Crollo ponte Morandi: “Colpa di privatizzazioni e austerity”

20 Agosto 2018, di Mariangela Tessa

“La tragedia del crollo del ponte autostradale di Genova è la dimostrazione del fallimento dei due assi prevalenti sui quali si sono articolate le scelte politiche italiane degli ultimi 20-30 anni: le privatizzazioni e l’Europa”.

La pensa cosí Domenico Moro, ricercatore Istat che in un’intervista al sito AbruzzoWeb spiega:

Integrazione europea e privatizzazioni sono due fattori strettamente legati tra di loro dalla concezione indiscutibile della superiorità del mercato autoregolato e del privato (in altre parole del capitalismo). Inoltre, le massicce privatizzazioni degli Anni 90 erano motivate dalla necessità di fare cassa per ridurre il debito pubblico e così poter entrare in una Europa, che vedeva e vede l’intervento statale come un aspetto negativo da ridurre il più possibile”.

“Non si capisce, quindi”, prosegue indignato Moro, “come si possano assolvere vent’anni di austerity e di neoliberismo europei ed esaltare una specie di placebo come il piano di investimenti Juncker. È molto tempo, dagli Anni 90, che in Italia è prioritario perseguire la disciplina di bilancio e privatizzare. Ciò ha provocato prima il blocco e poi la drastica riduzione degli investimenti fissi, che non può che condurre a un deterioramento delle infrastrutture. Solo per fare un esempio percepibile da tutti, lo stato delle strade in molte regioni e città, a partire da Roma, è giunto a condizioni di degrado insostenibile”.

Intanto, parte male la settimana per il titolo Atlantia, che venerdì aveva cercato di recuperare terreno (+5,7% alla chiusura) dopo i fortissimi cali seguiti al crollo del ponte Morandi di Genova, martedì scorso, gestito da Autostrade per l’Italia, controllata del gruppo che fa capo alla famiglia Benetton.

Oggi Atlantia, dopo non essere riuscita a fare prezzo in apertura, ha iniziato gli scambi con un ribasso del 9,57% a 17,41 euro per azione, poi ha ridotto leggermente le perdite e cede ora il 7,9% a 17,82 euro (il Ftse Mib, il listino di riferimento, non risente del nuovo scivolone e sale al momento dello 0,3%). Torna a scendere anche la capitalizzazione di mercato di Atlantia, pari a circa 14,7 miliardi di euro, contro i 16 circa della chiusura di venerdì e i 20,5 miliardi di lunedì, prima del crollo del viadotto.