CRISI AL GIRO DI BOA, PER LE VEDOVE SCOZZESI

27 Luglio 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – «Le notizie buone sono almeno due – esordisce Richard Dingwall Smith capo economista di Scottish Widows Investment Partnership (Swip), le mitiche Vedove Scozzesi – La prima è che i bottom di questa crisi li dovremmo toccare in estate, da quel punto divers cose dovrebbe migliorare, in particolare l’attività economica, la politica del credito e il sentiment delle imprese e dei consumatori».

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Ci dica la seconda, Mr. Dingwall Smith?

Si tratta dello spettro della temuta e paventata fase deflazionistica. A mio avviso dovrebbe ormai essere esorcizzata. È vero che in molti Paesi il livello di inflazione negli ultimi mesi è stato negativo, ma è un problema da inquadrare bene. Mi spiego: nel 2008 i prezzi dei beni alimentari e i costi energetici, con il petrolio a 140 dollari al barile, sono saliti alle stelle, quindi la variazione a un anno risulta decisamente penalizzante. In realtà occorre guardare un po’ più in là del presente.

E cosa si vede?

Si osserva che non ci sono rischi di deflazione ma nemmeno si scorgono pericoli di pressioni inflazionistiche, almeno per ora. Negli Stati Uniti ci aspettiamo una crescita dei prezzi al consumo dell’1,1% il prossimo anno e dell’1,6% quello successivo; valori che, se depurati della parte energia e alimentari, scendono rispettivamente allo 0,8 e all’1,1 per cento. Ma anche nell’Eurozona, dove in genere si concentrano i Paesi con tassi di inflazione storicamente più elevati, l’inflazione dovrebbe attestarsi all’1,1% nel 2010 e all’1,6% l’anno dopo.

E per ciò che riguarda la crescita dell’economia Usa?

I consumi hanno sempre rappresentato una parte essenziale del Pil degli Stati Uniti, ma fin verso la metà 2010 contribuiranno alla crescita in misura ridotta. Inoltre il tasso di risparmio privato, che fino a due anni fa era praticamente nullo, è arrivato ormai oltre il 4% e salirà ancora, mentre è in calo la ricchezza netta. Tre componenti che quindi non apporteranno il loro solito contributo all’economia.

In Eurolandia, inflazione bassa, ma anche crescita minima…

Sembra proprio di sì. La recessione ha colpito duro in Europa. Secondo i nostri conti il terzo trimestre dell’anno l’Eurozona farà segnare ancora un -0,2% mentre solo dal successivo dovremmo registrare il primo segno più in termini di aumento del Prodotto interno lordo. Nel complesso il 2009 dovrebbe chiudere con un calo dell’1,4% del Pil e andare al +0,5% l’anno prossimo. Del resto la produzione industriale rimane molto debole: in aprile la discesa è stata del 21% rispetto all’anno scorso. Tuttavia anche in quest’area vi sono segnali di ripresa, dai sondaggi della Bce all’Ifo tedesco alle survey delle piccole e medie imprese.

Che dire invece del grande malato del mondo, il Giappone?

Rimane sempre una grande incognita. Molti indicatori economici segnalano miglioramento, ma rimangono su livelli molto contenuti. A maggio esportazioni e importazioni hanno fatto segnare entrambe un calo di oltre il 40% sull’anno prima, mentre la produzione industriale si è contratta del 30%. In tutto questo la pressione al ribasso sui prezzi prosegue e ufficialmente siamo a inflazione nulla, ma tornerà a essere negativa già nei prossimi mesi. In tutto questo, l’unica sicurezza è quella sui tassi di interesse: rimarranno vicino allo zero, ancora per i prossimi 18 mesi almeno.

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