Crisi 2008 mai finita: investitori temono terza ondata

1 Dicembre 2015, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Gli investitori sono terrorizzati dall’arrivo della terza ondata della crisi finanziaria che è iniziata nel 2008 e che non si è mai conclusa.  La prova viene dalla pubblicazione dei risultati di Aberdeen Asset Management. Dal bilancio della società di gestione scambiata sull’indice Ftse 100 della Borsa di Londra, emerge che gli investitori temono soprattutto l’eventualità di crash in Asia e nei mercati emergenti.

Basti pensare che gli asset gestiti dal colosso sono scesi nel terzo trimestre di quasi -10% a 283,7 miliardi di sterline, “riflettendo il sentiment negativo verso i mercati emergenti”, come ha reso noto la stessa società.  Aberdeen è stata colpita di fatto da continue richieste di riscatto dai clienti che, solo quest’anno, hanno ritirato la somma astronomica di 33,9 miliardi di sterline, preoccupati proprio di quella terza ondata di crisi finanziaria di cui, in particolare, ha parlato Goldman Sachs.

Ma non è solo un problema di Aberdeen, colpita dal decimo trimestre consecutivo di flussi netti in uscita. La società ha riferito infatti che per l’intero business dell’azionario, gli ultimi tre mesi dell’anno si sono confermati “il peggior trimestre di flussi in uscita da questa classe di asset dalla crisi finanziaria globale”, e in tutto il settore finanziario.

Detto questo, Aberdeen rimane bullish sull’Asia, nonostante il rallentamento, che definisce una “correzione ciclica”. Così si è espresso l’amministratore delegato Martin Gilbert:

“Sebbene riteniamo che l’attuale debolezza possa proseguire ancora per un po’, l’appetibilità fondamentale di lungo periodo di investire in queste economie ad alto tasso di crescita rimane convincente per gli investitori pazienti”.

Un altro fondo che accumula posizioni cash

La stessa società si sta comunque tutelando, diversificando il proprio business, accumulando posizioni cash al fine di rafforzare il proprio bilancio e tagliando i costi.

Recentemente, HSBC si è riferita ai mercati emergenti facendo riferimento al “mix tossico” tra tassi di crescita inferiori ed elevati livelli dei debiti. E la stessa Goldman Sachs, riferendosi alla terza ondata della crisi dei mutui subprime del 2008 ha fatto riferimento proprio alla situazione che stanno vivendo gli emergenti.

A suo avviso, la prima ondata è stata scatenata dalla crisi Usa dei mutui subprime, e la seconda dalla crisi dei debiti sovrani in Eurozona. Se si considera che il mondo ha accumulato debito -anche escludendo debiti detenuti dal settore finanziario, per una quantità superiore ai 50 mila miliardi di dollari e che molto di questo debito è nelle mani degli emergenti, si comprende quello che afferma Goldman, ovvero che:

“Gli elevati livelli di rischi legati al debito” potrebbero portare i paesi a un “crollo che minaccerebbe la crescita globale“.