Crisi emergenti mette sotto stress grandi fondi come Aberdeen

30 Novembre 2015, di Alberto Battaglia

NEW YORK (WSI) – Aberdeen ha diffuso i suoi risultati al 30 settembre 2015, dai quali emerge una perdita netta di fondi per il decimo trimestre consecutivo pari a circa 18 milioni di euro, che arrivano a oltre 48 milioni nell’ultimo anno fiscale. Oggi le azioni del fondo, quotate a Londra, sono in perdita per oltre il 4%.  Aberdeen, tradizionalmente molto attivo sui mercati emergenti, sta evidentemente pagando a caro prezzo le paure e la sfiducia sulle loro prospettive di crescita.

Un nota del presidente della Aberdeen, Roger Cornick, ha provato a calmare le acque:

“L’Asia e i mercati emergenti stanno attraversando una fase di correzione ciclica. Tradizionalmente queste sono aree di significativa forza per Aberdeen, ma abbiamo sperimentato deflussi di risorse da alcuni investitori che hanno deciso l’allocazione dei propri asset sulla base delle loro prospettive sulla macroeconomia di quei mercati”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Ceo di Aberdeen, Martin Gilbert, per il quale l’investitore paziente vede ancora un’attrattiva “irresistibile” sul lungo termine nei paesi ad alta crescita. Ma il rischio maggiore è, secondo Gilbert, che la mancanza di acquirenti provochi una crisi nel settore dei Bond societari da 10 mila miliardi di dollari.

Detto questo, il rallentamento cinese e l’elevato indebitamento di molte economie emergenti lascia spazio a notevoli dubbi. Hsbc ha definito questa situazione un “mix tossico” di bassa crescita e alto debito; Goldman Sachs invece ha soprannominato questo cocktail come la “terza ondata” della crisi finanziaria. Innescata, questa volta, dalla Cina.