Crisi banche irrisolta, nulla di fatto dopo vertice

7 Aprile 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Si e’ concluso con un nulla di fatto il vertice delle maggiori banche italiane, che si e’ tenuto due giorni fa a palazzo Chigi, per tentare di trovare una soluzione alla tempesta che sta attraversando il settore.

“Finora non c’e’ stata nessuna comunicazione” si legge in un articolo pubblicato sull’Irish Times, in cui viene ricordato che alla base del problema ci sono i crediti inesegibili, stimati intorno ai 360 miliardi di euro. Si tratta di una cifra enorme che, in termini relativi, non trova eguali in nessun altro paese in Eurolandia.

Questa situazione di stallo “impedisce l’emissione di nuovi prestiti che, a loro volta, promuoverebbero la crescita economica”, continua l’articolo, mettendo in evidenza che, allo stato attuale, al problema non c’e’ “una soluzione facile”.

“Governi di altri paesi, come l’Irlanda – ricorda il giornalista –  che si sono trovati a gestire con prestiti in sofferenza sulla scia della crisi finanziaria, hanno creato bad bank, dietro le quali c’era lo stato, a cui sono stati ceduti i debiti piu’ difficili da recuperare. Tale soluzione ha così permesso alle banche di continuare a concedere prestiti”.

E in Italia? ” Qui la crisi – si legge ancora – la crisi non e’ stata così profonda, motivo per cui non sono state create bad bank. Da allora, tuttavia, l’economia italiana ha dovuto far fronte a una situazione economica sempre piu’ profonda, che ha spinto in alto i prestiti, in assenza di ulteriori aiuti di Stato per il settore bancario”.

Va ricordato che in Irlanda, il sistema bancario fu colpito violentemente dalla crisi finanziaria del 2008, a causa di massicci investimenti nel settore immobiliare. Ancora nel 2014 i crediti in sofferenza costituivano in Irlanda il 32% del totale dei prestiti e avevano un valore complessivo pari 40% del Pil del paese.

Tra le misure messe in campo da Dublino per salvare il sistema bancario caricando i costi su bilanci pubblici e contribuenti, ci fu anche la creazione di una bad bank pubblica chiamata National Asset Management Agency (NAMA) in cui far confluire crediti dubbi delle sei principali banche del Paese per un valore complessivo di quasi 90 miliardi di euro.

Nel 2009 però Eurostat specificò che i conti di bad bank con partecipazioni pubbliche superiori al 51% avrebbero dovuto essere completamente integrati nei conti statali. A quel punto l’Irlanda decise di modificare il meccanismo, creando una società separata per acquistare i crediti dubbi in cui le banche private avevano una partecipazione del 51 per cento.

 

Fonte: Irish Times