Cresce l’avversione al dollaro

6 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Chi vuole acquistare USD? Basandoci su quanto visto fino a venerdì scorso, nessuno. Il report sui NFP non è uscito così negativo come il mercato aveva previsto. Un netto di 54k lavori sono stati persi nel mese di agosto, approssimativamente il 50% in meno rispetto a quanto atteso dagli economisti. Si aspettava una perdita di 105k posti lavoro, e quindi il dato uscito è stato sorprendente, unitamente alla revisione in positivo degli NFP di luglio (-54k al posto di -131k).

Dunque il dollaro ha spiccato il volo ma ha perso altrettanto rapidamente quota dopo l’ISM non-manifatturiero. L’inversione non è stata sorprendente, perché il mercato è molto sensibile a dati USA negativi; la cosa interessante è che l’unica attività finanziaria a invertire la rotta dopo l’ISM è stato proprio l’USD.

Il dollaro ha perso tutto il terreno conquistato contro Jpy, Euro, Gbp e le commodity currency. L’azionario e l’obbligazionario invece “se ne sono sbattuti”: azionario su, rendimenti su. Dati i rialzi nei corsi azionari, capiamo il rally nell’EurUsd e nel Cable ma le discese di UsdJpy mostrano lo scetticismo presente nel mercato, per quanto concerne il settore occupazionale USA.

Anche se i NFP erano positivi per il USD, la discrepanza tra NFP e ISM è un campanello d’allarme. Secondo gli analisti, l’ISM non-manifatturiero ha un forte potere predittivo per i NFP successivi e quindi potremmo aspettarci un ulteriore peggioramento nel mercato lavorativo USA.

L’ISM non-manifatturiero è sceso da 54,3 a 51,5 – un passo dal livello di “recessione” a 50. In effetti il tasso di disoccupazione è salito al 9,6%. In ogni caso, il dato attualmente pubblicato mostra un miglioramento che speriamo sia sostenibile, e forse settembre sarà un mese proficuo per FX e azionario.

Oggi è Labour Day negli USA ed in Canada ma il mercato FX rimane aperto per gli scambi – che saranno quindi molto parchi. L’unico market mover USA degno di nota questa settimana è la Bilancia dei Pagamenti; per il resto, il mercato osserverà con attenzione le decisioni delle banche centrali.

Passando dagli USA all’area euro, pare che ci sia una reale ripresa del settore dei servizi che si scontra amaramente con il calo di attività manifatturiera. Nonostante questo, l’euro avanza e siamo a ridosso di 1,2900. La forza dell’euro può certamente essere attribuita in parte ai commenti positivi.

Passando dagli USA all’area euro, pare che ci sia una reale ripresa del settore dei servizi che si scontra amaramente con il calo di attività manifatturiera. Nonostante questo, l’euro avanza e siamo a ridosso di 1,2900.

La forza dell’euro può certamente essere attribuita in parte ai commenti positivi degli esponenti della BCE, che addirittura alludono anche ad una qualche pressione inflattiva derivante dal paniere energetico (anche se sappiamo che l’inflazione importata non è certamente ottimale).

Anche la sterlina continua la sua ascesa nonostante la debolezza dei suoi fondamentali. Questa settimana la sterlina gode di diversi dati fondamentali che i trader osserveranno e che potrebbero quindi comportare ribassi se i dati proseguiranno la scia negativa.

Diamo uno sguardo anche al combattuto paese del Sol Levante: dopo i pettegolezzi della settimana passata, il focus continua ad essere incentrato sulle prossime elezioni. Unitamente a questo, vi sono commenti circa un mutamento nella policy della BoJ che potrebbe privare la banca centrale della sua indipendenza. Tutto questo perché l’ultimo tentativo della BoJ di indebolire lo Yen è stato un colpo a vuoto e l’economia nipponica (o piuttosto i politici nipponici amanti del’efficacia, dell’efficienza e della disciplina) necessita di un sostegno notevole; se davvero Ozawa vincesse le elezioni e rimpiazzasse Kan, il UsdJpy potrebbe davvero prendere quota.

Passiamo alla consueta sezione di analisi tecnica cominciando dall’eurodollaro.

Il quadro tecnico indica chiaramente la volontà dell’euro di provare a rompere a rialzo 1.2900, nel qual caso ci troveremmo con 1.2920 come ultimo baluardo prima dell’obiettivo tecnico 1.3200. Il livello di supporto a questo movimento è da individuarsi in 1.2850 nel breve.

Il dollaro yen, dopo i forti movimenti dopo l’uscita dei payrolls, che hanno dato molta volatilità al cambio facendolo balzare a 85.20, per poi vederlo riscendere velocemente di una figura esatta, si trova ora in un range molto stretto, di soltanto una trentina di punti.

I livelli da tenere sott’occhio risultano essere, a nostro parere 84.65 come area di resistenza e 84 figura come punto di supporto. I possibili obiettivi, in caso di rottura di uno dei due possono essere individuati rispettivamente in 85.15 e in 83.60, minimo degli ultimi 15 anni, visto il 24 agosto scorso.

Il cable si mantiene all’interno del range determinato da 1.5350 e 1.5490. Fino a quando ci manterremo allìinterno di questi livelli è molto utile affidarsi agli oscillatori che potrebbero dare buone indicazioni sui livelli di ipercomprato e ipervenduto, in grado di suggerire inversioni che ci permetterebbero di vendere su ogni rialzo e di acquistare su ogni ribasso. Nel momento in cui scriviamo ci troviamo molto vicini al confine superiore del range indicato ed in caso di rottura, il cambio potrebbe accelerare fino a un primo obiettivo di 1.55 ¾.

L’EurJpy ha mostrato lo stesso comportamento del UsdJpy dopo i dati di venerdì ed ora si trova, come il cugino, in un range molto stretto individuabile in 108.40/108.90. Da tenere presente che il livello di 108.60, buona area di resistenza di settimana scorsa è stato rotto e dunque l’area tra 108.40 e 108.60 potrebbe risultare un buon supporto per un potenziale movimento rialzista dell’euro: in tal caso, 109.50 l’obiettivo.

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