Dazi, Trump: pronta nuova stangata contro la Cina

14 Giugno 2018, di Mariangela Tessa

Nessun passo indietro. Anzi. Il presidente Usa, Donald Trump, intende tirare dritto con il suo piano di imporre dazi su prodotti tecnologici cinesi. L’elenco dei prodotti presi di mira dovrebbe essere diffuso domani e le tariffe doganali potrebbero scattare poco dopo.

“Sarà una stretta molto forte”, ha spiegato Trump in un’intervista a Fox News rilasciata ieri a bordo dell’Air Force di ritorno da Singapore. “Vedrete nel giro di un paio di settimane“, minaccia il tycoon, pur ricordando e sottolineando i suoi buoni rapporti personali col leader cinese Xi Jinping.

La lista dei prodotti ‘Made in China’ da colpire non sarebbe stata comunque ancora ultimata. Nei piani originari si era parlato di beni per un valore di 50 miliardi di dollari, e proprio per venerdì 15 giugno era stata fissata la deadline per pubblicarne l’elenco.

Elenco al quale dovrebbe seguire entro il 30 giugno anche una lista degli investimenti cinesi da bloccare. Misure che gli Stati Uniti stanno studiando da tempo per punire Pechino accusata di rubare tecnologie alle aziende Usa e di violare le norme sui diritti di proprietà intellettuale.

Pechino dal canto suo ha già avvertito più volte di essere pronta alla rappresaglia. Dopo lo strappo clamoroso di Trump con gli alleati storici del G7 significherebbe anche compromettere le speranze di un rafforzamento dei rapporti con la Cina.

Quest’ultima per favorire lapax commerciale’ aveva offerto giorni fa l’acquisto di 70 miliardi di dollari di prodotti agricoli ed energetici ‘Made in Usa a patto che Trump facesse marcia indietro sui dazi. E mentre si riaccende al guerra commerciale tra le prime due potenze al mondo, l’economia cinese sta subendo dei rallentamenti.

I dati sulla produzione industriale, sulle vendite al dettaglio e sugli investimenti sono stati tutti sotto le attese in maggio e le minacce di Trump non aiutano. La banca centrale cinese a sorpresa non ha alzato i tassi al contrario della Fed. Probabilmente la decisione è dovuta proprio ai dati macro deludenti pubblicati ultimamente.