Daspo a vita per reati sopra 5 anni, via libera al ddl anticorruzione

7 Settembre 2018, di Mariangela Tessa

Via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge contenente ‘misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione’, il Ddl anticorruzione, la cosiddetta “Legge Spazza Corrotti” messa a punto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e sostenuta soprattutto dal M5S.

Un provvedimento che contiene una serie di misure, già annunciate nei giorni scorsi, come l’impiego dell’agente sotto copertura (una figura sotto copertura che dovrebbe provocare un funzionario ad accettare una tangente, per poi incastrarlo) e il Daspo per i corrotti, cioè l’interdizione a vita dai pubblici uffici e un’esclusione dai contratti con la pubblica amministrazione. Ma anche novità come lo stop al finanziamento anonimo per partiti e fondazioni.

“Per essere credibili in Italia dobbiamo creare un ambiente, una regolazione di forte contrasto alla corruzione: questo è il primo di una serie di passaggi che dovranno restituire al nostro Paese competitività” ha commentato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte dopo l’approvazione del Ddl anticorruzione.

“Se una persona è condannata in via definitiva per corruzione (e 8 nuovi reati sono stati inseriti) non avrà più la possibilità di stipulare contratti con la Pubblica amministrazione. Per condanne fino a due anni, il Daspo può durare da 5 a 7 anni. Quando invece la condanna è superiore a 2 anni il Daspo è a vita, scritto nero su bianco. Il mio messaggio è che da ora in poi non se la cava più nessuno”, ha spiegato Bonafede durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi.

Una revoca del daspo dagli appalti potrà essere concessa in caso di riabilitazione, ma solo passati 12 anni dall’espiazione della pena. Un periodo di tempo a cui vanno aggiunti i tre anni previsti per ottenere la riabilitazione. E’ quello che prevede – a quanto si apprende – una delle principali modifiche introdotte nel ddl anticorruzione approvato dal Cdm. Se il soggetto è recidivo, i tempi aumentano, perché in quel caso servono 10 anni per chiedere la riabilitazione.

Alla votazione era assente il vice primo ministro e ministro dell’Interno Matteo Salvini; il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spiegato che «si è giustificato per l’assenza» e ai giornalisti che gli chiedevano se fosse un modo prendere le distanze dal ddl ha risposto, ironizzando, «Perché è a favore della corruzione?».