Crisi: mai tanti fallimenti in Svizzera

2 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

A causa della crisi finanziaria ed economica nel primo semestre vi è stato un numero record di fallimenti societari in Svizzera: le imprese che hanno dovuto chiudere i battenti sono state 3137, che equivale al 26,2% in più rispetto alla prima metà dell’anno scorso. Lo rileva l’agenzia di informazioni economiche Creditreform in una nota diffusa oggi. In Ticino si è passati da 226 fallimenti societari a 246 (+8,8%). Per quanto riguarda le nuove iscrizioni, a livello svizzero sono aumentate del 9,2% (da 17’172 a 18’757), mentre in Ticino del 7% (1’037 – 1’110).

La cifra nazionale rappresenta già il 60% dei procedimenti aperti nell’intero 2009, rileva l’agenzia di informazioni economiche Creditreform in una nota diffusa oggi. L’incremento è dovuto anche alle nuove disposizioni del Codice delle obbligazioni. Senza tener conto di questo fattore la progressione è del 18,4%.

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Intanto il franco svizzero segna un nuovo record sulla moneta unica europea toccando a quota 1,3381 per euro. Bloomberg riporta oggi che “il franco e’ gia’ caro, e sopra 1.30 diventera’ un problema molto serio”, secondo David Kohl, deputy chief economist di Julius Baer Holding AG a Francoforte. “Aspetteranno (gli svizzeri) il momento giusto per punire gli speculatori – dice Kohl – e’ solo una questione di tempo, l’apprezzamento e’ semplicemnte troppo veloce”.

“Il rafforzamento del franco non finora ha impedito comunque la progressione delle esportazioni elvetiche, secondo Jean-Pierre Danthine, membro della direzione della Banca nazionale svizzera (BNS). Un risultato dovuto non solo alla BNS, ma anche a «politiche fiscali adeguate, e ad una notevole capacità di adattarsi delle imprese», afferma il numero tre della BNS. Per contrastare la forza del franco la Banca nazionale ha acquistato euro negli ultimi mesi.

A trainare l’euro al ribasso, spiegano gli analisti di mercato, è stata la decisione dei capi di governo, riunitisi a Toronto per il G20, di posticipare ulteriori tagli ai bilanci dei Paesi di Eurolandia fino a quando non è partita una ripresa economica sostenibile. I Grandi della Terra hanno deciso nello specifico di sostenere la crescita economica mondiale, puntando a dimezzare i deficit entro il 2013, stabilizzare il trend di riduzione dei debiti pubblici entro il 2016 e varare exit-strategy dalle misure di stimolo in base alle esigenze dei singoli Paesi.