Davos: la due giorni decisiva per l’Europa, Italia al centro

24 Gennaio 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Si sono dati appuntamento al World Economic Forum di Davos. Lì davanti al Gotha della politica e della finanza mondiale dovranno decidere quale strategia disegnare per traghettare l’Europa al di fuori della crisi del debito. Al di là delle rassicurazioni, il Vecchio Continente rischia di affogare. Un dato per tutti è il tasso di disoccupazione in Spagna: è salito al 26,02% nel quarto trimestre dello scorso anno. Si tratta di un livello mai raggiunto da quando terminò la dittatura di Franco a metà degli anni Settanta.

Poi c’è l’Inghilterra con il suo strappo che vorrebbe consumare: quello di chiamarsi fuori dalla zona euro. Mentre cresce l’attesa per il discorso in programma oggi del premier inglese, David Cameron, Mario Monti l’ha già fatto. Ha raccontato che ha scelto di salire in politica “per tutelare le vittime dei governi precedenti”, “troppo deboli” nella lotta all’evasione fiscale e nel contrastare la corruzione. Parole dure, quelle di Monti, sul delicatissimo tasto dei giovani “coloro che pagano il prezzo di essere privati del lavoro”, “vittime di politici impegnati in promesse elettorali senza preoccuparsi se potevano poi essere mantenute”.

Il Professore ha poi voluto subito sottolineare che in Italia “l’atmosfera è cambiata”. “Oggi – ha spiegato – è un Paese molto diverso da un anno fa”. “Abbiamo fatto scelte difficili” ma ora “è considerevolmente migliorata l’opinione anche se non mai ho dubitato della capacità del nostro governo nel mezzo della tempesta”, ha aggiunto, “sapevo che la battaglia sarebbe stata dura”. Battaglia, che ha voluto sottolineare Monti, che l’Italia ha condiviso con l’Europa.

Anche in Germania si fanno le riforme, ha sottolineato l’ex premier con riferimento al “lavoro della Merkel”, e per quanto riguarda la Gran Bretagna dove oggi il premier David Cameron ha annunciato un referendum sulla partecipazione in Ue in caso di rielezione dei conservatori, Monti si è detto convinto che la risposta degli inglesi sarà un sì all’Europa. Ma alcuni scommettono l’opposto. Chi vincerà la posta in gioco? Non resta che attendere.