Data center, un ruolo di primo piano per l’Italia

14 Dicembre 2020, di Redazione Wall Street Italia

di Massimo Esposti

Dati! Dati! Dati!” gridò impaziente. “Non posso fabbricare mattoni senza argilla”.
Chissà cosa direbbe oggi lo scrittore Arthur Conan Doyle della frase fatta pronunciare dal suo Sherlock Holmes, sapendo che è diventata quasi un bandiera da sventolare quando si parla di Data Center. Ma in fondo lo intrigherebbe perché tuttora, per la maggior parte delle persone, queste strutture rappresentano qualcosa tra il misterioso e il “troppo tecnologico”.

Eppure sono proprio lì il nodo e lo snodo di tutte le attività professionali e personali che svolgiamo in rete. Si potrebbero definire come il sistema nervoso di ogni azione che si traduce in un impulso comunicativo attraverso, ad esempio, uno smartphone o un pc, e come il cervello che memorizza e rende disponibili queste informazioni.

Sia una banale email (si veda l’infografica) sia un’operazione di trading online o un’applicazione di telemedicina, fanno scattare una serie di passaggi di cui non ci si rende conto, ma che alla fine approdano sempre in pochi luoghi i quali, per complessità e delicatezza, devono offrire non solo garanzia di sicurezza, ma anche di velocità di risposta andando a prelevare in tempo reale numeri incalcolabili di dati memorizzati.
Pensiamo solo a tutto il flusso di informazioni sulla maledetta pandemia del Covid-19 e sulla possibilità per ospedali e medici di tutto il mondo di poter accedere in tempo reale a ogni tipo di informazione.

Insomma, se i dati rappresentano virtualmente l’oro tecnologico, i Data Center sono i loro forzieri. Un’attività che vede impegnati big mondiali per il tipo di risorse e strutture necessarie. E una grande sfida che si sta giocando a livello globale anche nel nostro Paese.

“Il mercato – spiega Davide Suppia, Country manager di DATA4 Italy, società leader europea e uno dei big mondiali – è altamente competitivo e in continua ascesa. Secondo indagini recenti, nell’ultimo decennio la crescita è stata del 18% annuo in area Emea, con un record di investimenti di 1,5 miliardi di euro in Data Center europei registrato nel 2018 e la previsione di un aumento delle transazioni fino al 29% nei prossimi due anni.
Questo significativo afflusso di capitale è avvenuto contemporaneamente a un cambiamento tecnico altrettanto importante, nel momento in cui le aziende hanno scelto di decentralizzare i carichi di lavoro, dapprima verso strutture di colocation, condivisione, e, più recentemente, verso un mix di colocation e cloud pubblici e privati. In questo scenario DATA4 si posiziona come unico leader nativo europeo di colocation. Oggi il Gruppo, in linea con il trend positivo del settore, sta vivendo una fase di notevole crescita.
In seguito all’operazione di aumento di capitale portata avanti da AXA IM (Investment Management), DATA4 ha stanziato un piano globale di investimenti entro il 2024 di 600 milioni, di cui 330 per l’Italia. Con l’obiettivo di raddoppiare i ricavi in quattro anni, puntando a estendere su scala internazionale la rete attuale con l’introduzione di altri 23 Data Center, di cui 10 in Italia.”

Appunto, l’Italia. C’è anche una particolare attenzione ai distretti finanziari che necessitano di strutture potenti? Ed è vero che è strategica la vicinanza ai centri più importanti?
In questo particolare momento, in concomitanza con la consegna del quinto Data Center, siamo partiti, in parallelo, con la costruzione del sesto e del settimo nel Campus di Cornaredo (Milano), a dimostrazione dell’impegno dell’azienda e dello stato di salute del settore. Il processo di crescita non finisce qui: oggi stiamo attivamente cercando nuove aree di espansione.
Nonostante alcuni limiti fisici infrastrutturali che ancora ostacolano il decollo del settore, nel nostro Paese i Data Center attualmente censiti sono 75, di cui 23 nella sola area di Milano, a conferma della tendenza a concentrarsi intorno ai distretti finanziari. Nell’andamento del mercato globale dei Data Center l’Italia ha una significativa importanza, soprattutto per il ruolo strategico che il Paese riveste come crocevia digitale fra il Bacino del Mediterraneo e l’Europa.
Forte di questa convinzione, DATA4, dal 2012, rinnova gli investimenti in Italia e, in particolare, nel Campus di Cornaredo che, proprio in considerazione della sua posizione privilegiata (a solo 5 minuti da Milano e a pochi chilometri da Via Caldera e dal Milan Internet Exchange), è un hub di connettività cruciale dotato di infrastrutture di primo livello per l’interconnessione con l’ecosistema digitale globale, su cui tante aziende internazionali hanno puntato.
Un altro aspetto molto importante che conferma l’attrattività del Campus è la vicinanza alla Borsa Italiana: poco più di 10 chilometri di distanza a garantire e certificare il corretto “round-trip delay” (invio e ricezione di quel segnale) della trasmissione dei dati con i principali istituti finanziari”.

Un settore altamente competitivo. Qual è il ruolo di colossi come Amazon? Sono concorrenti o alleati?
Quello dei Data Center è un mercato competitivo e variegato su cui c’è ancora da fare molta chiarezza. Basti pensare che, per noi, i grandi Cloud provider non sono competitor, ma rappresentano player a cui possiamo offrire l’infrastruttura per l’erogazione dei loro servizi.
In estrema sintesi, nel nostro settore si individuano tre filoni principali: hyperscale (per intenderci il mercato dei Cloud provider che richiedono infrastrutture scalabili e notevoli velocità), wholesale (il mercato delle grandi Telco che hanno bisogno di affittare un Data Center o porzioni di esso) e colocation (con questo termine si fa riferimento al mercato delle piccole-medie imprese che necessitano dell’acquisizione di spazio in un Data Center esterno). Un trend, quello della colocation, in ascesa in quanto l’esplosione della pandemia ne ha messo in evidenza i punti di forza in termini di business continuity e sicurezza. In questo scenario ciò che consente di differenziarci è senza dubbio il fatto di essere rimasti fedeli alla nostra missione che è quella di creare in Europa un ecosistema di campus altamente certificati e di gestire e finanziare Data Center di proprietà offrendo servizi flessibili di colocation (spazio, energia elettrica, cooling, sicurezza) che possono essere adattati alle esigenze delle diverse tipologie di aziende, da quelle con piccole esigenze di spazio e potenza a quelle che operano in settori con enormi esigenze di flessibilità, spazio e potenza (Finance, Insurance, 3D Rendering, Gaming…).
In più, il fatto di essere un operatore 100% carrier-neutral, collegato con più di 220 destinazioni cloud e realtà di telecomunicazione, ci dà la possibilità di far accedere i nostri clienti e a un ricco ecosistema di Partner (IBM, VAR Group, Reevo…), lasciandoli liberi di utilizzare la connettività che preferiscono, senza alcun limite e di interconnettersi direttamente alle maggiori nuvole cloud mondiali in maniera diretta, sicura e più economica.

E poi c’è la grande partita del 5G. Ci sono grandi attese, ma le infrastrutture sono pronte?
L’avvento del 5G, con la considerevole crescita di connettività che porta con sé, non può che giocare a favore di un operatore di Data Center. I nostri Data Center Next Generation sono stati proprio progettati per accogliere le tecnologie emergenti come il 5G o l’Intelligenza Artificiale. Da anni investiamo, infatti, nel potenziamento dell’infrastruttura del Campus di Cornaredo con l’obiettivo di supportare, con flessibilità, la molteplicità delle tecnologie cutting-edge e attirare i principali attori della filiera digitale, come operatori di connettività e cloud provider.
L’affermarsi dello standard 5G, in concomitanza con l’incremento della quantità di dati prodotta dalle aziende, sta determinando, in particolare, un’evoluzione dell’infrastruttura di interconnessione necessaria a muovere i dati che transitano sul 5G, contribuendo a rafforzare la continuità di servizio offerta dal Data Center. Oggi – conclude Suppia – possiamo affermare con orgoglio che DATA4 è un hub di connettività primario che è dotato di infrastrutture certificate, in termini di qualità, resilienza e sicurezza, che sono pronte a sostenere e ad accettare la sfida dello sviluppo futuro del 5G nel nostro Paese.”

Tutto questo mentre, appunto, il mondo è sempre più coperto e connesso da un coltre invisibile di nubi costituite da dati. Il Cloud. Altro oggetto ancora misterioso per i “non addetti”.

Partiamo con un esempio – spiega Simone Merlini, Ceo e Cto di beSharp, una delle società più dinamiche e giovani del settore -. Tutti siamo abituati a premere l’interruttore per accendere la luce, o a girare la manopola del gas per cucinarci una pasta. Tuttavia, quasi nessuno di noi produce l’energia necessaria in autonomia perché normalmente la acquistiamo da aziende fornitrici, che la producono su larga scala per milioni di clienti (facendo quindi efficienza) e ce le erogano solo quando ne abbiamo bisogno, facendoci pagare solo la quantità che effettivamente consumiamo.
Esattamente allo stesso modo, con il Cloud un’azienda può utilizzare alla bisogna risorse informatiche (spazio di archiviazione, potenza computazionale, traffico di rete) messe a disposizione da grandi compagnie appunto tramite la fitta rete di enormi Data Center distribuiti su tutto il globo, pagandole secondo un modello a consumo (o “pay-as-you-go”). Attività che da sola non potrebbe affrontare per costi e strutture.”

Un passaggio delicato per le aziende, che devono ripensare alla propria struttura tecnologica.

“Sì, la fase è molto delicata e per questo la richiesta è di essere accompagnate nei processi di trasformazione digitale e di revisione della loro strategia IT, processi che oggi passano inevitabilmente attraverso il Cloud e una sua adozione consapevole. Quindi creazione di infrastrutture scalabili per grandi applicazioni web e mobile, la riorganizzazione del ciclo di vita delle applicazioni e tutto ciò che serve per sfruttare al meglio i vantaggi del Cloud. Inoltre
sempre più spesso lavoriamo su progetti avanzati e innovativi che hanno a che fare con enormi moli di dati (i cosiddetti “Big Data”), dalla loro acquisizione e standardizzazione, l’archiviazione a breve e lungo termine – con tutte le complessità che comporta – fino ad arrivare all’estrazione di valore dai dati stessi, sia attraverso strumenti analitici “tradizionali”, che attraverso modelli di machine learning.”

Il Cloud cosa chiede ai Data Center?
Oggi la realtà – conclude Merlini – è costituita da gruppi di Data Center interconnessi perché, per poter erogare servizi su larga scala in modo affidabile e resiliente. E’ quindi fondamentale poter disporre di un’infrastruttura distribuita geograficamente, con barriere all’ingresso molto basse, e collegata con reti ad altissime prestazioni. La distribuzione capillare è importante anche per la latenza, così come lo è la vicinanza ai punti di interscambio della rete Internet, per garantire una connettività di alta qualità che coinvolga il maggior numero possibile di provider.“

La sfida globale dei dati è appena iniziata.