Crisi banche italiane spiegata in un grafico “croce della morte”

14 Luglio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Molti lettori si sono chiesti e ci hanno chiesto come il settore bancario italiano sia potuto finire in un simile caos. In fondo, si chiedono anche i giornalisti di tutto il mondo, persino in Danimarca, l’Italia non ha sperimentato lo scoppio di una bolla del mercato immobiliare come per esempio in Spagna e negli Stati Uniti.

La causa principale fra tante ragioni adducibili, come spiega Lars Christensen del blog Market Monetarist, è un Pil nominale troppo debole e troppo a lungo. Come ha ricordato anche il Fondo Monetario Internazionale in uno studio pubblicato di recente sulla terza economia dell’area euro, è da un paio di decenni che l’attività economica è stagnante in Italia.

Ma come si vede bene nella “croce della morte” disegnata nel grafico qui sotto riportato, i problemi veri e propri sono iniziati nel 2008. Da cui si capisce che per risolvere la crisi delle banche piuttosto che ricapitalizzare gli istituti di credito e cedere le sofferenze bancarie, sarebbe più utile in un’ottica a lungo termine dare stabilità alle capacità di ripresa economica dei paesi dell’area euro.

Un modo per ottenere questo, potrebbe essere quello di spingere la Bce a varare misure aggressive per stimolare una crescita nominale media del 4% del Pil nell’area della moneta unica. Il problema è che economicamente l’area non è uniforme. Si divide in una parte virtuosa a nord e una indebitata a sud, per cui le politiche monetarie sono troppo severe per l’Italia in confronto alle sue vere potenzialità economiche.

La domanda da farsi allora è: riportare sui giusti binari la domanda nominale nell’area euro è sufficiente a garantire una crescita del Pil nei paesi del Sud dell’Eurozona tale da evitare crisi del settore bancario e crisi del debito sovrano in futuro? “Sfortunatamente la storia degli ultimi otto anni ci insegna  che non ci sono validi motivi per essere ottimisti”. 

“Come conseguenza dei problemi strutturali dell’Italia, la Roma dovrebbe avere in teoria una valuta più debole, invece siccome fa parte dell’area euro le condizioni monetaria che ottiene il paese sono troppo rigide rispetto alla crescita economica e il risultato è che dal 2008 il Pil nominale è sceso nettamente sotto i livelli pre crisi”.

Insomma, se dal 2008 il Pil nominale non fosse stato così deludente all’interno della struttura dell’Eurozona e negli ultimi anni di governo Berlusconi, Monti e infine Letta-Renzi – complice anche la crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti allora – non saremmo qui a parlare di una crisi del settore bancario italiano e dell’ammasso di crediti deteriorati in portafoglio.

Fonte: The Market Monetarist