D’Alema: “il Pd è in mano a gruppetto di arroganti”

11 Marzo 2016, di Alberto Battaglia

“Il Pd in mano a un gruppetto di persone arroganti e autoreferenziali”, così Massimo D’Alema ha infilzato la nuova classe dirigente del Partito Democratico sulle colonne del Corriere della Sera, in seguito ai pasticci delle primarie del comune di Napoli, sospettate di brogli. “Orfini e Guerini hanno detto a Bassolino che ha presentato il ricorso per i brogli alle primarie in ritardo? Siamo oltre l’arroganza. Siamo alla stupidità”, ha rincarato D’Alema, particolarmente offeso per il fatto che una fase così delicata per il Pd nessuno della vecchia guardia sia stato interpellato.

“Dei fondatori nel Pd non sanno che farsene. Ai capi del Pd non è passato per l’anticamera del cervello di consultarci una volta, in un momento così difficile. Io cosa dovrei fare? Cospargermi il capo di cenere e presentarmi al Nazareno in ginocchio a chiedere udienza a Guerini?”.

Il presidente del Consiglio aveva dichiarato di pensare all’Italia “che corre e non a quella che ricorre”, a commento del ricorso di Antonio Bassolino, danneggiato da brogli che hanno indirizzato alcuni voti nella direzione del candidato renziano per la corsa al comune di Napoli. Secondo D’Alema il tentativo di liquidare i presunti brogli e il ricorso di Bassolino sono, dunque, atti di arroganza.
“Hanno detto che il ricorso è respinto perché in ritardo? Siamo oltre l’arroganza. Siamo alla stupidità. Sta crescendo un enorme malessere alla sinistra del Pd che si traduce in astensionismo, disaffezione, nuove liste, nuovi gruppi. Nessuno può escludere che alla fine qualcuno riesca a trasformare questo malessere in un nuovo partito”. I metodi della nuova gerarchia del Pd sono addirittura “staliniani” secondo l’ex presidente del Consiglio.

L’addio alla tradizione “di sinistra” che ha caratterizzato sempre il partito dopo la conclusione dell’esperienza del Pci, per D’Alema, è già pienamente compiuto:

“Loro non vogliono tenere insieme il centrosinistra, vogliono sbarazzarsene. Mi fanno ridere quelli che lanciano l’allarme sul partito della Nazione; il partito della Nazione è già accaduto. Lo schema mi pare evidente: approfittare della crisi di Berlusconi per prenderne il posto. Ma è un’illusione. Verdini ha capito che se Renzi rompe con la sinistra va dritto verso la sconfitta, magari in un ballottaggio con l’M5S. Per questo è preoccupato. Una volta lacerato il centrosinistra non viene il partito della Nazione; viene il populista Grillo. O viene la destra. Perché il ceto politico berlusconiano che oggi si riunisce attorno a Renzi non gli porterà i voti di Berlusconi. La destra è confusa ma esiste, e una volta riorganizzata voterà per i suoi candidati.