Economia

Dazi: Pil Italia giù dello 0,2%. Cosa dirà la Meloni a Trump

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La guerra commerciale avviata dal presidente Donald Trump avrà un impatto sull’economia italiana di 0,2 punti di PIL nel 2025 e di 0,3 punti nel 2026. I numeri sono quelli dell’Istat che li mette nero su bianco nell’approfondimento elaborato nell’ambito dell’audizione alle commissioni congiunte Bilancio della Camera e del Senato sul Documento di finanza pubblica.

“Si tratta ovviamente di una valutazione parziale” sottolinea l’Istat “e soggetta alla difficoltà di ipotizzare non solo l’evoluzione delle principali variabili esogene ma anche la risposta di politica economica e commerciale da parte di Governi e Banche Centrali”.

Ma sicuramente le prime conseguenze del Liberation Day, annunciato il 2 aprile scorso dal presidente Trump, si sono già viste con i mercati in preda al panic selling.

Istat: quale l’impatto dei dazi sul PIL

Quale sarà l’impatto dei dazi reciprochi del presidente? “L’introduzione da parte della amministrazione statunitense di nuove misure protezionistiche di politica commerciale, applicate e poi ridotte per un periodo di circa tre mesi, ha aumentato notevolmente l’incertezza riguardo l’evoluzione del quadro macroeconomico, già provato dalle tensioni geo-politiche, e aggravato i rischi di una forte flessione degli scambi internazionali” scrive l’Istat.

Tutte queste variabili, dice l’Istituto nazionale di statistiche, potrebbero costare al Paese lo 0,2% del prodotto interno lordo del 2025 e lo 0,3% sulla crescita del 2026.

 L’Istituto sottolinea che “il quadro macroeconomico descritto dal Documento di finanza pubblica (Dfp)è soggetto ad ampi margini di incertezza connessi soprattutto all’evoluzione delle tensioni commerciali e geo-politiche. Il quadro di finanza pubblica appare invece più consolidato, sebbene anch’esso condizionato dall’incertezza sulle prospettive di crescita”

“Per l’Italia resta importante l’impegno nell’attuazione del programma di investimenti e riforme previsto dal PNRR, anche al fine di conseguire e rafforzare gli obiettivi di crescita programmati” continua l’istituto.

Occhi puntati sull’incontro Meloni-Trump: il parere dell’esperto

E le previsioni dell’Istat arrivano proprio mentre la premier Giorgia Meloni è in viaggio verso gli States dove incontrerà il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Meloni è il primo leader europeo che incontra il Presidente da quando ha annunciato i dazi sulle importazioni europee all’inizio del mese.

Dalla sua parte la premier italiana porta il sostegno che il presidente Trump ha da sempre manifestato nei suoi confronti. Quando si sono incontrati a Mar-a-Lago, a gennaio, l’ha descritta come una “donna fantastica” che stava “prendendo d’assalto l’Europa”.

Ma questo rapporto – e le abilità diplomatiche della Meloni – saranno messi alla prova oggi nel corso dell’incontro particolarmente attenzionato dall’UE. La speranza è che la premier italiana possa favorire i colloqui per trovare un compromesso per risolvere quello che Trump considera un rapporto commerciale ingiusto e squilibrato a causa del persistente surplus commerciale dell’UE con gli Stati Uniti.

L’incontro di giovedì “rappresenta per lei un’opportunità fondamentale per dimostrare sia la sua vicinanza al presidente Donald Trump sia il suo potenziale ruolo di interlocutore credibile in grado di rivitalizzare il dialogo transatlantico”, ha affermato Wolfango Piccoli, co-presidente della società di consulenza sui rischi Teneo.

“Tuttavia, nonostante abbia previsto questa visita anche prima del periodo del ”Liberation Day“, crescono le preoccupazioni che possa ritorcersi contro, soprattutto considerando il recente trattamento riservato da Trump a vari leader stranieri”, ha aggiunto l’analista.

L’Italia, terza economia dell’eurozona, orientata all’esportazione, potrebbe trarre grandi benefici da un accordo commerciale UE-USA, poiché non vorrà perdere un mercato lucrativo per le sue esportazioni principali verso gli Stati Uniti. “I dazi sono sbagliati e non sono nell’interesse di nessuna delle due parti”, ha dichiarato la Meloni, sottolineando che l’Italia “farà tutto il possibile per lavorare a un accordo con gli Stati Uniti, con l’obiettivo di evitare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a favore di altri attori globali”.

Meloni aveva anche avvertito che le esportazioni italiane di cibo e bevande potrebbero essere duramente colpite dai dazi, osservando che “i prodotti agroalimentari italiani sono richiesti in tutto il mondo, a partire ovviamente dall’Europa”.

“Bisogna ricordare che gli Stati Uniti sono il secondo mercato di destinazione, con un aumento delle esportazioni del 17% nel 2024. Il mercato statunitense è fondamentale per noi”. Secondo Piccoli di Teneo, la Meloni sa bene che i rischi maggiori per l’economia italiana non risiedano nei dazi in sé, soprattutto perché attualmente vengono applicati in forma ridotta, “ma nelle potenziali conseguenze di una vera e propria guerra commerciale che comporti tariffe di ritorsione o un disimpegno degli Stati Uniti dalla difesa europea”.

“Tali scenari potrebbero avere un impatto significativo sulle finanze pubbliche italiane. Secondo le stime attuali, i dazi potrebbero ridurre le esportazioni italiane dello 0,3%-0,5% del PIL, anche se l’effetto reale è probabilmente inferiore a causa del limitato effetto di trascinamento; molte esportazioni italiane sono prodotti di qualità o di nicchia, che sono difficilmente sostituibili nel breve termine”, ha osservato.