Criminalità e PA: sciolto per camorra il Comune che chiude un occhio sulle aziende dei clan

22 Giugno 2017, di Giovanni Falcone

Normalmente l’Ente locale e per esso i Vigili Urbani, hanno difficoltà a gestire i rapporti con persone chiacchierate sul territorio, per gli innegabili rischi, in qualche caso anche di carattere personale cui potrebbero esporsi.

La legalità è e deve sempre più essere un esercizio di buon senso e correttezza della gestione della cosa pubblica.

Dobbiamo cominciare tutti a capire che il “pubblico, rappresenta il privato di ognuno di noi” e pertanto deve essere rispettato almeno alla stessa stregua di quello che facciamo nel nostro ambito.

In tal senso, per rimanere alla cronaca, voglio ricordare lo scioglimento “per camorra” di San Giuseppe Vesuviano della provincia di Napoli di qualche anno addietro.

E’stato giusto, si disse,  commissariare il Comune per camorra quando ci sono fondati sospetti che la Giunta chiuda un occhio sulle certificazioni antimafia delle aziende riconducibili ai clan in settori strategici per l’attività dell’ente come raccolta dei rifiuti, lotta agli abusi edilizi e licenze commerciali.

Sbaglia il Tar Campania ad annullare lo scioglimento del Consiglio comunale per insufficienza degli indizi laddove emergono invece episodi inquietanti: i vigili urbani restituiscono il motorino sequestrato alla proprietaria che aveva chiesto l’intervento di un boss della zona. Insomma: ha fatto bene il Governo, poco più di un anno fa, a mandare a casa l’organo consiliare e la giunta di San Giuseppe Vesuviano, paesone del Napoletano. È quanto emerge dalla sentenza n. 227/11 della sesta sezione del Consiglio di Stato.
Rovesciato il verdetto emesso dalla prima sezione del Tar Campania secondo cui nell’istruttoria condotta dalla prefettura di Napoli non ricorrerebbero elementi sufficienti a far scattare lo scioglimento del Comune in base all’articolo 143 del Testo unico degli enti locali (D.lgs. 267/00).

La gestione del governo locale appare quanto meno opaca: le imprese che lavorano con il Comune o che ottengono autorizzazioni sono molto chiacchierate e viene fuori che non hanno tutte le carte in regola per collaborare con la pubblica amministrazione. E se la Giunta non ha il coraggio o la forza di opporsi agli abusi edilizi riconducibili alle “famiglie” locali, sullo sfondo si profila l’ipotesi di un sostegno elettorale dei clan ai vertici dell’amministrazione locale.

Nel frattempo al Tribunale partenopeo pende un procedimento penale contro boss che sono accusati di voler condizionare l’amministrazione vesuviana, fra intimidazioni e presunte cointeressenze. Ce n’è d’avanzo – spiegano i giudici di Palazzo Spada – per far scattare il commissariamento: la giurisprudenza amministrativa conferma la legittimità dello scioglimento del Consiglio comunale quando gli organi dell’ente, pur non concorrendo volontariamente, subiscano l’infiltrazione mafiosa senza opporsi. Legittimo, dunque, affidare la gestione a una commissione straordinaria se, come prevede il Tuel, risulta contaminato il procedimento di formazione della volontà di organi elettivi e amministrativi, con il rischio di compromettere il buon andamento della pubblica amministrazione.

Ecco, il buon andamento e l’interesse anche economico della Pubblica amministrazione, non dimenticando che il “pubblico deve rappresentare il privato di tutti”.