che possa generare livelli analoghi di perdite se le cose si mettono molto male.

Intanto, nel terzo trimestre i debiti contratti con le carte di credito sono saliti di 24 miliardi di dollari, portando il bilancio da inizio anno a più 61 miliardi. Contestualmente il tasso di insolvenza è lievemente salito, dal 4,4% al 4,6%. Dato che si tratta prevalentemente di finanziamenti a tasso variabile, la traiettoria meno espansiva della banca centrale europea potrebbe generare un ulteriore peggioramento della qualità nei finanziamenti revolving agganciati alle carte di pagamento.

Ma è soprattutto tra i prestiti ad honorem che potrebbe nascondersi qualche brutta sorpresa. “I tassi di insolvenza sui finanziamenti agli studenti (pari al 9,6% nel terzo trimestre ndr) probabilmente sottostimano l’entità dei default perché – spiega la Fed di New York in una nota – circa la metà di questi debiti sono attualmente sospesi, in fase di dilazione o si trovano ancora nel periodo di grazia (quello iniziale durante il quale lo studente non paga interessi ndr). Significa che tra i prestiti già in fase di restituzione l’insolvenza è pressoché doppia”.