Crescita globale: 3 rischi in 3 regioni

20 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Tre rischi, in altrettante regioni. E in entrambe i casi la loro portata non e’ affatto da sottovalutare. E’ questo il monito che arriva dagli analisti di Barclays Wealth riferendosi a Stati Uniti, Europa e Asia.

Nel primo caso, si teme una spesa da parte dei consumatori che costantemente fallisce nei tentativi di ripresa. Nel secondo, si annida lo spettro del collasso dell’unione monetaria mentre in Oriente e’ l’inflazione a costituire il problema principale.

Queste tre preoccupazioni scaturiscono e trovano conferma in molti indicatori in ogni singola area geografica. Negli Usa la parsimonia dimostrata dalle persone nel darsi allo shopping si unisce a una politica monetaria che potrebbe restare a maglie larghe ancora per un bel po’. Nel Vecchio Continente, quasi tutti i governi hanno annunciato misure fiscali improntate all’austerita’. In Asia, le economie emergenti si stanno espandendo a un passo piu’ veloce del previsto, sebbene i rischi inflativi siano la realta’.

Il capo economista di Barclays Wealth, Michael Dicks, spiega cosi’ il quadro in cui ci troviamo: “il primo grande nodo che l’economia globale deve sciogliere e’ rappresentato dalla riluttanza dei consumatori americani a spendere, complice il fatto che il reddito disponibile e’ ben al di sotto della media riscontrabile generalmente in fasi del ciclo economico come l’attuale”. Per l’esperto, l’outlook e’ preoccupante: la ripresa potrebbe tentennare o addirittura terminare nel 2011.

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Il secondo fronte di preoccupazione riguarda la tenuta o meno dell’Unione Monetaria Europea, e “i drastici tagli fiscali non necessariamente sono d’aiuto”, ha specificato Dicks, visto che potrebbo determinare “un ulteriore declino del Pil”. Questo significa che, secondo l’economista, l’Unione Monetaria potrebbe cambiare forma o persino sfaldarsi completamente.

Dicks guarda in particolare alla Germania e al modo in cui ha “accelerato nel gestire per proprio conto il suo deficit di bilancio”. L’effetto, si legge nell’analisi di Barclays Wealth, e’ stato di spingere all’insu’ le aspettive su quanto anche gli altri paesi mebri dell’Eurozona avrebbero dovuto fare”. Il broker ha tagliato le stime di crescita di Eurolandia per il 2011 all’1%.

Infine l’Asia. Qui e’ il galoppare del costo della vita a far piu’ paura. La capacita’ di espansione della regione a un ritmo potenzialmente sostenuto potrebbe esser condizionata negativamente dall’inflazione. L’ufficio studi suggerisce che quella cinese e’ particolarmente sensibile all’andamento delle esportazioni. Se queste superano le importazioni, come accade attualmente, i prezzi al consumo aumentano di vari punti percentuali. La Cina e altre economie dell’area difficilmente sapranno metterci un freno. Se davvero sara’ cosi’, conclude Dicks, i mercati continueranno a temere una crescita rapida ma difficilmente sostenibile.