Da Berlusconi ultima chiamata ad Alfano

1 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Non possiamo mandare tutto all’aria proprio adesso, dobbiamo restare uniti, una scissione non conviene a nessuno in questo momento. Basta con le polemiche interne, così non andiamo da nessuna parte e facciamo un favore ai signori della sinistra. Dopo una serie di incontri e contatti a palazzo Grazioli Silvio Berlusconi prova a ricompattare il Pdl, tenendo dentro Angelino Alfano e i suoi.

Il Cavaliere avrebbe chiesto al vicepremier di firmare il documento politico varato il 25 ottobre scorso, che sancisce il passaggio formale alla rinata Forza Italia.

Una sorta di ultima chiamata per il suo ‘delfino’, che il leader azzurro lega volutamente anche alla tenuta delle larghe intese, puntando i piedi sulla legge di stabilità. Senza dimenticare il caso decadenza che, assicura il Cav, è una partita ancora lontana dal fischio finale.

Io non voterò mai una manovra che penalizza famiglie e imprese e impone nuove tasse, sarebbe stato il monito del leader azzurro al governo fatto recapitare a Enrico Letta tramite il vicepremier in queste ore.

Berlusconi ha trascorso la giornata soprattutto con falchi e lealisti, che puntano ad accorciare i tempi del Consiglio nazionale e a stanare Alfano e i traditori. Poi vede i pontieri (come Altero Matteoli e Gianni Letta), più propensi a far rientrare il figliol prodigo a casa.

Al termine delle consultazioni, il Cav preferisce non affondare l’ultimo colpo contro i frondisti filogovernativi. E al termine di una lunga giornata di incontri, Berlusconi torna a ricevere Alfano in via del Plebiscito.

Pur essendo determinato ad accelerare i funerali del Pdl anticipando il Consiglio nazionale ai primi di novembre (tra il 9 e il 16), non vuole spaccare il partito, già lacerato da una guerra di nervi all’ultimo sangue. E decide di prendere tempo e frenare, almeno per ora, sulla data del Cn (che sarà definita la prossima settimana) per lanciare un appello all’unità del partito.

A fine serata, infatti, dopo aver appreso dai lealisti di avere i numeri per vincere una eventuale conta interna, Berlusconi si fa sentire con una nota: “Il documento politico votato all’unanimità dall’Ufficio di presidenza è già stato sottoscritto da una amplissima maggioranza dei componenti del nostro Cn. Mi auguro che, nell’interesse dell’unita’ del nostro movimento, si possa raggiungere un’ancora più ampia condivisione” e arrivare così a una “positiva conclusione” della “dialettica interna” che consenta una convocazione “in tempi brevi del Consiglio nazionale”.

“Tale auspicio di unità e di concordia del nostro movimento -sottolinea l’ex premier- ci viene chiesto con forza anche dai nostri militanti e dai nostri elettori, che più di tutti desiderano un centrodestra ‘unito’in grado di raggiungere la maggioranza nelle prossime elezioni e capace di dare risposte concrete alla grave crisi economica e sociale del nostro Paese”.

Le parole del Cav suonano alle orecchie dei filogovernativi come un last call prima dell’affondo finale. “Questa della firma è una mossa per farci venire allo scoperto, della serie o dentro o fuori”, dicono alcuni alfaniani a mezza bocca. La partita, dunque, per i futuri assetti del Pdl-Fi è ancora aperta. Gli innovatori non demordono e fanno sapere con un comunicato che possono contare su 22 senatori, più il governativo Gaetano Quagliariello, ricordando la lettera dei 23 firmata il 2 ottobre, giorno della conta per la fiducia al governo Letta. (Rainews)