Vendite a Wall Street: Dow -300 punti. Petrolio in caduta libera

11 Dicembre 2015, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Chiusura in profondo rosso per la Borsa Usa con il Dow Jones lascia sul terreno oltre 300 punti, l’176%, a quota 17.265. Male anche lo S&P 500 e il Nasdaq che lasciano sul terreno rispettivamente l’1,96% e il 2,2%.

L’andamento degli ultimi cinque giorni di scambi e’ stato dettato dallo scivolone del petrolio. Oggi ad aggiungere tensioni tra gli investitori e’ anche la crisi di liquidita’ che sta toccando il mercato dei bond ad alti rendimenti.

Non a caso l’investitore attivista Carl Icahn ha appena definito quel mercato come una “polveriera pronta a esplodere”. Il nervosismo nasce dal fatto che Third Avenue Management abbia deciso di non concedere piu’ riscatti per un fondo ad alto rendimento con un valore da 800 milioni di dollari: il gruppo non ha liquidita’ per rimborsare i clienti. E’ il segno di come gli investitori retail stiano ritirando il proprio denaro da fondi rischiosi al passo piu’ rapido da oltre un anno.

Per il sesto giorno di fila il petrolio a New York ha chiuso in ribasso, la striscia temporale piu’ lunga da marzo. Il contratto a gennaio al Nymex ha perso 1,14 dollari, il 3,1%, a quota 35,62 dollari al barile. La flessione settimanale e’ pari al 10,88%. Il sell-off e’ iniziato venerdi’ scorso, quando l’Opec ha deciso di lasciare invariata la produzione nonostante scorte globali in eccesso. Solo quelle negli Stati Uniti si trovano sui massimi di 80 anni.

Non ha aiutato la notizia di ieri secondo cui il cartello dei Paesi produttori ha registrato una produzione a novembre sui massimi di tre anni. Il trend non e’ aiutato da un dollaro forte ne’ da un autunno particolarmente mite. Gli investitori temono che il fondo del barile non sia stato ancora toccato visto che il Brent e’ vicino ai minimi della vigilia di Natale del 2008.

Oggi l’Agenzia internazionale dell’energia ha rincarato la dose mettendo in guardia sul rischio di un peggioramento della situazione l’anno venturo per quanto riguarda le scorte mondiali. Secondo l’agenzia, la crescita della domanda mondiale nel 2016 rallentera’ a 1,2 milioni di barili al giorno dopo essere arrivata a 1,8 milioni quest’anno.

Sul mercato valutario, l’ euro  è in lieve rialzo e torna ad avvicinarsi a quota $1,10, mentre il rapporto usd/yen è in calo -0,12% a JPY 121,42.

Il quadro macroeconomico odierno non basta a sostenere i listini. Fari puntati sulle vendite al dettaglio di novembre, salite a livello ‘core’ dello 0,2% rispetto a ottobre: si tratta dell’incremento maggiore dallo scorso luglio ma è comunque inferiore alle stime degli analisti per un +0,3%. I bassi prezzi del carburante hanno tenuto a freno il dato con le vendite nelle stazioni di benzina in ribasso dello 0,8% su base mensile e del 19,9% su base annuale. Le vendite escluse auto, carburanti, materiali di costruzione e cibo sono invece cresciute del +0,6%, superando brillantemente le previsioni.

I dati tuttavia non sono così ottimisti come si potrebbe pensare a prima vista, secondo Chris Williamson, chief economist di Markit. “Il trend di sottofondo si sta indebolendo, il che conferma l’idea che le spese non stiano crescendo al ritmo sperato e che dunque la Fed dovrà stare attenta al tempismo con cui imporrà strette monetarie in futuro. Il ritmo del ciclo di riazli dei tassi dovrà essere graduale”.

I prezzi alla produzione il mese scorso sono saliti mensilmente per la prima volta da luglio: c’e’ stato un +0,3% (maggiore rialzo da giugno), tanto quanto la componente core. Le attese erano rispettivamente per un dato invariato e per un +0,1%. Su base annuale i prezzi alla produzione sono in calo dell’1,1%, decimo declino annuale di fila. Quelli core sono in rialzo dello 0,5%. Ci sono tuttavia scarsi segni di pressioni inflative.

La settimana cruciale per Wall Street sarà la prossima quando, al termine di una riunione prevista per il 15-16 dicembre, la Fed  molto probabilmente annuncerà il primo rialzo dei tassi in quasi 10 anni.

DuPont nel mirino delle vendite (-5%) il colosso dell’agrichimica ha annunciato con Dow Chemical un merger avente un valore di 130 miliardi di dollari. In base ai termini dell’accordo, gli azionisti di Dow riceveranno un’azione DowDuPont per ogni titolo posseduto. Gli azionisti di DuPont riceveranno 1,282 titoli DowDuPont per ogni titolo posseduto. Si tratta di una fusione tra eguali, ovvero gli azionisti dei due gruppi riceveranno il 50% a testa dei titoli della nuova entità. L’aggregazione genererà sinergie per circa 3 miliardi di dollari. Il closing dell’operazione è previsto nella seconda metà dell’anno prossimo.