DE BENEDETTI
HA AVVIATO
LE CONSULTAZIONI
PER IL DOPO PRODI

9 Gennaio 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Carlo De Benedetti ha già avviato le consultazioni. Incontri informali di vario genere, per un vario genere di ospiti. Come si fa in campagna elettorale. E come negli Stati Uniti si fa specialmente in vista delle primarie. All’ordine del giorno dei frugali incontri dell’Ingegnere c’è infatti un unico punto: la sostituzione di Romano Prodi con Walter Veltroni (che giusto ieri mattina, peraltro, è stato visto varcare la soglia di Palazzo Chigi).

Nonostante il varo della Finanziaria e la digestione del famoso “primo panettone” di Prodi, nonostante alle viste non vi siano elezioni tali da potere ragionevolmente mettere in discussione un governo (appena una banale tornata amministrativa), il partito della spallata capitanato da CDB non ha alcuna intenzione di deporre le armi. Al contrario.

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Il calendario è lo stesso per tutti, come Giulio Tremonti non ha mancato di sottolineare nella sua intervista di ieri al Corriere della Sera. Titolo: “Referendum, poi subito alle urne”. Secondo il vicepresidente di Forza Italia, infatti, su questa legge elettorale agisce un congegno a orologeria. Anzi, un “doppio congegno”. E cioè il referendum da un lato, l’appello di Napolitano alle riforme dall’altro. Appello, sia detto per inciso, che al Tg1 Veltroni fu tra i primi a raccogliere, all’indomani del messaggio di Capodanno. Secondo Tremonti, una volta cambiata la legge – in Parlamento o nelle urne referendarie, dove che sia – si tornerebbe a votare immediatamente.

Ormai è convinzione diffusa. Ed è dunque per il 2009, verosimilmente, che il partito della spallata ha fissato l’ora X. “Napoli, Torino e Milano – annunciava ieri Repubblica – Veltroni, tour nelle città italiane con la ‘lezione’ sulla politica”. Ma forse, più che “lezione”, si dovrebbe dire “caucus”. E lo stesso si potrebbe dire degli incontri dell’Ing.

Un anno fa, a una cena organizzata nella sala del Palazzo della provincia di Roma da Enrico Gasbarra, al tavolo d’onore CDB era seduto accanto a Romano Prodi, Francesco Rutelli, Giuliano Amato e Dario Franceschini. Con il futuro presidente del Consiglio non scambiò neppure una parola, mentre dimostrò grande confidenza con il futuro capogruppo dell’Ulivo.

I suoi rapporti con Amato, poi, sono da tempo altalenanti. Nell’ultima fase si direbbero buoni, almeno a giudicare da come Eugenio Scalfari – unico e irriducibile avversario del partito della spallata all’interno di Repubblica – domenica scorsa ha accarezzato il ministro degli Interni: “Giuliano Amato è un riformista di razza e di stile ne ha da vendere. Nell’agire spesso si trasforma e il filo sul quale cammina dà segni di oscillazione. Chi gli è amico se ne preoccupa”. Il resto dell’articolo era tutto una requisitoria contro il partito della spallata, ai limiti dell’autodafé: “Nicola Rossi era ed è fino ad oggi un uomo ignoto ai più. Il fatto che non rinnovi la tessera ds non può interessare di meno. Ma per il circolo mediatico renderlo noto, come fece a suo tempo per Pancho Pardi, è un gioco da bambini”.

Inutile aggiungere che sul “caso Rossi” Repubblica non è stata meno attenta del Corriere. Non meno significativo, poi, era il titolo dell’articolo scalfariano: “Breviario dei riformisti girotondini”. Un ossimoro, riformisti-girotondini, che si spiega da sé: coloro che contestano il centrosinistra come fecero i girotondi a suo tempo, ma stavolta da posizioni “riformiste” (e infatti buona parte dell’articolo parlava di quanto sia labile il confine tra riformismo e trasformismo).

La resistenza di Scalfari

A rispondere al fuoco di CDB, però, non c’è solo Scalfari. Anzi. Da questo punto di vista la pagina economica dell’Unità, venerdì scorso, era un piccolo capolavoro. Titolo principale, con foto, sull’eroico editore Carlo Caracciolo (recentemente sostituito da De Benedetti alla presidenza del Gruppo Espresso), prontamente andato in “soccorso” di Liberation, storica testata della sinistra francese da tempo in gravi difficoltà economiche. E sotto, con foto di CDB: “Domopack, scontro sulla ristrutturazione – Sciopero permanente alla Europack contro il piano della M&C di De Benedetti”. M&C – Management&Capitali – quel fondo “salva-imprese” a cui l’Ing. un anno fa tentò di associare anche Silvio Berlusconi (e Luca di Montezemolo), poco prima di dover fare marcia indietro per la rivolta dei giornalisti (e non solo).

A nulla valse l’editoriale in sua difesa firmato da Ezio Mauro. CDB dovette annunciare su Repubblica il ritiro della sua offerta al Cav., con una lettera che cominciava con le parole: “Cara Repubblica, cari lettori, cari giornalisti e collaboratori del Gruppo Espresso, caro Eugenio, caro Ezio”. Proprio così: prima il fondatore, poi il direttore. Fondatore che peraltro, sulla questione, non aveva scritto una riga. Non ancora.

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