Daphne Caruana Galizia, la “Wikileaks solitaria”: un’autobomba del malaffare

17 Ottobre 2017, di Giovanni Falcone

Al netto delle manifestazioni di dolore e vicinanza per la morte violenta subita dalla giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, per avere semplicemente fatto il suo dovere denunciando, con nomi e cognomi, il malaffare fra “politica & affari”, la migliore risposta del mondo civile dovrebbe essere quella di alimentare e spingere le forze migliori del Paese del Mediterraneo alla legalità.

In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere

Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno”.

Sono frasi queste pronunciate da un grande magistrato, siciliano, nostro connazionale, barbaramente ucciso dalla criminalità organizzata nel maggio 1992 nella nota strage di Capaci: Giovanni Falcone.

Si muore perché si è soli e perché qualcuno non è riuscito a proteggerti.

L’unica difesa a mio avviso è la forza della legalità che in questi casi dovrebbe esplodere come una epidemia, facendo capire a queste menti criminali che hanno pianificato quest’azione violenta e vile nello stesso tempo, che aver ucciso una giornalista non paga, perché ce ne sono altre dieci, cento o mille che continueranno la lotta di “Daphne Caruana Galizia”.

Sempre Giovanni Falcone diceva: Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il proprio dovere

Basta che ognuno faccia il proprio dovere!

Onore ad una donna coraggiosa che ha fatto il suo dovere.

Nutriamo oggi la speranza che non possa essere l’unica.